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Politica internazionale

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Cina-Usa "Un matrimonio
che non ammette il divorzio"

SPECIALE AGICHINA24  - CAMBIO AL VERTICE
a cura di Alessandra Spalletta e Antonio Talia



AgiChina24 seguirà lo svolgimento del Diciottesimo Congresso del Pcc a Pechino dall'8 al 14 novembre. L'atteso evento sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader. Lo Speciale sarà aggiornato ogni giorno e sarà ricco di notizie, approfondimenti e interviste a cura delle redazioni di Roma e di Pechino. 
 

 

di Sonia Montrella


twitter@soniamontrella

 

L'AGENDA ESTERA DEL DRAGONE


CINA-USA "UN MATRIMONIO CHE NON AMMETTE IL DIVORZIO"

 

Roma, 7 nov.- Mentre l'America festeggia la rielezione del presidente Barack Obama, dalla Cina arrivano le prime congratulazioni. "Sia il presidente Hu Jintao che il premier Wen Jiabao hanno inviato messaggi a Barack Obama" ha riferito ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei. Negli ultimi quattro anni, osserva Hong Lei, i rapporti tra le due potenze hanno compiuto progressi positivi; la Cina guarda al futuro e continuerà a compiere nuovi sforzi per accrescere la collaborazione con gli Stati Uniti. Entusiasmo anche da parte di una fetta dei cinese che ha preso parte, per così dire, alle presidenziali Usa: "Ho votato per Obama perché i democratici rappresentano la libertà" ha dichiarato Wang Zheng, tra le centinaia di cittadini cinesi che sono stati invitati dall'ambasciata americana a Pechino a esprimere la propria preferenza attraverso una simulazione di voto. E anche lì il presidente Obama ha avuto la meglio con 153  finti voti contro i 51 di Romney. "E' un peccato – esclama un altro 'elettore' - che la Cina non abbia un sistema elettorale simile". Un tema, questo, più attuale che mai.

 

Già perché in meno di una settimana l'assetto mondiale subirà grossi scossoni. Non capita spesso che due superpotenze siano a distanza di pochissimi giorni impegnate in un ricambio ai vertici. E ancora più di rado che a farlo siano le prime due economie al mondo: Usa e Cina, protagoniste, e sopratutto antagoniste, nello scacchiere degli equilibri economici, commerciali, finanziari e  geopolitici internazionali. Due potenze in contrapposizione così come opposti appaiono i loro passaggi di consegna. Telecamere e microfoni costantemente accesi sulla campagna elettorale dei due candidati americani, il repubblicano Mitt Romney e il presidente democratico Barack Obama, contro l'assoluta segretezza che regna a Zhongnanhai, il quartier generale del PCC, dove nelle scorse settimane i potenti della Cina hanno individuato quelli che saranno i futuri leader e aspettano il Congresso, che aprirà i battenti giovedì, per rendere noti i loro nomi.

 

L'AGENDA ESTERA DEL DRAGONE

 

Corruzione dei quadri, scandali, divario tra ricchi e poveri, riforma finanziaria, ambiente, consumi interni. E' la difficile eredità che spetta alla nuova leadership cinese che governerà il Gigante asiatico per i prossimi 10 anni. Ma se le sfide interne sembrano fondamentali, non meno importanti appaiono quelle sul fronte estero che promettono di restare sotto i riflettori per tutta la durata del Congresso. Sovranità territoriale nel Mar Cinese Meridionale e Orientale, crisi siriana, 'conquista' dell'Africa, Medio Oriente, dossier nucleare iraniano e nordcoreano, Asia centrale: questi i fronti aperti con i quali i Dragone fa e continuerà a fare i conti. 
In che modo? Nell'agenda estera di Pechino c'è un principio di fondo, quello di non ingerenza nelle questioni interne di un Paese. Dialogo e cooperazione sono le soluzioni proposte il più delle volte dal Dragone contro le posizioni più interventiste del resto della comunità internazionale. Ma se Pechino non interviene, tantomeno tollera ingerenze in casa propria. Da Taiwan al Tibet, dai diritti umani allo yuan, la formula esclude qualsiasi intromissione da parte dei Paesi esteri sui grandi temi spinosi. E per i molti osservatori è assai improbabile che i futuri leader al potere della Cina si discostino dalla linea tradizionale data l'importanza degli equilibri internazionali, la graduale evoluzione degli interessi del Paese e il bisogno di continuità nella politica economica cinese.

