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WEN AL CONTRATTACCO: "DAL NYT RIVELAZIONI FALSE"

WEN AL CONTRATTACCO:  DAL NYT RIVELAZIONI FALSE <br />


di Antonio Talia

twitter@AntonioTalia


Milano, 29 ott.- Una risposta più unica che rara, per una leadership che fa del riserbo e del silenzio la sua cifra politica: i legali del premier cinese Wen Jiabao partono al contrattacco del New York Times, dopo la pubblicazione di un reportage sul patrimonio occulto dei familiari del primo ministro, una fortuna da 2,7 miliardi di dollari, secondo le stime del quotidiano Usa.

'Le cosiddette 'ricchezze nascoste' della famiglia di Wen Jiabao di cui riferisce il New York Times, semplicemente, non esistono' si legge in una lettera degli avvocati Bai Tao e Wang Weidong, pubblicata nell'edizione domenicale del quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.

Il comunicato puntualizza che alcuni familiari della famiglia Wen gestiscono attività imprenditoriali mentre altri sono lontani dal mondo degli affari, 'ma non hanno condotto alcun tipo di business illegale e non detengono quote di alcuna società'.  Un punto, questo, che in realtà non ribatte direttamente all'inchiesta del NYT, dato che il quotidiano non ha mai affermato il coinvolgimento dei parenti di Wen in attività illecite.

David Barboza –l'autore dell'inchiesta-scoop- dimostra anche come alcune decisioni riferibili all'amministrazione Wen abbiano favorito i business dei familiari del premier, ma sottolinea di non avere trovato alcuna prova di un intervento diretto del primo ministro a sostegno degli affari di famiglia. Un distinguo che non basta agli avvocati: 'Il premier Wen Jiabao non ha mai rivestito alcun ruolo nelle attività dei suoi familiari, né tantomeno ha permesso che tali attività influenzassero la formulazione e l'applicazione delle sue politiche' proseguono i legali.

Un punto a parte viene dedicato alla madre di Wen, la signora Yang Zhiyun, un'ex insegnante novantenne che secondo il NYT controllerebbe un pacchetto da 120 milioni di dollari nella Ping An Insurance, la prima società di servizi finanziari cinese. 'La madre di Wen Jiabao non percepisce alcuna rendita e non controlla alcuna proprietà e riceve esclusivamente una pensione, così come prescritto dalla legge', sostengono gli avvocati Bai Tao e Wang Weidong.

I legali affermano anche che le attività di altri parenti del premier e dei loro 'amici' e 'colleghi' sono 'personali', così come le responsabilità rivestite da questi soggetti.  
La lettera, tuttavia, non menziona affatto uno dei punti dell'inchiesta che hanno maggiormente dettato scalpore, ossia il resoconto degli interessi esercitati da Zhang Beili –moglie di Wen- sull'intero mercato delle pietre preziose in Cina.

Gli avvocati, infine, annunciano che continueranno a diffondere chiarimenti sulla vicenda e che si riservano l'impiego delle vie legali contro il New York Times.

In che misura l'inchiesta targata NYT sta danneggiando la reputazione del premier uscente? Parecchio, sostengono molti analisti: negli anni Wen Jiabao ha coltivato un'immagine di leader vicino alle esigenze del popolo, e si è sistematicamente scagliato contro la corruzione, sempre più diffusa tra i ranghi del Partito. Da qui, la decisione completamente inedita di rispondere alle accuse in maniera diretta.

Immediata la reazione della censura:sul web cinese il sito del New York Times è stato oscurato qualche ora dopo la pubblicazione dello scoop, -come già avvenuto qualche mese fa a Bloomberg dopo la diffusione di un articolo simile sul futuro presidente Xi Jinping- mentre ovviamente nessun media cinese ha menzionato i contenuti dell'articolo.

