Politica internazionale

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Abe cerca sostegno su Diaoyu
Basso il profilo degli Usa

Abe cerca sostegno su Diaoyu<br />Basso il profilo degli Usa<br />


di Sonia Montrella
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Roma,  25 feb.-  "Fallisce il tentativo di Abe di ottenere il sostegno di Washington sulle isole contese": titola così un soddisfatto China Daily . E non è il solo, con la maggior parte dei media cinesi che, riportando l'incontro tra il premier giapponese e il presidente Usa Barack Obama, hanno posto l'accento sul basso profilo mantenuto dalla potenza statunitense.  Secondo il corrispondente dal China Daily, Chen Weihua, durante il colloquio dello scorso venerdì Obama "non ha mai menzionato la Cina, né ha accennato alla disputa territoriale" in corso nel Mar cinese Orientale. Insomma se Abe, come sostengono analisti e osservatori,  è volato a Washington per assicurarsi un forte alleato nella lotta per il controllo delle Diaoyu/Senkaku, sembra essere tornato in Giappone con un pugno di mosche in mano, suggerisce il quotidiano cinese. O almeno nulla di esplicito.

 "I legami economici e politici tra gli Stati Uniti e la Cina, le due più grandi economie mondiali – si legge sul China Daily - in aggiunta alle paure di un ascesa del nazionalismo giapponese e il potenziale caos che questo potrebbe creare nelle regioni asiatiche del Pacifico fanno si che Washington adotti un approccio cauto". "La parte statunitense ha intenzionalmente schivato la questione, evitando di schierarsi apertamente a sostegno a Tokyo" riferisce Chen.

Il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times sostiene che la posizione cauta degli Usa sull'arcipelago conteso rivela che "contenere la Cina non è la priorità strategica degli Stati Uniti a causa della cooperazione in crescita tra le prime due potenze economiche al mondo".

Dopo il silenzio di Obama "Abe dovrebbe svegliarsi" suggerisce invece il Quotidiano del Popolo, secondo cui la sopravvivenza economica del Giappone dipende dall'integrazione profonda con gli altri Paesi dell'Asia.

Ma quali sono stati i punti in agenda? Le due nazioni hanno promesso di "adottare forti provvedimenti" contro Pyongyang al suo terzo test nucleare hanno dialogato del possibile interesse giapponese a partecipare al Trans-Pacific Partnership, accordo commerciale aperto da Washington. I due leader hanno inoltre pianificato un sistema di allarme americano in una base vicino Tokyo per rinforzare le difese contro la minaccia missilistica dalla Repubblica Democratica della Corea. Tuttavia il sistema, che aiuterà l'intercettazione americana dei missili, costituisce, secondo la Kyodo News Agency, una violazione del divieto che, il Giappone si è autoimposto, sul diritto di esercitare una autodifesa collettiva.


Per Kenneth Lieberthal, membro della sezione di politica estera e dell'economia globale e dello sviluppo all' istituto Brookings, "nonostante l'alleanza tra Stati Uniti e Giappone, spetta a Cina e Giappone risolvere i loro problemi". " Certamente noi non incoraggiamo nessuna delle due parti ad una maggiore determinazione, ma cerchiamo di incoraggiare entrambe ad evitare incidenti o disgrazie " asserisce Lieberthal.

Secondo Liu jiangyong, specialista in relazioni giapponesi alla Tsinghua University, il Giappone "non è riuscito nel suo intento a causa soprattutto degli interessi di Washington  nelle regioni  asiatiche del Pacifico" . Dello stesso avviso è anche Christian Caryl che ha dichiarato alla Xinhua News: "gli Stati Uniti  non vogliono essere coinvolti in faide locali che potrebbero far scoppiare un conflitto militare".

Su Hao, un professore della China Foreign Affairs University è convinto che " è negli interessi americani che la Cina e Tokio arrivino a qualche accordo, ma questa tensione va tenuta sottocontrollo nel caso in cui gli Stati Uniti esercitino la loro influenza". Nonostante ciò, secondo gli esperti, è improbabile che Abe mitighi la sua posizione.



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