 

Tuttavia  sostiene Shen Dingli esperto di politica estera cinese presso l'Università Fudan di Shanghai qualcosa cambierà. "La nuova leadership è più preparata sul piano internazionale rispetto all'amministrazione Hu-Wen, ma allo stesso tempo man mano  che gli equilibri esteri si fanno più complicati, la Cina deve mostrarsi più matura ed evitare che le sue relazioni oltre-Muraglia siano caratterizzate da disaccordo". E per ottenere ciò – sostiene Shen – "deve muoversi attraverso il soft power". In più sostengono altri analisti, tra cui il politologo e americanista alla Bejing Foreign Study University Xie Tao,  un nemico esterno potrebbe far comodo a Pechino per distogliere l'attenzione dai problemi interni. Pugno di ferro fuori dai confini: questo quello che chiede anche il popolo cinese come è emerso dalle contestazioni anti-giapponesi seguite alla nazionalizzazione delle Diaoyu da parte di Tokyo avvenuta lo scorso 11 settembre. "Mao non lo avrebbe mai permesso. Il governo è troppo debole" lamentavano in quelle settimane molti manifestanti.
Che si trovi proprio sull'altra sponda del Pacifico il nemico numero 1? Per gli osservatori, al momento, l'ipotesi è piuttosto remota, ma altrettanto improbabile è la scomparsa delle controversie che inaspriscono i rapporti tra le due potenze.

 

CINA-USA TRA SORRISI E SGAMBETTI

 

Non importa chi vincerà le elezioni statunitensi e chi sederà al Comitato Permanente del Politburo – la stanza dei bottoni del Dragone - nei prossimi anni il mondo assisterà a un rafforzamento delle relazioni tra le due sponde del Pacifico. La pensa così, e non è il solo, David Shambaugh professore e direttore del China Policy Program della George Washington University. Ma non certo in nome di quella "cooperazione armoniosa" tirata in ballo negli incontri ufficiali tra i due Paesi, giudicata "antiquata" e "naive" dall' ex Segretario di Stato Usa Henry Kissinger, secondo cui è inevitabile una gara per la supremazia. Il motivo del legame tra le due va ricercato nella profonda interdipendenza: Washington e Pechino rappresentano l'una per l'altra il rispettivo secondo partner commerciale, gli Usa sono la terza fonte di investimento diretto estero del Dragone, mentre la Cina è il primo creditore degli Stati Uniti con una riserva di circa 1178,9 miliardi di dollari in buoni del Tesoro americani. Non solo. Se l'ex Impero di Mezzo si piazza al primo posto nella classifica dei Paesi esportatori, l'America guida il gruppo di coloro che importano beni. Ogni giorno, inoltre, circa 9.000 persone viaggiano attraverso i due Paesi, le università americane contano oltre 150mila cinesi nei propri atenei, mente quelle cinesi ospitano circa 20mila statunitensi.

