Politica interna

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Taiwan verso elezioni,
Tsai del Dpp in testa

Taiwan verso elezioni,<br /> Tsai del Dpp in testa


Di Eugenio Buzzetti


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Pechino, 15 gen. - Vigilia di elezioni a Taiwan, dove domani si vota per il nuovo presidente il rinnovo del parlamento. Tsai Ing-wen leader del Partito Democratico Progressista è in testa ai sondaggi da mesi, e il suo sfidante, Eric Chu, presidente del Kuomintang, il partito nazionalista dell’isola, oggi su posizioni filo-cinesi, sembra non avere speranze. L’esito delle elezioni viene dato quasi per scontato, dopo che il progressivo riavvicinamento tra i due lati dello Stretto ha generato molti dubbi. In molti sono rimasti delusi dall’incontro a Singapore tra Ma Ying-jeou, presidente uscente dell'isola, e il suo omologo nella Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping: i buoni rapporti instaurati con Pechino dal 2008 in poi, oggi non convincono più una grossa fetta dei 23 milioni di elettori che temono di vedere erodersi la sovranità dell’isola.

I segnali della disaffezione nei confronti delle morbide politiche del Kuomintang nei confronti di Pechino sono emersi più volte negli scorsi anni. Nella primavera del 2014 si sono manifestate con le rivolte dei Girasoli e le occupazioni del parlamento di Taipei: gli studenti  manifestavano contro l’approvazione di un patto sul commercio e sui servizi con Pechino che - sostenevano - avrebbe messo in ginocchio l’economia delle piccole e medie imprese dell’isola. Solo pochi mesi dopo è arrivata la disfatta elettorale del Kuomintang alle amministrative di novembre, che ha costretto il governo dell’isola alle dimissioni in blocco e lo stesso Ma a dimettersi dalla carica di presidente del suo partito. Il declino non si è più fermato e l’impopolarità del partito nazionalista è cresciuta. L’insuccesso del Kmt è stato ammesso nei giorni scorsi anche dallo stesso Ma, in conferenza stampa. “Lo scorso anno è stato molto difficile per il Kmt - ha dichiarato - Il processo di selezione dei nostri candidati può non soddisfare tutti, ma ora abbiamo bisogno di rimanere uniti e votare per vincere la battaglia”.

I pasticci in fase elettorale si sono susseguiti a più riprese: la nomina di Hung Hsiu Chu, la candidata scelta dal partito per contrastare Tsai Ing-wen, si è risolta in un fallimento completo. Troppo filo-cinese anche per l’elettorato moderato del Kuomintang, la signora Hung ha fatto crollare il partito nei sondaggi fino a quando non è stata sconfitta quasi all’unanimità dal voto dei delegati che le hanno preferito il presidente del partito, Eric Chu, l’unico sindaco del Kmt di una grande città a uscire vincitore dalle amministrative di novembre 2014. Neppure lui sembra avere chance di risollevare le sorti del Kuomintang. A condizionare il voto a Taiwan saranno anche le aspettative economiche. Con una crescita all’1%, le promesse di Ma di rinvigorire l’economia dell’isola sembrano essersi infrante di fronte a una realtà fatta di bassi salari, costo della vita in aumento e calo delle esportazioni. In molti chiedono al nuovo presidente soprattutto una ripresa. Tsai promette una maggiore indipendenza dall’ingombrante vicino e sostegno alle classi popolari, contro una politica del Kuomintang  tradizionalmente più vicina alle elite imprenditoriali dell’isola. 

Pechino, per ora, si limita a osservare al competizione elettorale, pur sapendo che la favorita per la vittoria non è di proprio gradimento. I vertici di Pechino fanno il tifo per Chu, anche se per gli osservatori della realtà cinese, il pragmatismo della candidata del Dpp potrebbe non compromettere i buoni rapporti con l’isola. Tutto dipenderà da come Tsai intenderà instaurare i rapporti con i dirigenti cinesi. All’inizio la Cina potrebbe mostrare gesti conciliatori al nuovo presidente, secondo Willy Lam, uno dei massimi esperti di politiche cinesi, ma Tsai dovrà mostrare entusiasmo per il dialogo politico tra i due lati dello Stretto se vorrà evitare incrinature. Per ora, Tsai ha mantenuto un atteggiamento ambiguo sul rapporto con la Cina, celandosi dietro la formula del mantenimento dello status quo, ma Pechino è pronta a capirne presto le reali intenzioni.

 

15 GENNAIO 2016

 

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