Politica interna

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PLENUM, PER CHI SONO LE RIFORME

PLENUM, PER CHI SONO LE RIFORME


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 13 nov. - Sono passate poco più di 24 ore dalla fine del terzo plenum, che ha annunciato le riforme che la Cina varerà nei prossimi anni accolte con sentimenti contrastanti dagli analisti. Il comunicato finale del plenum (qui la traduzione di AgiChina24) citava tutti i campi che necessitano di una riforma in Cina, quindici, secondo il conteggio di Caixin, che vanno dall'economia alla giustizia all'ambiente allo sviluppo ineguale, all'esercito. La parte del leone nelle riforme riguarda l'economia, che mantiene il suo "ruolo decisivo" nell'allocazione delle risorse, anche se è ancora difficile intravedere reali riforme, a cominciare dalle imprese di Stato, che dovranno adeguarsi maggiormente alle regole del mercato, ma allo stesso tempo avere un "ruolo-guida" nell'economia, come recitava il comunicato finale del plenum, senza delineare una chiara linea di demarcazione tra l'economia pubblica e quella privata. Tra gli obiettivi dei cambiamenti in economia ci sono la libera competizione e la riduzione delle barriere di accesso al mercato, obiettivi già proposti per la zona di libero scambio di Shanghai, inaugurata alla fine di settembre scorso.

Tra le novità di maggiore rilievo c'è l'istituzione di una commissione per la sicurezza dello Stato, che avrà il compito di "migliorare la governance sociale e salvaguardare gli interessi del popolo", e avrà tra i suoi obiettivi quello di coordinare la strategia di prevenzione e risposta agli attacchi di "terroristi, separatisti ed estremisti", come ricordato oggi dal ministero degli Esteri, che incarnano i tre mali che minano la stabilità del Paese. Più in generale, la commissione si occuperà sia delle minacce interne che di quelle esterne, come le dispute con il Giappone e i Paesi del sud-est asiatico per i territori contesi nei mari della Cina e la minaccia nucleare nord-coreana.

 

Il nuovo organo avrà poteri molto ampi, secondo i primi esperti, e potrebbe riprendere nelle sue competenze il modello del National Security Council statunitense, riunendo sotto un'unica commissione il coordinamento dell'intelligence militare e civile cinese, concedendo "un enorme potere alla presidenza", secondo quanto dichiarava alla Reuters Cheng Li, esperto di politica cinese e professore della Brookings Institution. Anche la Cina, con l'introduzione della nuova commissione, avrà quindi il suo National Security Council, con la differenza, scriveva oggi Caixin, che "mentre nel mondo la maggiore parte di questi enti sono governativi, questo risponde a un partito". Se i dettagli riguardo alla nuova commissione sono ancora scarsi, il magazine economico-finanziario prevede la presenza di personale della Difesa, degli Affari Esteri e dei dipartimenti di intelligence al suo interno.

 

Le aree di intervento a livello sociale sono quelle più attese, anche se ancora non viene delineato un sistema di welfare sociale che possa rispondere all'intreccio di esigenze dei cittadini e di progetti di urbanizzazione della classe dirigente. Il nuovo ceto medio che Pechino prevede essere protagonista dell'urbanizzazione non gode ancora di un sistema di sicurezza sociale affidabile: tra le decisioni del plenum c'è anche quella di una maggiore integrazione tra residenti urbani e rurali, ma i cambiamenti in questo campo sono complessi e passano attraverso la riforma fiscale e delle amministrazioni locali, ma anche attraverso interventi sulle pensioni, con una popolazione che invecchia sempre più rapidamente e fatica a essere sostituita dalle nuove leve, ridotte negli ultimi trenta anni dalla politica del figlio unico. Di una possibile revisione della norma non ci sono segnali concreti nel comunicato finale del plenum, ma potrebbe andare secondo alcune fonti, verso un parziale ammorbidimento, permettendo alle coppie con anche solo un genitore a essere stato figlio unico di avere due figli. Fino a oggi, entrambi i genitori dovevano essere figli unici.


13 novembre 2013



CONCLUSO IL TERZO PLENUM:

APPROVATE LE RIFORME 

 

Pechino, 12 nov. - Si è concluso oggi, nel tardo pomeriggio, il terzo plenum del Partito Comunista Cinese. L'annuncio è stato dato dall'agenzia di stampa Xinhua, che ha specificato che i dirigenti cinesi hanno preso la decisione di "intensificare complessivamente il processo di riforme". Molte le aspettative della vigilia, con provvedimenti che, secondo gli annunci delle scorse settimane, sarebbero stati "onnicomprensivi" e "senza precedenti" per il loro impatto sulla vita economica del Paese. Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato, nel pomeriggio, il rapporto finale sui quattro giorni del meeting a porte chiuse, cominciato sabato scorso. Qui il testo del communiqué del Terzo Plenum, l'importantissimo documento politico trasmesso da Xinhua nella serata di martedì (Qui la traduzione dal cinese di AgiChina24).

L'agenzia di stampa Xinhua ha definito il terzo plenum come "un'altra pietra miliare nel cammino di riforme della Cina". Le prime reazioni di osservatori e analisti sono però meno entusiaste. "Il terzo plenum è servito solo mettere a punto alcune linee generali e la resistenza al cambiamento dei poteri forti è chiara - afferma ad AgiChina24 Willy Lam, docente della Chinese University di Hong Kong e tra i maggiori esperti di elite politiche cinesi e di riforme politiche ed economiche della Cina-  Non ci sono inoltre indicazioni di riforme radicali. Per esempio, non ci sono segnali di una riforma delle imprese di Stato, e non c'è una vera indicazione riguardo a una riforma complessiva del sistema di registrazione familiare". Un segnale del mancato intervento sul settore delle aziende di Stato era arrivato proprio oggi, con la smentita da parte del vice presidente della SASAC, l'authority cinese per le industrie di Stato, sulla notizia circolata ieri sui media ufficiali, secondo la quale imprese e investitori privati avrebbero potuto entrare nel capitale azionario dei grandi conglomerati di Stato con quote di partecipazione fino al 15%.