La vicenda ripropone l'opacità degli interessi delle famiglie più potenti della Cina, proprio alla vigilia della transizione ai vertici del potere che si svolgerà a partire dal prossimo otto novembre. La tempistica delle rivelazioni ha alimentato in Cina numerose teorie del complotto, secondo le quali le prove sugli affari della famiglia Wen sarebbero state fornite al New York Times da una fazione avversa, interessata a mettere in cattiva luce il premier proprio a poche settimane dal ricambio politico. Una sorta di 'macchina del fango' che si snoderebbe tra Pechino e New York, insomma.

Il NYT, finora, non commenta in via ufficiale né la lettera dei legali di Wen Jiabao né tantomeno le ipotesi sugli insider. Nel corso del lungo reportage David Barboza sottolinea anche come le fonti su cui si basa l'inchiesta siano costituite da atti pubblici, mentre fonti in qualche modo vicine al quotidiano Usa sostengono che Barboza lavorava all'articolo da circa un anno, e che la tempistica della pubblicazione non ha nulla a che vedere con l'imminente Diciottesimo Congresso del Pcc.


RIVELAZIONI SU WEN: ISTRUZIONI PER L'USO
Pechino contro Nyt: "calunnie" sul premier

 

Milano, 26 set.- A meno di due settimane dall'inizio del Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese, il New York Times sgancia un reportage-bomba sulle fortune della famiglia del premier uscente Wen Jiabao, un patrimonio che secondo le stime del quotidiano Usa ammonta in totale a 2,7 miliardi di dollari.

 

Il sito del NYT è subito caduto sotto la scure della censura, mentre il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Hong Lei definisce 'calunnie' le rivelazioni del quotidiano.

 

 

Una piccola Città Proibita

 

Spesso una situazione s'inquadra dai dettagli. A Pechino basta provare a prendere un taxi tra Wangfujing –la strada dello shopping a poca distanza da Tiananmen – e Dong San Tiao: tutti i tassisti rifiuteranno di fermarsi, e non solo perché la prima strada è una delle poche aree pedonali della capitale.

 

'Ragioni di sicurezza' spiegava qualche mese fa un amico pechinese. 'Si dice che nel palazzo all'angolo vivano alcuni familiari di Wen Jiabao'. 'Non è piacevole pensare che anche loro si siano costruiti una piccola Città Proibita' aggiungeva poi.

 

Il premier Wen Jiabao – conosciuto anche col nomignolo di 'nonno Wen'- è celebre per l'attenzione verso le classi più disagiate e i ripetuti moniti contro la corruzione diffusa all'interno del Partito comunista cinese. Ma se in un contesto come quello della politica cinese neanche lui è al di sopra di ogni sospetto, lo scoop del New York Times rivela una rete complessa e ramificata di relazioni che hanno permesso alla sua famiglia – attraverso le relazioni con alcuni tra i più noti businessmen di tutta l'Asia - di accumulare un'enorme fortuna.

 

Su Wen Yunsong – conosciuto anche come Winston Wen - erano circolate diverse voci già alla fine dello scorso inverno: dopo un periodo nel private equity, il primogenito del premier aveva fondato Unihub, un'azienda di tecnologie per le telecomunicazioni i cui principali clienti sono grandi banche e agenzie di servizi finanziari come Ping An Insurance e Citic Securities.  A febbraio, Winston Wen è stato nominato presidente di China SatCom, uno dei sei operatori che offrono servizi di telecomunicazione terrestre e satellitare sul territorio cinese.

 

Qualche viveur della capitale cinese indica la figlia Wen Ruchun come sporadica frequentatrice del D Lounge, un locale un po' pretenzioso, abituale ritrovo dei modaioli di Pechino. Certo non un crimine, ma di sicuro neanche il luogo ideale per incontrare gli esponenti della classe media.  

 

Lo scoop del New York Times

 

Ma lo scoop di David Barboza pubblicato dal New York Times si spinge molto più in là, e sulla base di documenti e registri riservati di numerose società dimostra come l'intera famiglia di Wen si sia enormemente arricchita a partire dal 1998, quando Nonno Wen ottiene la carica di vicepremier.

