Politica interna

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TIAN'ANMEN: ETIM, IL NEMICO DI PECHINO

TIAN ANMEN: ETIM, IL NEMICO DI PECHINO


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 4 nov. - L'attacco terroristico, come lo ha definito il governo cinese, di piazza Tian'anmen di lunedì scorso, ha fatto una nuova vittima, senza spargimento di sangue, questa volta. A cadere, metaforicamente, è stata la testa del generale Peng Yong, il militare più alto in grado della regione autonoma dello Xinjiang, esautorato ieri dai vertici dell'esercito cinese e già sostituito. Quasi inevitabile, poi, il riflesso che i fatti di lunedì scorso hanno avuto sulla sicurezza nella capitale. Sabato scorso, al termine di un'ispezione, il capo del Partito Comunista di Pechino, Guo Jinlong, ha chiesto un aumento della sorveglianza nella città in funzione anti-terroristica. Guo ha sottolineato l'importanza di una risposta rapida alle emergenze e ha disposto un aumento delle forze di polizia nelle aree chiave della capitale, a una settimana dall'appuntamento politico più importante dell'anno, il terzo plenum del Comitato Centrale, che dal 9 al 12 novembre prossimi dovrà svelare le riforme che Pechino intende attuare nei prossimi anni in tutti, o quasi, i settori dell'amministrazione statale.

AgiChina24 ha chiesto a Raffaello Pantucci, Senior Research Fellow presso il Royal United Services Institute di Londra, ed esperto in anti-terrorismo, e a Michael Clarke, docente della Griffith University di Sydney e autore di "Xinjiang and China's rise in central Asia", di provare a tracciare un quadro delle tensioni che percorrono lo Xinjiang e analizzare i problemi della minoranza uighura che ci vive, tradizionalmente ostile alle restrizioni del governo centrale cinese nella regione autonoma.


Nessuna organizzazione ha ancora rivendicato l'esplosione del Suv in piazza Tian'anmen di lunedì scorso, ma il governo ha già incolpato dell'attentato l'ETIM, la più nota sigla indipendentista dello Xinjiang. E' plausibile come spiegazione? Quanto è organizzato l'ETIM, oggi?

RP: E' possibile che sia collegato all'ETIM (o Turkestan Islamic Party, TIP, come loro si definiscono, ETIM è una nomenclatura affibbiata dal governo cinese) anche se la natura relativamente a basso contenuto tecnologico dell'attentato è piuttosto di natura casuale e la metodologia impiegata dalla cellula non fa pensare a un attacco che abbia ricevuto una direttiva e un addestramento dall'esterno. Il TIP,oggi, in massima parte è basato nelle aree rocciose del Pakistan e a seconda di chi chiedi è un piccolo gruppo che produce abbastanza regolarmente riviste e materiale video dal Pakistan, che esorta la gente a combattere contro il governo cinese nonostante mostri una formazione individuale.

MC: l'ETIM è stato inserito nella lista delle organizzazione terroriste dagli Stati Uniti nel 2002, come moneta di scambio per l'appoggio cinese all'invasione dell'Afghanistan e alla "guerra al terrorismo". Prima di allora, gli osservatori di lungo corso dello Xinjiang non hanno trovato prove di gruppi organizzati di militanti uighuri. L'ETIM è stato al massimo un gruppo che ruotava attorno alla figura di Hasan Mahsum, uighuro, che ha lasciato lo Xinjiang nel 1997 (per paura della repressione) e stando alle cronache ha fondato il gruppo tra il 1998 e il 1999, in Afghanistan. Mahsum è stato ucciso durante un'operazione militare nel Waziristan del sud nel 2003, e da allora ci sono state poche prove concrete delle attività operative dell'ETIM. Infatti, molti osservatori (tra i quali anch'io) credono che il gruppo sia in larga parte dormiente. In più, 22 uighuri sono stati catturati dalle forze militari in Afghanistan dopo l'11 settembre, anche se sono poi stati tutti rilasciati dal carcere di Guantanamo tra il 2006 e il 2008 senza accuse (alcuni hanno ottenuto l'asilo politico in Albania, invece di affrontare l'estradizione in Cina). Il governo cinese ha usato questi due argomenti come base per convincere la comunità internazionale che anche la Cina deve fronteggiare una minaccia jihadista simile ad Al Qaeda nello Xinjiang. In sintesi, è possibile che l'ETIM possa essere coinvolto in questo attacco, ma non è probabile per alcuni fattori. Primo, la natura stessa dell'attacco era grezza, e contraddice l'affermazione che questi individui erano collegati a una forte gruppo jihadista. Secondo, il governo cinese ha detto di avere ritrovato materiale di propaganda jihadista nell'auto (usata per compiere l'attentato, n.d.r.) e negli appartamenti che sono state dette appartenere agli attentatori. Questo non significa un grande risultato, dal momento che Pechino ha la tendenza a esagerare questo tipo di prove. E terzo, se l'ETIM o un altro gruppo è stato coinvolto, perché nessuno lo ha rivendicato?

