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L'intervista

ZHAO TAO

DAVID DI DONATELLO COME
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

DAVID DI DONATELLO COME <br />MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA


di Lucia Cosmetico

Per la prima volta nella storia dei prestigiosi Oscar italiani un'attrice straniera trionfa per il suo ruolo nel film di Andrea Segre 'Io sono Li'. "E' un'importante conferma della mia carriera decennale".

Roma, 7 mag. 2012 - E' un bel segno per l'Italia e per il suo futuro sempre più multietnico. L'attrice che venerdì scorso si è aggiudicata il David di Donatello come migliore protagonista parla cinese ed ha un volto autenticamente orientale. Non era mai successo nella sessantennale storia degli Oscar italiani. Lei si chiama Zhao Tao, e la giuria ha deciso di premiarla per il suo ruolo bilingue nel film di Andrea Segre 'Io sono Li': storia di un incontro-scontro tra due mondi distanti ambientato a Chioggia, nei suoni e colori della laguna veneta.



Classe 1977, originaria della provincia dello Shanxi, Zhao Tao in realtà con l'italiano non ha ancora una grande dimestichezza, anche se nel film di Segre ha dovuto anche imparare parole e modi di dire del dialetto veneto. "Mi ricordo che quando ho letto il copione mi è sembrato subito molto bello per la sfida linguistica, e poi perché il ruolo della barista Shun Li, che si trova a lavorare in un'osteria frequentata da pescatori veneti, non era marginale ma era quello della protagonista di una bella storia". Una storia nata dall'osservazione della realtà, che si apre a squarci di intensa poesia. "Il regista aveva incontrato una donna simile a Shun Li proprio in un'osteria veneta, e da lì gli è venuta l'ispirazione per il film". Così scrive infatti nelle note di regia il giovane documentarista e regista di origine padovana: "Il ricordo di questo volto di donna così estraneo e straniero a questi luoghi ricoperti dalla patina del tempo e dell'abitudine non mi ha più lasciato. C'era qualcosa di onirico nella sua presenza".



Qualcosa che si avverte anche in Zhao Tao, che Segre ha scelto dopo aver visto 'Still Life', vincitore del Leone d'Oro alla Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia del 2006: un'opera diretta dal cinese Jia Zhang-ke, il primo ad averla notata e voluta per tutti i suoi film, fino a diventare l'anno scorso anche il suo compagno di vita. "Avevo da poco finito i miei studi di danza - racconta ancora Zhao Tao - ed avevo iniziato ad insegnare. Lui venne nella mia scuola perché cercava un'attrice per il suo prossimo lavoro ('Platform', 2000): pensava ad una studentessa ma, dopo dieci minuti, scelse in realtà l'insegnante! Avevo 22 anni. Il giorno prima di iniziare le riprese l'ho detto ai miei genitori, che non mi hanno mai ostacolato nelle mie scelte".
In questi dieci anni Zhao Tao ha recitato in altri 5 film di Zhang-ke ed ha ricevuto numerosi consensi internazionali. "L'anno scorso il direttore della Mostra del cinema di Venezia Marco Müller mi fece i complimenti, poi ho ricevuto il premio come migliore attrice all'Asti Film Festival, ed ora quest'ulteriore riconoscimento. E' per me un'importante conferma della mia carriera decennale."



In 'Io sono Li' l'arrivo di una straniera sconvolge un piccolo mondo antico che si nutre di stereotipi e pregiudizi. Come succede spesso nella realtà delle nostre città. "Penso che ci sia una incomprensione alla base di tanti modi di vedere e di giudicare. I cinesi, in Italia come nella stessa Cina, vogliono solo lavorare sodo per cambiare la loro vita. Anche negli altri film ho interpretato donne che hanno problemi economici e lottano duramente per essere rispettate. Shun Li, con la sua forza di volontà, è dappertutto anche se è ovviamente anche un personaggio un po' speciale". E' nella conoscenza reciproca che può crescere l'armonia: "In Cina si dice che 'il mondo è come una piccola città', dove tutti hanno gli stessi problemi e vivono le stesse situazioni."
Cosa le piace dell'Europa? "L'Europa è sempre uguale, mentre la Cina cambia di continuo!". Problemi di censura nel suo Paese? "Per gli attori ci sono censure relative (non fumare, non spogliarsi troppo), il vero problema è dei registi, che devono avere l'approvazione del governo per continuare a lavorare". Esperienza capitata nel 1997 anche al suo attuale marito Zhang-ke, il cui primo lungometraggio 'Xiaohu' venne premiato al Festival di Berlino ma censurato dal governo cinese, che ora però ha cambiato atteggiamento ed approva i temi trattati nei suoi film.

 

Le attrici italiane candidate con Zhao Tao all'ultimo David di Donatello erano Valeria Golino ('La kryptonite nella borsa'), Claudia Gerini ('Il mio domani'), Micaela Ramazzotti ('Posti in piedi in paradiso') e Donatella Finocchiaro ('Terraferma'). "Non ho ancora visto i loro film - ammette - ma lo farò sicuramente al mio rientro in Cina. L'Italia è un Paese importantissimo per la storia del cinema, il mio film preferito è 'Nuovo cinema paradiso' di Giuseppe Tornatore". E delle attrici italiane, in genere, che cosa ne pensa? "Mi sembrano tutte bellissime, indipendenti e sicure."
C'è un paesaggio del film che le è rimasto nel cuore? "E' la scena dove si vede un 'casone' di legno in mezzo al mare della laguna, con le montagne sullo sfondo." Il mare, d'altra parte, è anche nel suo nome. "Poco prima che io nascessi, mio padre fece un sogno: un serpente compariva nella sua vecchia casa, e lui ci disse che quel serpente era come un dragone, che vive nell'acqua. Poco dopo nacqui io, e per questo lui volle che nel mio nome ci fosse l'acqua, come indica il segno Tao". Sull'acqua, chissà, forse potrebbero scivolare anche le poesie del suo poeta e scrittore preferito, Han Dong: "Il tema principale dei suoi scritti è il desiderio di vivere in campagna abbandonando la città. Non riesco a descrivere a parole quello che provo quando lo leggo. Il mio cuore si commuove".
Molti spettatori di 'Io sono Li' hanno fatto certamente la stessa esperienza soltanto guardando il volto di questa giovane donna orientale: un mistero di semplicità e purezza che deve avere incantato anche la giuria dell'Accademia del Cinema italiano.

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