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I DUBBI CINESI SU OKINAWA, MONTA L'IRA DEL GIAPPONE 
Non si placa la polemica nata dall'editoriale del People's Daily

I DUBBI CINESI SU OKINAWA, MONTA L IRA DEL GIAPPONE  <br />Non si placa la polemica nata dall editoriale del People s Daily <br />


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 10 mag. - Le acque del Mare Cinese Orientale sono ancora agitate, e la polemica nata dall'editoriale del Quotidiano del Popolo che riconsiderava aperta la questione sulla sovranità delle isole Ryukyu dove sorge anche Okinawa, non si è affatto chiusa. Anzi, proprio oggi, il più importante quotidiano cinese ha rilanciato la polemica, con un nuovo editoriale che si propone come il seguito ideale di quello pubblicato mercoledì scorso.

 

Non si placa la polemica nata dall'editoriale del People's Daily

 

Il baricentro della disputa si sposta e a tornare sotto i riflettori, nel nuovo articolo degli studiosi dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, sono di nuovo le Diaoyu, l'arcipelago che sorge poco a nord delle coste di Taiwan e che si trova sotto amministrazione giapponese con il nome di Senkaku. Nell'editoriale di mercoledì scorso, gli studiosi Zhang Haipeng e Li Guoqiang avevano definito le Ryukyu uno "stato vassallo" della Cina imperiale. Una parziale marcia indietro, quella cinese, riguardo alle Ryukyu, che non trova però un parziale riscontro dalle parole di ieri della portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, che in conferenza stampa aveva dichiarato che "la Cina non accetta le proteste giapponesi" e che tutti a scuola hanno studiato l'importanza e il ruolo avuto dalle Ryukyu nella storia cinese. Le Ryukyu sono state sotto l'amministrazione del Celeste Impero fino al 1879, quando vennero conquistate dal Giappone.

 

La reazione di Tokyo

 

La presa di posizione cinese ha generato la reazione giapponese sulla sovranità dell'arcipelago dove sorge Okinawa, sede di una base militare statunitense. "Vedo questa come una tattica del Partito Comunista Cinese -dichiara Yoichi Shimada, professore di relazioni internazionali all'università di Fukui al South China Morning Post- ma credo che la Cina stia cercando di conquistare Okinawa in futuro". Incomprensibile, invece, l'atteggiamento cinese da parte di un altro professore, Go Ito, dell'Università Meiji di Tokyo, che per spiegare la questione cita il nostro Paese ad esempio. "Sarebbe come se l'Italia -spiega l'accademico- reclamasse la sovranità su più o meno tutta l'Europa perché un tempo era sotto il controllo dell'impero romano". Le ambizioni territoriali cinesi e le dispute con il Giappone e con altri Stati che hanno propaggini territoriali nei mari cinesi Meridionale e Orientale sono da tempo sotto i riflettori e turbano i rapporti tra Pechino e i Paesi del sud-est asiatico.

 

Marinaio di Taiwan ucciso da fuoco filippino



L'ultimo episodio che ha riacceso la tensione nella regione risale a poche ore fa è ha visto protagonista un pescatore taiwanese colpito a morte da una nave della Marina filippina, mentre si trovava in acque territoriali contese dai due Paesi. Immediata la condanna del ministero degli esteri di Taipei che chiede alle Filippine, tramite il ministro David Lin, di aprire un'indagine e di inviare le scuse formali al governo di Taiwan. Stessa reazione anche da parte del governo cinese, che ha definito l'evento un atto brutale e ha spalleggiato l'apertura di un'indagine. Secondo le ricostruzioni dell'incidente fatte dal governo cinese, dopo avere aperto il fuoco sull'imbarcazione che ospitava il pescatore ucciso, la nave della Marina delle Filippine avrebbe continuato a sparare contro la nave taiwanese. I rapporti tra Cina e Filippine sono tesi a causa della disputa sulla sovranità territoriale delle isole Spratly, reclamate sia da Manila che da Pechino. Le relazioni si erano deteriorate lo scorso anno dopo che Pechino aveva occupato un'area delle isole contese. Manila aveva poi provocato la rabbia di Pechino per avere chiesto l'arbitrato delle Nazioni Unite sulla sovranità delle Spratly.




