Politica internazionale

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APEC, riflettori
puntati su Cina e Usa

APEC, riflettori <br />puntati su Cina e Usa


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 7 nov. - Mancano poche ore al via ufficiale del vertice dei leader dell'Apec di Pechino, giunto alla sua venticinquesima edizione. I leader di ventuno Paesi che compongono insieme il 54% del prodotto mondiale lordo, il più dinamico gruppo di economie al mondo - con un tasso di crescita complessivo stimato nel 3,7% quest'anno e nel 3,8% nel 2015 - discuteranno nei prossimi giorni del commercio regionale, della cooperazione tra gli Stati membri, e dei temi scottanti dell'attualità, come la diffusione del virus Ebola e la posizione da adottare nei confronti dello Stato Islamico. L'appuntamento più importante è quello del meeting dei leader, che si ritroveranno il 10 e l'11 novembre prossimo a Huairou, un'area a nord-est della capitale cinese, allo Yanqi Lake International Convention Capital Project, mastodontico progetto che comprende un Kempisnki hotel e un International Conference Center da 44mila metri quadrati che ospiterà presidenti e capi di governo della regione.

 

Sotto i riflettori, ci sono gli incontri bilaterali tra Cina e Stati Uniti e i rapporti da oggi meno tesi tra Cina e Giappone. L'avvicinamento al meeting dei leader è stato preceduto, nel pomeriggio di oggi, dalla decisione di Pechino e Tokyo di gestire la crisi diplomatica delle isole contese nel Mare Cinese Orientale. L'accordo raggiunto tra il consigliere di Stato cinese, Yang Jiechi, e l'inviato di Abe in Cina, Shotaro Yachi, segna un primo passo verso il disgelo dei rapporti tra i due Paesi, che costituiscono anche la seconda e la terza economia del pianeta. I due Paesi hanno stabilito un meccanismo di gestione della crisi sulle isole contese nel Mare Cinese Orientale, le Senkaku/Diaoyu. Cina e Giappone si sono dette d'accordo nel superamento di "ostacoli politici" che intercorrono tra i due Paesi e nell'affrontare la disputa "con lealtà e di guardare al futuro".

 

L'altro momento più atteso durante il vertice è quello dei colloqui tra Xi Jinping e Barack Obama, che sarà a Pechino dal 10 al 12 novembre prossimi. Cina e Stati Uniti "sono d'accordo sull'essere in disaccordo" su molte questioni aveva dichiarato nei giorni scorsi il segretario di Stato Usa, John Kerry, e i punti di cui i presidenti delle due maggiori economie del mondo discuteranno al vertice prendono in considerazione tutti i motivi di attrito, dal cyberspionaggio alla lotta la terrorismo, fino ai rapporti con Iran e Corea del Nord.

 

A dividere le due potenze ci sono anche i temi propri del summit, quelli della cooperazione economica, dello sviluppo sostenibile e il commercio, con allo studio la possibilità di un'area di libero scambio nel Pacifico, la FTAAP (Free Trade Area of Asia-Pacific) caldeggiata dalla Cina, che comprende tutti i paesi della regione. Alla FTAAP si contrappone la TPP (Trans-Pacific Partnership) di impronta statunitense, che vede esclusa la Cina. Pechino ha già ottenuto, ieri, una prima vittoria nella disputa a distanza, quando il direttore esecutivo del segretariato dell'Apec, Alan Bollard, ha annunciato il si alla proposta di uno "studio strategico", della durata di due anni, dell'alleanza proposta per la prima volta nel 2004. Sull'altro fronte, invece, difficilmente, ci sarà un avanzamento nella proposta di accordo sul TPP. "Ci sono ancora alcuni importanti punti di scontro" tra i Paesi che dovrebbero farne parte - ha dichiarato ieri il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnerst - e che insieme compongono circa il 40% dell'economia globale.

 

Tra le maggiori novità, c'è poi l'impegno comune nella lotta alla corruzione. Nei prossimi giorni si attende l'approvazione di un network per la cooperazione nella caccia ai funzionari corrotti all'interno dei Paesi membri. Anche in questo caso, la proposta è ritagliata sulla campagna contro la corruzione cinese, e sulla volontà di giudicare i tantissimi funzionari in odore di corruzione che negli ultimi anni sono fuggiti dalla Cina. Nei prossimi giorni saranno rivelati i dettagli della nuova rete regionale di law enforcement che vede, a oggi, l'ostacolo maggiore nella mancanza di un trattato di estradizione tra la Cina e i Paesi di destinazione del maggiore numero di funzionari corrotti cinesi (Stati Uniti, Canada e Australia).

 

Le sfide dei Paesi Apec sono quelle dell'integrazione economica regionale sulla base degli obiettivi fissati nel 1994 nella città indonesiana di Bogor e che prevedono il raggiungimento del libero scambio tra i Paesi della regione entro il 2020. "Forse il più grande punto di scontento dei suoi primi 25 anni è l'incapacità dell'Apec di sostenere il WTO", scrive oggi Andrew Elek, ricercatore presso la Australian National University e nel 1989, a Canberra, tra gli alti funzionari che hanno inaugurato l'Apec. Il sostegno all'Organizzazione Mondiale del Commercio, spiega lo studioso, "riporterebbe all'impegno originario dell'Apec di preservare e rafforzare un aperto e non discriminatorio sistema commerciale internazionale, a cui le economie dell'Asia Pacifico devono il loro successo".



07 novembre 2014

 

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