Lo scaffale di Orientalia

di Andrea Marcelloni

LE CANZONI DELL'AGLIO

LE CANZONI DELL AGLIO


di Andrea Marcelloni*


Le canzoni dell'aglio
Mo Yan
Einaudi, 2014
Titolo originale: Tiantang suantai zhi ge (1988)
Traduzione dal cinese di Maria Rita Masci
€ 22,00

 

Roma, 12 dic. - A due anni dall'assegnazione del premio Nobel per la letteratura del 2012 e dall'uscita in Italia di “le Rane”, da alcuni giorni è possibile trovare in libreria un nuovo lavoro di Mo Yan, uno dei maggiori scrittori cinesi contemporanei, sicuramente il più conosciuto a livello internazionale.

 

Si tratta de “Le canzoni dell'aglio”, pubblicato come sempre da Einaudi nella traduzione di Maria Rita Masci. Nuovo lavoro almeno per quanto riguarda il panorama editoriale italiano, in quanto il libro in questione è stato scritto nel lontano 1988. Meglio tardi che mai.

 

Il racconto è ambientato nelle campagne della regione dello Shandong (terra natale dell'autore) nella seconda metà degli anni Ottanta. E' una Cina molto diversa dall'attuale potenza economica di oggi, ma è diversa anche dalla Cina maoista degli anni della Rivoluzione Culturale, periodo spesso presente nei racconti degli scrittori cinesi ed in cui lo stesso Mo Yan ambienta “Le Rane”.

 

E' un paese che sta attraversando un periodo di transizione, il cosiddetto periodo della demaoizzazione, ma le riforme avviate alcuni anni prima da Deng Xiaoping stentano ancora a prender piede e le tradizioni familiari sono ancora troppo legate al passato, soprattutto nelle campagne. I protagonisti Gao Ma e Fang Jinju sono innamorati ma – come ogni storia d'amore che si rispetti – la loro storia è ostacolata dalla famiglia di lei, che ha già organizzato un matrimonio combinato tra più famiglie in modo da sistemare anche il fratello zoppo di Jinju.

 

Al centro della vicenda il villaggio dei due amanti - Tiantang, Paradiso, nome di fantasia scelto ironicamente dall'autore - dove su richiesta espressa del Partito tutti coltivano solo ed esclusivamente aglio a scapito delle altre colture tradizionali. Naturalmente le cose vanno bene finché lo stesso Partito si dimostra incapace di acquistarlo e di trovare una soluzione alla crisi economica del villaggio, che sfocerà in una vera e propria rivoluzione. A far da cornice alla storia le canzoni del cantautore cieco Zhang Kou, che aprono ogni capitolo.

 

Anche l'aglio è uno dei protagonisti del libro. Sempre presente, non solo nei discorsi, ma nelle descrizioni, negli odori delle cose, delle persone, dei luoghi. L'odore dell'aglio invenduto lasciato marcire sotto i raggi del sole avvolge tutto, anche lo stesso lettore.

 

Scritto attraverso una narrazione che scorre su di un duplice binario cronologico e dove in alcuni momenti si passa dalla terza alla prima persona, il romanzo descrive il periodo in cui le politiche di Deng subirono una forte battuta d'arresto e allo stesso tempo denuncia la dilagante corruzione della classe politica cinese, elementi che pochi anni dopo sarebbero sfociati nei tragici giorni di Tienanmen.


Vi aspetto in libreria.

Mo Yan, pseudonimo letterario di Guan Moye, nato nel 1955 in una famiglia di contadini a Gaomi, nella provincia dello Shandong, è considerato uno dei maggiori scrittori cinesi contemporanei. Vincitore del premio Maodun nel 2011 con "Le Rane" e del Premio Nobel per la Letteratura nel 2012, ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e storie brevi.
In italiano è possibile leggere: “Sorgo rosso”, “L'uomo che allevava i gatti”, “Grande seno, fianchi larghi”, “Il supplizio del legno di sandalo”, “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao”, “Le rane”, tutti editi da Einaudi, e “Cambiamenti (Nottetempo).

*Andrea Marcelloni, sinologo, è il proprietario di Orientalia, la libreria di Roma specializzata in orientalistica. Si trova in via Cairoli, 63, nel cuore dell'Esquilino. Ogni settimana Andrea Marcelloni offrirà ai nostri lettori spunti di lettura.

 

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