I DUBBI CINESI SU OKINAWA, MONTA L'IRA DEL GIAPPONE 

 



Pechino, 9 mag. - Un'altra questione di sovranità territoriale divide Cina e Giappone in queste ore. Nella giornata di ieri, il più importante quotidiano cinese, il Quotidiano del Popolo, ha pubblicato un editoriale a firma di alcuni studiosi dell'Accademia di Scienze Sociali, il più importante think-tank di Pechino, in cui gli studiosi sostengono che andrebbe riconsiderata la sovranità sull'arcipelago che contiene l'isola di Okinawa. In base agli accordi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'appartenenza dell'arcipelago sarebbe ancora in questione, ponendo un'altra questione di sovranità che vede i due Paesi già divisi sulle isole amministrate dal Giappone come Senkaku e rivendicate da Pechino come Diaoyu. L'editoriale pubblicato dal Quotidiano del Popolo ha fatto scattare oggi la protesta giapponese nei confronti del ministero degli Esteri di Pechino. "Abbiamo informato il governo cinese che non accetteremo mai dubbi sulla sovranità giapponese di Okinawa e protesteremo fermamente", ha dichiarato alla France Press un funzionario del ministero degli Esteri giapponese. Nessun dubbio neanche per il segretario del capo di Gabinetto, Yoshihide Suga, che cita la vicinanza con un altro gruppo di isole giapponese, le Kyushu, a soli 30 chilometri dall'arcipelago ora rivendicato da Pechino.

 

Il punto di vista cinese sull'arcipelago della Ryukyu parte da lontano, dal trattato di Shimonoseki del 1895, che aveva sancito, come scrivono gli studiosi Zhang Haipeng e Li Guoqiang, la sovranità del Giappone su quelle che fino a quel momento erano "stati vassalli" della Cina imperiale. E adesso, secondo i due, "i problemi mai risolti riguardanti le Ryukyu hanno raggiunto il momento di essere di nuovo presi in considerazione". Nell'arcipelago vivono circa 1,5 milioni di persone e Okinawa, l'isola più grande, ospita una base aerea e navale degli Stati Uniti. Neppure la posizione ufficiale cinese è servita a fugare i dubbi. Gli studiosi della materia, si è limitata a dire la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, "hanno prestato a lungo attenzione alla storia delle Ryukyu e di Okinawa". Il trattato di Shimonoseki, al termine del conflitto con il Giappone, è uno dei capitoli più umilianti della storia cinese recente, dopo il quale la Cina imperiale ha perso la sua indipendenza politica, economica, territoriale e militare, accelerando il processo di disgregamento del millenario Celeste Impero.

 

La disputa attorno alle Ryukyu non è però nuova. Era già stata al centro di un editoriale pubblicato il 18 aprile scorso dall'agenzia di stampa cinese Xinhua e ripreso dal Global Times, giornale pubblicato da Quotidiano del Popolo che spesso cavalca le dispute territoriali in chiave filo-cinese. Nell'articolo veniva interpellato uno studioso, Song Chengyou, direttore dell'Istituto di Ricerca per gli Studi sul Nord-est Asiatico dell'Università di Pechino inizialmente sulla sovranità delle Diaoyu, parte integrante del territorio cinese sin dalla dinastia Ming (1368-1644). Il professore citava poi un saggio scritto da uno studioso giapponese, Hayashi Shihei, nel 1875, in cui in una cartina della regione sia le Diaoyu che le isole che compongono l'arcipelago delle Ryukyu vengono segnalate con lo stesso colore usato per indicare la Cina. Il testo è di quattro anni antecedente all'intervento imitare giapponese nelle isole che ne avrebbe sancito il passaggio all'Impero del Sol Levante.

 

Le dispute tra Cina e Giappone sui territori contesi nel Mare Cinese Orientale è tornata a infiammaresi nelle scorse settimane dopo che il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel aveva riaffermato l'impegno americano a fianco del Giappone nella difesa dell'arcipelago delle Senkaku. Immediata era arrivata la risposta dell'ambasciatore cinese negli Usa, Cui Tiankai, che incolpava il Giappone di avere alzato il livello della tensione dopo la dichiarazione del settembre scorso di volere nazionalizzare le isole. Il mese scorso, a rinvigorire le polemiche era stata la rituale visita di 169 tra politici e ministri di Tokyo al tempio Yasukuni, dove sono sepolti gli eroi di guerra giapponesi, tra cui 14 ufficiali considerati da Pechino "criminali di guerra". Il giorno dopo la visita, Pechino aveva mandato otto motovedette nelle acque territoriali delle isole contese con il Giappone e provocato la reazione del primo ministro di Tokyo, l'ultra-nazionalista Shinzo Abe, che aveva minacciato di "espellere con la forza" qualunque cittadino cinese avesse avuto intenzione di sbarcare sull'arcipelago.

 

Entrambe le questioni di sovranità (Ryukyu e Senkaku/Diaoyu) sarebbero nate nel 1971 da un pasticcio diplomatico americano, secondo Qian Lihua -membro della Conferenza Consultiva Politica del Popolo ed ex direttore generale dell'Ufficio degli Affari Esteri del ministero della Difesa cinese- quando vennero siglati gli accordi di San Francisco, in base ai quali la giurisdizione sulle Ryukyu sarebbe stata estesa alle Diaoyu, all'epoca parte di Taiwan. Il Giappone, secondo Qian, ha sempre usato il trattato per giustificare la sovranità sull'arcipelago. "Una serie di errori di questo tipo commessi dagli Stati Uniti -aveva dichiarato Qian alla Xinhua nel marzo scorso- hanno portato il Giappone ha irritare la pazienza della Cina".

 

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