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IL MEDICO WU: VACANZE CINESI
PER 'IMPARARE' LA LENTEZZA

IL MEDICO WU: VACANZE CINESI <br />PER  IMPARARE  LA LENTEZZA


di Emma Lupano

Twitter@Lupemma



Milano, 05 mar. - Qualcuno è partito per le spiagge, per Phuket e dintorni. Qualcuno si è spostato nel sud della Cina, per allontanarsi dal freddo e dall’inquinamento che affligge il nord. Ma la maggior parte dei cinesi, o almeno di quelle centinaia di milioni che vivono e lavorano lontano dal luogo in cui sono nati e cresciuti, per la festa di primavera che sta per finire hanno fatto ritorno, come da tradizione, alla famiglia d’origine. In ogni caso, tutti o quasi si sono potuti fermare. E godere, per qualche giorno o qualche ora almeno, dei propri affetti, di un po’ di quiete e di una vita un po’ più lenta. E sui benefici – non tanto fisici quanto mentali - di questa rara lentezza parla Wu Shuai, medico e commentatore, in un articolo pubblicato sul Xin Jing Bao il 19 febbraio.

 

Il commento è un vero e proprio elogio del rallentamento: un ritmo di vita placido che, secondo Wu, i cinesi non riescono ad assaporare mai, se non appunto durante la festività più importante dell’anno. “Camminavo per strada ieri e ho visto che molti negozi avevano esposto l'annuncio ‘chiusi per le vacanze di primavera’: l'intera Cina è finalmente entrata in uno stato di riposo. Ogni anno, solo quando arriva questo momento appare un'espressione rilassata e felice sui volti e nei sorrisi delle persone”. Affidandosi a una similitudine sportiva, Wu rileva che il resto dell’anno “è come se tutti procedessimo con una velocità da gara, praticando uno sport che sottopone il nostro cuore a un continuo stress. In questi giorni invece è come se stessimo praticando il taiji quan, permettendo alla nostra vita di entrare in un tipo di percorso dal ritmo rallentato. Poiché siamo più lenti, cominciamo a osservare e sperimentare l'esistenza con maggiore attenzione, e l'affetto e l'amore scorrono inevitabilmente nei nostri cuori”.

 

Secondo Wu, è in questo momento che le persone si rendono conto davvero del tempo che passa, come se prima, il resto dell’anno, tutti fossero troppo impegnati a correre a perdifiato. “Gli anziani invecchiano, assomigliando sempre di più a bambini, perché hanno bisogno sempre di più di cure. I bambini crescono, cominciando gradualmente a diventare se stessi, e cominciamo a non capirli più. Anche il partner, che un tempo era nel pieno della giovinezza, comincia ad avere qualche capello bianco”. Chi riesce a tornare nel proprio luogo di origine ritrova la dolcezza di casa, di legami veri e profondi che altrove magari è difficile ricreare. “Rientri in una dimensione a te familiare: conosci bene il passato e ti interessa il presente dei tuoi vicini di casa, dei tuoi amici e dei tuoi parenti, e sembra che lo stesso valga per loro. Tra di voi potete scherzare senza tabù, potete parlare liberamente di tutto: dalle questioni personali a quelle nazionali, da quelle minute a quelle grandi”.

 

In questo ambiente, in questa dimensione in cui tutto sembra più intimo e vero, chi è stato lontano per un anno, sopraffatto dagli impegni di lavoro, può però essere assalito dai sensi di colpa: “Siamo pieni di rimorsi nei confronti dei nostri affetti, perché le nostre corse quotidiane hanno rapito la nostra attenzione, facendo sì che non notassimo più le persone veramente importanti. Siamo pieni di rimorsi anche nei nostri confronti, perché per competere con gli altri non ci siamo coltivati per diventare il meglio di noi stessi, ma abbiamo soffocato la nostra individualità e i nostri talenti per diventare come gli altri”.Addirittura, continua Wu, si viene assaliti dai rimorsi “nei confronti del mondo, perché l'umanità ha inventato questa cosa che si chiama lavoro principalmente per condividere le incombenze e aiutarsi a vicenda, per liberare le nostre vite, per permetterci di avere più tempo ed energie per realizzarci, dispiegando i nostri talenti e la nostra natura per creare qualcosa. Ma troppe persone lo vivono in modo negativo, diventando schiave del lavoro e della competizione”.Ecco perché per il medico la lentezza diventa un valore da riscoprire. Un valore che non solo “permette di osservare e sperimentare in modo più attento la vita più autentica”, ma che inoltre evita che la società sia “permeata di persone identiche e superficiali, che non hanno uno spirito individuale”, perché non hanno il tempo di fermare a riflettersi su chi sono o vogliono essere.

 

Wu sa che non tutti i cinesi che vivono lontano possono realmente tornare a casa per la festa di primavera, ma in fondo poco importa. Quello che più conta, per il medico, è che la ricorrenza sia l’occasione per ripensare la propria vita: “Se non possiamo fare ritorno a casa, o se non siamo in grado di scrollarci di dosso la competizione che ci affligge, dobbiamo almeno sforzarci di ripulire il nostro lo sguardo, chiarendo a noi stessi il vero significato dell'esistenza e capendo cosa possiamo e cosa non possiamo sacrificare per essa”. Sfruttando la calma e la sospensione dei giorni di festa, conclude Wu, “dobbiamo insomma almeno riflettere sul fatto che troppo spesso non abbiamo il tempo per ragionare sui problemi della vita delle persone. Dobbiamo cominciare a diventare un po’ più filosofi”.


06 marzo 2015

 

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