Il leader di Al Qaeda Al Zawahri ha menzionato in uno dei suoi ultimi messaggi ai jihadisti, nel settembre scorso, anche lo Xinjiang cinese come terreno di scontro per il terrorismo fondamentalista. Esistono legami recenti e provati tra Al Qaeda l'ETIM?

RP: I leader jihadisti menzionano regolarmente lo Xinjiang e gli uighuri. E' uno dei tanti gruppi che definiscono oppressi mentre l'occidente non fa nulla. Comunque, nel messaggio di Zawahri si può vedere come non si riferisca agli uighuri come a un gruppo con cui abbiano connessioni molto forti. Legami tra TIP e AlQaeda esistono storicamente, anche se non è chiaro al momento a che punto siano. Il generale livello di decomposizione di Al Qaeda in Pakistan è probabilmente all'origine dell'attuale indebolimento.

MC: Negli scorsi anni, Al Qaeda ha fatto affermazioni simili riguardo allo Xinjiang. Questo è certamente venuto incontro agli sforzi di Pechino di collegare la repressione degli uighuri nello Xinjiang alla "guerra al terrorismo". L'unico legame tra ETIM e Al Qaeda deriva dalla fondazione dell'ETIM in Afghanistan negli ultimi anni Novanta. Dalla morte di Mahsum, nel 2003, ci sono scarse prove di legami continuativi tra i due gruppi. Tuttavia, Al Zawahri ha ragione a identificare lo Xinjiang come un terreno potenzialmente fertile da questo punto di vista. Questo è semplicemente dovuto alle normative di Pechino nella regione, che sta esacerbando il malcontento uighuro già esistente.

Le modalità dell'attacco di lunedì scorso (l'uso di un'automobile) possono essere messe in relazione a nuove modalità di attacco predicate da alcune riviste estremiste islamiche? Quanto è diffuso l'estremismo religioso nello Xinjiang? Cosa prevale nei sentimenti degli uighuri: l'indipendentismo o la religione?

RP: Penso che la rabbia tra gli Uighuri sia molto diffusa. Comunque non è chiaro se possa esprimersi sempre sotto forma di furia religiosa organizzata. E' più probabile che si tratti di una rabbia generalizzata che esplode e usi talvolta espressioni religiose. In alcuni casi, è chiaro che gli individui coinvolti sono entrati in contatto con materiale radicale diffuso da gruppi come il TIP, ed è possibile che questo abbia potuto ispirarli. Contemporaneamente, però, non è chiaro quanto grande sia il ruolo della direzione.

MC: Penso che sia affrettato arrivare a conclusioni troppo affrettate su questo attentato. In termini di influenza del radicalismo islamico nello Xinjiang, il consenso generale tra gli studiosi è che rimanga un fenomeno marginale, ma crescente. Per un duplice motivo: le normative cinesi e l'influenza esterna di Afghanistan, Pakistan e dell'Asia centrale. Per quanto riguarda questo secondo punto, gli uighuri hanno avuto grandi contatti sin dagli inizi degli anni Novanta con ampie correnti politiche e ideologiche del mondo musulmano, una delle quali è stata il radicalismo wahabita e il deobandismo (un movimento dell'Islam sunnita, n.d.r.) presente in Asia meridionale. Va comunque notato che gli uighuri sono sempre stati storicamente avversi a queste forme puritane di Islam, e in gran parte rimane così ancora oggi. Il problema è che il governo cinese dello Xinjiang può portare la disaffezione degli uighuri a identificarsi in queste correnti radicali come un modo per resistere a quella che percepiscono come un'oppressione.

Pechino ha già aumentato i controlli e la sorveglianza nello Xinjiang. Cosa prevede per l'immediato futuro della regione autonoma cinese?

RP: Penso che continueremo a vedere un accresciuto livello di sicurezza (anche se entrando nell'inverno la situazione dovrebbe diventare meno tesa. Tradizionalmente sono la primavera e l'estate i mesi in cui vediamo le manifestazioni di violenza) e una maggiore enfasi da parte del governo centrale sull'economia e sull'apparato di sicurezza come metodi per risolvere i problemi dello Xinjiang.

MC: Sfortunatamente penso che un'ulteriore repressione sia la risposta più probabile da parte del governo cinese. Dopo gli eventi di Urumqi, nel luglio 2009, c'erano stati all'inizio avvisaglie da Pechino che potesse verificarsi una revisione delle normative a cui è sottoposta la regione. Quello che ne è risultato è comunque un rimpasto del personale nella gerarchia del partito a livello locale e un raddoppio delle strategie esigenti nei confronti degli uighuri e dello Xinjiang con i tre pilastri delle politiche cinesi nella regione: modernizzazione economica e sviluppo; aumento delle forze di sicurezza; forte controllo delle forme identitarie delle minoranze etniche (come l'uso del linguaggio uighuro, il controllo sull'osservanza religiosa e delle scuole islamiche, ecc.). Nello Xinjiang sono abbastanza sicuro che questo incidente porterà alla restrizione delle misure di sicurezza e a una rinnovata enfasi sul controllo dell'osservanza religiosa degli uighuri e sulle istituzioni educative.

 

4 novembre 2013

 

 

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