 

"Alla luce dell'importanza globale delle relazioni sino-statunitensi, questo è un matrimonio in cui il divorzio non è un'opzione" ha dichiarato Shambaugh. Insomma, la posta in gioco è troppo alta, non importano i contrasti e le 'dichiarazioni d'indipendenza' dal Dragone pronunciate nei loro primi dibattiti da Romney e da Obama.  'La Cina manipola la sua valuta da anni e anni. Il presidente (Obama) ha regolarmente la possibilità di etichettarla come manipolatrice di valuta, ma si rifiuta di farlo. Io lo farò'' aveva dichiarato Romney. Dal canto suo, Obama, aveva vantato il numero di contenziosi avviati per pratiche commerciali scorrette. Tuttavia, dopo un iniziale sfoggio di muscoli, nelle battute conclusive degli interventi entrambi gli sfidanti hanno smorzato i toni. "La Cina è sia un avversario che un partner potenziale" ha osservato il presidente, mentre il repubblicano ha dichiarato "la Cina non è un avversario, in nessun modo o forma". Ma quali sono queste controversie in corso tra l'Aquila e il Dragone? Vediamole una per una:

 

Apprezzamento dello yuan

 

Dopo aver vincolato lo yuan al dollaro nel 2008, al sorgere della crisi, la Banca centrale di Pechino ha adottato un tasso di cambio più flessibile nel giugno del 2010; da allora la moneta cinese si è rivalutata in modo costante sul biglietto verde. Ma l'apprezzamento non soddisfa Washington che accusa Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta per ottenere un vantaggio sleale negli scambi con l'estero, causa del surplus commerciale. Per Pechino le ragioni del surplus, invece, tra i due Paesi vanno ricercate nel divieto di esportazione di prodotti ad alto contenuto tecnologico che l'America applica nei confronti della Cina.

 

Dazi doganali e Wto

 

Gli Stati Uniti accusano la Cina di vendere beni a prezzi sottostimati facendo concorrenza sleale. Al Congresso Usa un vasto schieramento bipartisan punta da tempo all'approvazione di pesanti dazi sulle merci cinesi – pneumatici, pannelli solari, acciaio -  applicando a Pechino una norma contro la manipolazione del valore della valuta. Intanto salgono i casi presentati al  Wto, primo fra tutti quello del settore automobilistico per cui la Cina avrebbe stanziato oltre un miliardo di dollari i "sussidi illegali". Per la Cina le accuse sono "prive di fondamento". 

 

Oceano Pacifico

 

"Per gli Usa questo è il secolo dell'Oceano Pacifico" annunciarono nel novembre del 2011 Hillary Clinton e il presidente statunitense Barack Obama. Un commento che alle orecchie del Dragone è suonato come una sorta di dichiarazione di guerra da combattere nelle acque contese del Pacifico dalle quali gli Stati Uniti – ha più volte ribadito la Cina - "devono tenersi al di fuori". Se da una parte Washington ha tutto l'interesse nel mantenere libero il commercio nel Mar Cinese Meridionale e nel Pacifico, che ospitano alcune delle rotte commerciali più lucrose del mondo, dall'altra punta a contenere l'ascesa dell'influenza cinese nella regione, prospettiva che la maggior parte dei Paesi del Sud-est asiatico – alcuni dei quali alleati dell'America - guardano con timore.

 

Spionaggio cibernetico

 

"Una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti": sono state definiti così all'inizio di ottobre i due colossi delle telecomunicazioni cinesi Huawei e Ztl dal Comitato dell'Intelligence della Camera dei Rappresentanti statunitense. Accuse – non confermate dalla Casa Bianca - che il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei  ha bollato come "pregiudizi". Ed è solo l'ultimo scontro cibernetico tra le due potenze: da tempo, gli esperti di sicurezza sul web sostengono che hacker collegati a Pechino si introducono nelle reti delle più importanti società americane nei settori della finanza, della difesa e della tecnologia, così come nei network dei principali istituti di ricerca.

 

Riarmo di Taiwan

 

All'inizio del 2010 Washington rende nota la decisione della vendita di armi per oltre 6 miliardi di dollari a Taiwan, l'isola che si proclama indipendente dalla fine della guerra civile del 1949, ma che per Pechino è la "provincia ribelle" da ricondurre sotto il suo controllo. Quello degli Usa è per Pechino un colpo basso: immediata l'interruzione dei rapporti militari tra i due Paesi. La visita in Cina del segretario della Difesa americano Robert Gates riapre il dialogo, ma la Cina avverte: "Se dovesse risuccedere non è esclusa una nuova interruzione". Accade di nuovo nel settembre del 2011, quando Washington stanzia un nuovo pacchetto armi da 5,82 miliardi di dollari. "Un errore, quello degli Stati Uniti, che minerà le relazioni bilaterali così come gli scambi e la cooperazione militare" commenta Pechino.  

