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Lavrov: "Pechino
imparziale su Ucraina"

Lavrov:  Pechino<br />imparziale su Ucraina


Roma, 16 apr.- Sull'Ucraina e sulla crisi del Paese, Pechino ha una visione imparziale, senza pregiudizi. Lo ha detto il ministro degli Esteri Sergei Lavrov che ieri ha incontrato nella capitale cinese, in due meeting separati, il presidente Xi Jinping e il suo omologo Wang Yi. "Apprezziamo a posizione moderata della Cina e il modo in cui valuta tutti gli aspetti di una situazione così complessa, incluso il fattore storico" ha detto Lavrov all'agenzia russa Interfax definendo "all'apice" i rapporti tra Mosca e Pechino.


"Per Pechino i rapporti bilaterali sono prioritari, ma  allo stesso tempo tiene in grande considerazione il punto di vista di Kiev e dell'Occidente. E alla luce di ciò nessuna delle parti può imporre alla Cina la propria visione" ha continuato.

Il Drago che ha rapporti commerciali sia con Mosca che con Kiev, si è sempre mantenuta neutrale sulla crisi ucraina. Ua posizione in linea con il "principio di non ingerenza", tra i capisaldi della politica estera cinese - e che permette alla seconda potenza economica al mondo di intimare a chiunque di restare fuori dalle questioni nazionali cinesi - ma che allo stesso tempo tutela gli interessi di Pechino in Ucraina.

A colloquio con Lavrov, il presidente cinese ha poi osservato come sia importante che le due potenze trasformino la fiducia reciproca in una cooperazione pragmatica e mantengano forti gli scambi di alto livello e la cooperazione su questioni internazionali.

Intanto la tensione è esplosa nell'Ucraina dell'est, ormai "sull'orlo di una guerra civile" come ha osservato il presidente russo, Vladimir Putin, al cancelliere tedesco Angela Merkel. In un colloquio telefonico, in cui secondo il governo tedesco erano emerse "posizioni differenti"; entrambi i leader hanno comunque sottolineato -riferisce il Cremlino- l'importanza dei previsti colloqui a quattro che si terranno domani a Ginevra tra le diplomazie di Russia, Ucraina, Ue e Stati Uniti.

Nella mattinata veicoli blindati con le bandiere russe sono stati avvistati nell'est del Paese. Ieri, invece, è partita l'operazione antiterrorismo annunciata dal governo di Kiev per fermare l'escalation separatista. I soldati hanno attaccato un campo aereo militare a Kramatorsk e secondo fonti dei filo-russi negli scontri ci sono stati quattro morti e due feriti. Anche il ministero della Difesa ucraino ha dato notizie di vittime, senza però fornire cifre. La presidenza a interim ucraina ha poi annunciato che le truppe governative controllano lo scalo. Il Cremlino ha definito le operazioni dell'esercito ucraino contro i separatisti nella parte orientale del Paese come un'azione "anticostituzionale" di utilizzo della "forza contro manifestazioni di protesta pacifiche".

Ma gli Usa hanno già pubblicamente espresso sostegno all'operazione. Secondo il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, "il governo di Kiev ha la responsabilità di far rispettare la legge e l'ordine nel Paese. Le provocazioni nell'est hanno creato una situazione a cui il governo deve rispondere", ha affermato il portavoce, ribadendo che gli Usa non stanno valutando l'ipotesi di fornire armi all'Ucraina. Il segretario di Stato John Kerry ha avuto inoltre colloqui telefonici con i colleghi di Germania, Francia e Gran Bretagna, in cui si è parlato di "ulteriori passi" per varare nuove sanzioni contro la Russia. Ma è improbabile, ha precisato il Dipartimento di Stato, che le nuove misure siano rese note dei colloqui a quattro tra Ucraina, Russia, Usa e Ue, in programma giovedì prossimo a Ginevra. Colloqui che però ora sembrano minati dall'ulteriore escalation odierna. Una colonna formata da 10 carri armati, 10 mezzi blindati per il trasporto di truppe e sette pullman pieni di uomini delle forze speciali ucraine ha raggiunto ieri la città orientale di Slaviansk, un centinaio di chilometri a nord di Donetsk, dove uomini armati filorussi hanno occupato gli edifici governativi. Altri uomini sono arrivati a bordo di almeno due elicotteri atterrati proprio a Kramatorsk, l'aeroporto riconquistato dai soldati di Kiev. L'operazione rischia di complicare il dialogo perseguito dal premier Arseniy Yatsenyuk, che lunedì aveva aperto ai separatisti, offrendo loro negoziati e un contributo alla riforma della Costituzione che tuteli i loro interessi.

Un'offerta valutata positivamente dal ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che da Pechino l'ha definita "un passo nella giusta direzione, anche se molto tardivo".

Il capo della diplomazia russa ha però rinnovato le accuse al governo di Kiev di procedere a colpi di "minacce e ultimatum". La replica gli è venuta dallo stesso Turchynov, a detta del quale il Cremlino mantiene "piani brutali", con l'obiettivo di "incendiare non soltanto Donetsk e la sua regione ma tutto il sud e tutto l'est, da Kharkiv a Odessa".

16 aprile 2014

 

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