Politica interna

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Quarto plenum, il dilemma
dello stato di diritto

Quarto plenum, il dilemma<br />dello stato di diritto


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 22 ott. - I massimi dirigenti del Partito Comunista Cinese sono riuniti da lunedì' scorso per il Quarto Plenum del Comitato Centrale, l'organo direttivo di 205 membri del partito, che dovrà decidere le riforme dell'impianto giudiziario cinese. Al centro del dibattito ci sono la giustizia sociale, la trasparenza nella legge, e la costruzione di una governance moderna, in cui anche i dirigenti del partito di livello più alto debbano sottostare alla legge, e non sentirsi al di sopra di essa. Quello in corso in queste ore, e che si concluderà domani, sottolineavano nei giorni scorsi gli organi di stampa cinesi, è il primo plenum che ha al centro la riforma della giustizia, una "prima assoluta" nella storia del PCC.

 

Il dilemma del Quarto Plenum risiede nell'utilizzo della formula "stato di diritto", o come riportato dai media cinesi in lingua inglese, "rule of law" invece di "rule by law". La definizione che uscirà dal meeting a porte chiuse dei massimi dirigenti politici nazionali stabilirà l'atteggiamento da tenere nei confronti di chi, soprattutto tra i dirigenti locali e provinciali del PCC, infrangerà la legge. Per citare l'importanza della legge come "gabbia" 8per usare la definizione dello stesso presidente cinese, Xi Jinping) all'interno della quale si deve esercitare il potere, sempre la Xinhua, in un editoriale di lunedì scorso, citava i numerosissimi casi di campagna contro la corruzione in atto in Cina in questi anni, a cominciare dai due più famosi, quelli dell'ex segretario generale del partito di Chongqing, Bo Xilai, condannato in via definitiva all'ergastolo per corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere nel settembre dello scorso anno, e quello, tuttora in corso, dell'ex capo degli apparati di Pubblica Sicurezza cinesi, Zhou Yongkang, dal 29 luglio scorso ufficialmente sotto inchiesta per corruzione. Al di là delle decisioni che verranno comunicate riguardo al profilo normativo del Paese, la sorte dell'ex membro del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere cinese, è la decisione più attesa del Quarto Plenum che terminerà domani.

 

"C'è una certa distanza tra il concetto di 'rule of law' e quello di 'rule by law' - spiega ad Agi China Joseph Cheng Yu-shek, direttore del dipartimento di Scienze Politiche della City University di Hong Kong, e uno dei più noti esperti di elite politiche cinesi - Di certo, la leadership cinese capisce che c'è bisogno di una certo livello di 'rule by law'. La Cina è un Paese complesso, sofisticato, ed è più veloce governare un Paese di questo tipo attraverso la rule by law. Allo stesso tempo - continua l'accademico di Hong Kong - i diritti umani non sono rispettati, se ci si riferisce alle sanzioni disciplinari in cui incorrono gli avvocati che se ne occupano e gli attivisti. Anche le libertà di base, come quelle di assemblea o di stampa, non vengono rispettate". Cheng si dichiara pessimista riguardo a un reale cambiamento di prospettiva riguardo allo stato di diritto durante il Quarto Plenum. "Non si vedono tentativi di promuovere una riforma politica o di accettare qualsiasi erosione del monopolio del potere politico del partito - conclude Cheng - Come si può realizzare lo stato di diritto a queste condizioni?"

 

L'importanza della rule of law nel futuro ordinamento legislativo cinese è stata sottolineata anche nella serata di ieri dalla Xinhua. "La Cina dovrebbe fare della legge la regola, non uno strumento" titolava ieri l'agenzia di stampa ufficiale cinese, in un editoriale uscito a firma "Voce della Cina", che esprime il punto di vista ufficiale dell'agenzia. La Xinhua cita un rapporto del Comitato Centrale del PCC proprio su questo tema emesso durante il Diciottesimo Congresso del partito, che ha nominato l'attuale classe dirigente capeggiata da Xi Jinping. "Nessuna organizzazione o individuo detiene il privilegio di calpestare la costituzione e le leggi, e nessuno in posizione di potere può permettersi di considerare legge le proprie parole e considerare la propria autorità al di sopra della legge o abusare di essa". Il riferimento, ancora più esplicito, era stato fatto in un articolo di lunedì scorso in cui venivano citati i casi di corruzione e di abuso di potere segnalati e puniti dalla Commissione Disciplinare da quando è in vigore la campagna anti-corruzione.

 

La sfida da vincere è, però, ancora più complessa dei casi della cronaca recente. Il riferimento esplicito va al periodo della Rivoluzione Culturale, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, l'epoca più controversa e sanguinosa della storia cinese recente. "La Cina ha imparato una lezione amara nel non rispetto della legge - continua la Xinhua - Il decennio della Rivoluzione Culturale ha portato gravi danni alle progressive riforme della legge nel Paese e a un certo punto ha anche lasciato il Paese senza una costituzione effettiva". Questo tipo di situazioni, conclude la Xinhua, "non devono più ripetersi nella Cina moderna".


22 ottobre 2014

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