"In sostanza oggi sono state approvate le linee generali delle riforme economiche -spiega Joseph Cheng Yu-shek, professore di Scienze Politiche presso la City University di Hong Kong- e a quanto è stato finora detto, le nuove linee guida non sono controverse: c'è un grosso consenso dietro queste decisioni. La vera sfida sarà l'attuazione delle riforme, perché la realizzazione di molte di queste linee guida incontrerà la resistenza degli interessi di chi gode di una rendita di posizione: la burocrazia, le potentissime aziende di Stato, il settore immobiliare e così via".

MENO STATO NELL'ECONOMIA

Le decisioni del terzo plenum sono state più sulla necessità delle riforme, che sullo specifico dei cambiamenti, anche se tutte le decisioni prese nei quattro giorni di meeting a porte chiuse dai leader cinesi vanno verso un minore controllo dello Stato sull'economia. Tra le linee guida messe a punto dalla classe dirigente del Paese per i prossimi anni, il comunicato finale del terzo plenum ha ribadito che l'economia manterrà un "ruolo decisivo" nella collocazione delle risorse e ha istituito una commissione per la sicurezza dello Stato per "migliorare la governance sociale e salvaguardare gli interessi del popolo". Tra gli obiettivi di questa mossa, vengono elencati un maggiore sviluppo sociale, la salvaguardia della sicurezza dello Stato, della stabilità sociale e la necessità di assicurare migliori condizioni di vita ai cittadini. "Penso che la creazione di una commissione per la sicurezza dello Stato, da un lato serva come coordinamento tra i diversi settori dell'amministrazione -ipotizza Cheng- ma più importante è il fatto che i nuovi leader vogliano garantirsi un migliore controllo degli apparati di pubblica sicurezza, che fino allo scorso anno era nelle mani di Zhou Yongkang, lo sponsor politico di Jiang Jiemin. Credo che si tratti di una mossa di rafforzamento del controllo della leadership sugli apparati della sicurezza".

Nel comunicato finale sono poi previsti interventi in uno dei settori più delicati, la riforma del diritto alla terra: i contadini, spiega il rapporto, dovranno avere introiti più alti dalla vendita della terra per mettere da parte un capitale da investire e aumentare la produttività. Gli interventi in questo settore andranno nella direzione di una maggiore integrazione tra residenti urbani e rurali, afferma il comunicato conclusivo del plenum,  attraverso un'equa partecipazione al processo di modernizzazione del Paese da parte e una riforma del diritto di proprietà. "Si tratta certamente di un'area molto vasta -commenta Joseph Cheng- Le autorità cinesi sono prima di tutto interessate ad abbassare il prezzo delle case, e allo stesso tempo, il governo vuole essere certo che gli incassi vadano all'amministrazione centrale e locale per evitare il pericolo che i guadagni dalla vendita delle terre finiscano nelle mani delle imprese immobiliari o alimentino il circuito della corruzione. E' probabile quindi che venga introdotta anche una tassa sulla proprietà in futuro, per una migliore distribuzione dei ricavi".

COSA CAMBIERA'

Le riforme toccheranno anche l'area dell'amministrazione centrale, che dovrà andare verso un più efficiente modello di governance basato sul modello di servizio alla popolazione e sul pieno rispetto della legge. Pochi i cambiamenti, invece, per altri settori, come l'esercito -del quale è stata sottolineata sia la necessità di innovazione che di obbedienza al partito- e le imprese di Stato, un'eventualità già prevista da molti, che dovranno "adeguarsi a moderne pratiche aziendali". Anche per la giustizia, che dovrà essere più efficiente e trasparente, non sembrano previsti cambiamenti significativi all'interno del sistema giudiziario socialista, che rimane saldamente il modello di riferimento. Per la protezione dell'ambiente, uno dei crucci maggiori della classe dirigente attuale, il comunicato finale del terzo plenum fa poi riferimento alla costruzione di una "eco-civilizzazione". A sorvegliare tutto il processo di riforma dei vari campi dell'economia e della vita sociale, sarà poi una commissione di esperti che seguirà tutta la fase di progettazione e attuazione delle riforme.

Le promesse della vigilia sembrano essersi ridimensionate dopo le notizie dei primi interventi. "Questo terzo plenum è stato molto meno ambizioso dei più importanti plenum del 1978 e del 1993, perché la leadership di Xi Jinping è preoccupata di mantenere il potere del partito -spiega Willy Lam- e Xi Jinping non è un entusiasta sostenitore delle riforme di mercato come lo era Deng Xiaoping. Si è trattato di una via di mezzo: non c'è una sistematica o onnicomprensiva soluzione". I primi cambiamenti a livello amministrativo potrebbero vedersi a breve. "Nei prossimi giorni vedremo in dettaglio il comunicato finale del plenum, e nelle prossime settimane vedremo i primi programmi dettagliati -conclude Joseph Cheng- Sembra che il governo cinese sia impaziente di varare le riforme e di contrastare le rendite di posizione, ma dovremo ancora aspettare per i primi effetti delle decisioni di oggi. Le prime risposte verranno dai mercati".

 

12 novembre 2013

 

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