 

'In molti casi, i nomi dei parenti di Wen Jiabao si sono nascosti dietro il paravento di partnership e veicoli finanziari intestati a nome di amici, colleghi di lavoro e partner d'affari. Sbrogliare la matassa di queste partecipazioni finanziarie fornisce un punto di vista privilegiato per comprendere come personaggi che vantano relazioni politiche privilegiate abbiano approfittato di una posizione situata allo snodo tra governo e affari, mentre influenza dello Stato e fortune private si incrociano nel cuore della tumultuosa crescita cinese', scrive Barboza.

 

Secondo il NYT , la signora Yang Zhiyun, madre di Wen - una novantenne ex insegnante originaria del nord della Cina - controlla un pacchetto da 120 milioni di dollari nella Ping An Insurance, la più importante società di servizi finanziari del Paese.

 

Ping An Insurance è un nome che ricorre più volte nell'impero della famiglia Wen: se, come abbiamo visto, il figlio del premier è uno dei principali fornitori della società, in passato il fratello Wen Jiahong ha ottenuto ingenti quote nella società, e dopo averle dismesse si è consolato con importanti pacchetti di imprese attive nel settore energetico e nel riciclo dei rifiuti, con una fortuna stimata intorno ai 110 milioni di dollari. Azioni della Ping An sarebbero state controllate in passato anche dalla famiglia della nuora di Wen, Yang Xiaomeng, che oggi detiene parte delle azioni di Union Mobile Pay.

 

Al capo opposto della rete c'è la moglie di Wen, Zhang Beili. In passato Zhang era già balzata agli onori delle cronache: secondo un cable dell'Ambasciata Usa a Pechino pubblicato nel 2011 da Wikileaks il primo ministro ha tentato di divorziare dalla donna, 'disgustato' dalla capacità della donna di usare il nome del premier per i propri affari personali. 'Wen è disgustato dalle attività della sua famiglia, ma non vuole oppure non è in grado di fermarle' ha detto l'alto dirigente cinese di un'importante società americana di Shanghai ai diplomatici Usa. Zhang Beili, si dice  da tempo a Pechino, controlla il commercio dei diamanti in Cina in maniera diretta o indiretta. Il NYT sostiene di avere la conferma delle voci: Zhang avrebbe iniziato a guadagnare la sua influenza su questo settore già negli anni '90, all'epoca in cui lavorava al ministero della Geologia. La moglie di Wen è la persona che, di fatto, ha fissato gli standard del mercato delle pietre preziose ai tempi in cui quest'industria in Cina era ancora agli albori. Zhang avrebbe superato il confine tra alto dirigente statale e donna d'affari con interessi nel settore su cui dovrebbe vigilare già nel 1992, convogliando i capitali della società di Stato China Mineral and Gem Corporation in imprese private. 'Era la persona più importante del settore, in Cina' ricorda al NY Times Gaetano Cavalieri, presidente della World Jewelry Confederation con sede in Svizzera. 'Costruiva relazioni tra i partner cinesi e quelli stranieri'. Una vera 'regina di diamanti', che abbandona il settore delle pietre preziose quando il marito viene nominato premier e si sposta verso altri business. Ma mantiene comunque una parte degli affari in famiglia, se è vero che la figlia Wen Ruchun controlla una parte delle azioni della società di oreficeria Gallop.

 

L'articolo mostra una ragnatela che abbraccia numerosi personaggi celebri, da Li Ka-Shing –l'uomo più ricco di Hong Kong- a Duan Weihong, nota imprenditrice e filantropa di Pechino, autrice di ricche donazioni a Harvard e all'Università Tsinghua.

 

La reazione della censura à stata pronta: come già accaduto a Bloomberg - che alcuni mesi fa aveva pubblicato un reportage sui patrimoni accumulati dalla famiglia del  futuro segretario del Pcc Xi Jinping - il sito del Nyt è stato completamente oscurato in Cina, mentre il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei ha definito calunnioso l'articolo del quotidiano Usa.