 

Diritti Umani

 

Prima l'incontro di Barack Obama con il Dalai Lama e il sostegno proclamato da Obama al popolo tibetano, poi il conferimento del Nobel per la Pace al dissidente Liu Xiaobo. Infine, quest'anno, il caso Chen Guangcheng, l'attivista cieco che in occasione della visita del segretario Usa Hillary Clinton a Pechino si è rifugiato all'ambasciata americana imbarazzando i due Paesi.  La questione dei diritti umani continua a creare frizioni tra gli Stati Uniti e la Cina che denuncia "prepotenti intromissioni" da parte dell'Occidente in vicende interne.

 

Terre rare

 

Gli USA si dicono "profondamente preoccupati" per le restrizioni di Pechino alle terre rare: un gruppo di 17 minerali indispensabili nella produzione di numerosi prodotti ad alto contenuto tecnologico, dagli iPod ai Blackberry, dalle turbine eoliche alla componentistica per auto ibride. La Cina detiene circa il 65% delle riserve mondiali e più del 90% del mercato globale di terre rare. E sono in molti a ritenere che la Cina utilizzi queste risorse come strumento politico centellinando i rifornimenti e aumentando le tasse sulle esportazioni.

 

QUALE FUTURO NEL SECONDO OBAMA?

 

"Durante il secondo mandato di Obama le dispute commerciali con la Cina emerse quest'anno porteranno a continue frizioni tra le due principali economie mondiali": questo il commento a caldo del quotidiano China Daily poco dopo la notizia della vittoria del presidente Usa.  Il quotidiano cita esperti come Chen Ziwu, docente di finanza a Yale, che sostiene: "Da Obama mi aspetto nuove restrizioni economiche e nuovi segnali di protezionismo. In qualche modo il presidente rieletto dovrà ripagare i voti di Ohio, Wisconsin e Michigan". Il riferimento va agli stati americani che stanno risentendo maggiormente della competizione con Pechino in settori come la produzione di automobili e pannelli solari.  

 

Più morbida invece la posizione della seconda amministrazione Obama su questioni internazionali tentando di migliorare i rapporti con Pechino. Ne è convinta Ann Lee, docente di economia alla New York University secondo cui  "un'amministrazione guidata da Mitt Romney avrebbe probabilmente fatto il contrario, cedendo agli interessi di quei gruppi che a Washington vorrebbero definire la Cina come un nemico".

 

Per Shen Dingli il prossimo decennio sino-statunitense sarà caratterizzato invece da attriti in tema di sicurezza. "E'probabile che spazio, mare, cyberspazio domineranno con disaccordo le relazioni Cina-Usa, mentre Taiwan sembra esser meno esplosiva nella prossima decade". "Per quanto riguarda il ruolo della Cina nei regimi internazionali, quali il WTO e il G20, Obama cercherà di ottenere l'impegno di Pechino nei vertici mondiali in cambio di 'favori' su questioni di interesse globale come la Corea del Nord e la Siria".

 

Duro l'editoriale della Xinhua a firma Liu Chang che sottolinea come "la Cina non metterà mai un freno ai suoi obiettivi di sviluppo semplicemente per delle preoccupazioni ingiustificate di Washington" e suggerisce agli Stati Uniti di "mettere da parte l' atteggiamento di non collaborazione, rimuovendo o alleggerendo le restrizioni sull'esportazione verso la Cina sui prodotti di alta-tecnologia". "Obama ha l'opportunità unica di dare una svolta ai rapporti Cina-USA, se e quando avrà il coraggio politico e la saggezza di mettere da parte le preoccupazioni infondate".

 

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