Scontri di potere

 

Chi ci guadagna dalle rivelazioni del NYT? La domanda sembra d'obbligo, perché la bomba a orologeria scoppia proprio a pochi giorni dal Congresso del Pcc che definirà la nuova leadership cinese, e molte voci indicano che i giochi per la lotta ai vertici non si sarebbero ancora conclusi.

 

Wen Jiabao si è accreditato nel corso degli anni come il volto compassionevole del governo cinese, non solo attraverso la risposta a tragedia come il terremoto del Sichuan – che nel 2008 provocò la morte di oltre 80mila persone - ma anche attraverso i continui richiami alla necessità di accorciare le distanze tra ricchi e poveri e la sua antica vicinanza all'ex premier Zhao Ziyang, che subì una dura purga politica per l'appoggio al movimento di Piazza Tiananmen.

 

I numerosi appelli al cambiamento  lanciati da Wen – sinceri o meno - gli hanno guadagnato fama di riformista moderato, anche se troppo prudente o forse sostanzialmente inascoltato.

 

Ma questo è l'anno in cui la politica cinese è stata scossa da continui scandali –dalla morte in un incidente a bordo di una Ferrari del giovane Ling Gu (che ha stroncato le ambizioni del padre Ling Jihua), fino al clamoroso caso di Bo Xilai, destituito per il coinvolgimento della moglie nell'omicidio del businessman britannico Neil Heywood. E adesso la tempistica delle rivelazioni su Wen Jiabao può indurre a pensare male, una pratica che – insegna il pensiero politico italiano - a volte porta anche ad azzeccarci.

 

Meglio mettere in fila alcuni fatti, allora. Pur essendo apparentemente più morbido del leader massimo, Wen Jiabao viene visto in qualche maniera vicino alle posizioni dell'attuale segretario Hu Jintao. Hu Jintao – si dice - avrebbe voluto come suo successore Li Keqiang, che però si dovrà accontentare del premierato, tanto a causa di errori commessi in passato che per via di un difficile equilibrio tra le varie anime del Partito. Tutti questi personaggi, in qualche modo, sono riconducibili alla linea politica dei cosiddetti 'tuanpai', leader che vengono dalla Lega Giovanile Comunista e vogliono limitare gli effetti indesiderati del vertiginoso sviluppo economico del Dragone.

Al lato opposto dello spettro politico c'è il cosiddetto 'Gruppo di Shanghai', che fa capo al grande vecchio Jiang Zemin, l'ex segretario che durante il suo mandato puntò tutto sulla crescita economica.

I due gruppi, Tuanpai e Cricca di Shanghai,si sono liberati del pericoloso Bo Xilai, a capo di una corrente di ultrasinistra. Probabilmente insieme.

Tuttavia in molti hanno letto l'incidente della Ferrari -che ha bruciato un leader considerato braccio destro di Hu Jintao- come un attacco sferrato dalla Cricca di Shanghai alla fazione della Lega Giovanile Comunista, forse per limitare le ambizioni di quelli che durante l'amministrazione precedente costituivano la corrente di maggioranza.

La Cricca di Shanghai, decimata dalle inchieste anticorruzione degli anni '00, ci aveva già provato nel 2009. Si mormora infatti che dietro lo scandalo che colpì il colosso minerario australiano Rio Tinto e portò alla condanna di alcuni alti dirigenti della società, ci fosse la manina degli uomini di Jiang Zemin. Tra gli arrestati, infatti, c'era uno dei cognati dell'attuale presidente Hu Jintao.


Il futuro segretario Xi Jinping, pur essendo un rampollo dell' 'aristocrazia rossa', vanta anche ottimi rapporti con Jiang Zemin.

Jiang Zemin, a 86 anni, è recentemente riapparso in pubblico in ottima forma.

E forse portava con sé un messaggio: nel prossimo Comitato Permanente del Politburo, la Cricca di Shanghai deve ottenere una rappresentanza più ampia.


 

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