Politica interna

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Maxi processo mafia,
Liu Han nega le accuse

Maxi processo mafia, <br />Liu Han nega le accuse


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Roma, 3 apr.- Non colpevole. Ha respinto tutte le accuse Liu Han, magnate di Hanlong Group, colosso delle del settore minerario della provincia meridionale cinese del Sichuan, in carcere dal marzo dello scorso anno e alla sbarra da lunedì nel maxi-processo di mafia che lo vede coinvolto. L'uomo ha negato l'accusa di omicidio e di avere un legame organizzazione criminale composta da 34 membri e di cui è accusato essere a capo, responsabile negli ultimi venti anni di nove omicidi, aggressioni a mano armata e associazione mafiosa, detenzione illegale, possesso illegale di armi da fuoco e reati di stampo finanziario.

Un tempo al 230esimo posto della classifica dei più ricchi di Cina grazie anche alla galassia di aziende da lui controllate con interessi nell'energia elettrica, nei servizi finanziari, nel settore immobiliare e nel mercato azionario, Liu è giudicato insieme agli altri membri della gang dalla Corte Intermedia del Popolo di Xianning, nella provincia centrale cinese dello Hubei. Il suo è il processo di più alto profilo contro un imprenditore privato dall'insediamento di Xi Jinping. Ma soprattutto Liu Han, secondo fonti citate dal magazine economico-finanziario Caixin e dalla Reuters, sarebbe in stretto contatto con la famiglia di Zhou Yongkang, leader degli apparati di sicurezza cinesi fino al 2012, quando era uno dei nove membri del Comitato Permanente del Politburo, il vertice della politica cinese e oggi agli arresti domiciliari, ma senza che nessuna accusa sia stata spiccata formalmente. In particolare il magnate sarebbe partner del figlio di Zhou Yongkang, Zhou Bin,  che avrebbe aiutato Liu ad aggirare le regolamentazioni in materia di Protezione Ambientale.

"L'imputato Liu Han ha contestato le prove presentate contro di lui" si legge in un comunicato reso noto dalla Corte sul suo sito web. L'imprenditore – riferisce la Reuters - ha poi detto che molti degli uomini ritenuti complici sono suoi autisti o della sua famiglia. Quanto alle vittime e alle loro famiglie, Liu si è detto dispiaciuto (sebbene estraneo ai fatti, ha sottolineato) e ha espresso il desiderio di risarcire i parenti.

 

3 aprile 2014

AL VIA IL PROCESSO CONTRO LA MAFIA DEL SICHUAN

 

di Eugenio Buzzetti 

Twitter@Eastofnowest


Pechino, 31 mar. - E' iniziato oggi il processo contro la gang di Liu Han, l'imprenditore del settore minerario della provincia meridionale cinese del Sichuan, in carcere dal marzo dello scorso anno. Liu Han era a capo della Hanlong Group, la più grande aziende del settore privato cinese. A febbraio scorso, era stato accusato assieme al fratello, Liu Wei, e ad altri 34 membri dell'organizzazione criminale da lui capeggiata di nove omicidi, aggressioni a mano armata e associazione mafiosa, detenzione illegale, possesso illegale di armi da fuoco e reati di stampo finanziario. Il processo, scrive la Xinhua, si tiene presso la Corte Intermedia del Popolo di Xianning, nella provincia centrale cinese dello Hubei.

 

Oltre alla Hanlong Group, nel suo impero finanziario, Liu Han aveva anche una galassia di aziende, con interessi nell'energia elettrica, nei servizi finanziari, nel settore immobiliare e nel mercato azionario. La sua famiglia aveva guadagnato molta visibilità nel corso degli anni, anche per la sua fama di filantropo. Il fratello, Liu Wei, era stato uno dei tedofori delle Olimpiadi di Pechino 2008. Liu Han era fino al 2012 uno degli uomini più ricchi di Cina, al 148esimo posto nella classifica di Forbes. La gang dei fratelli Liu è attiva dal 1993, e grazie ai forti legami a livello locale - anche con le forze dell'ordine - ha consolidato il proprio potere, fino ad arrivare alla sostanziale impunità per i suoi membri. Quello dei fratelli Liu, scrive la Xinhua, è "il più grande gruppo criminale di stampo mafioso a finire sotto processo nel Paese negli ultimi anni".

 

Liu Han, secondo alcune fonti citate dal magazine economico-finanziario Caixin, una delle riviste più prestigiose di Cina, è poi in stretto contatto con la famiglia di Zhou Yongkang, leader degli apparati di sicurezza cinesi fino al 2012, qundo era uno dei nove membri del Comitato Permanente del Politburo, il vertice della politica cinese. Zhou Bin, figlio di Zhou e anch'egli imprenditore con forti interessi nell'energia, avrebbe aiutato Liu Han nei primi anni Duemila a ottenere i permessi per la sua azienda, aggirando le regolamentazioni in materia di Protezione Ambientale. Oggi, Zhou Yongkang è agli arresti domiciliari, hanno confermato nei mesi scorsi al New York Times e alla Reuters alcune fonti vicine alle elite del Partito Comunista Cinese, anche se non è ancora stata formalmente spiccata alcune accusa formale nei suoi confronti.

 

Nelle ultime settimane sono stati molti i casi di uomini vicini a Zhou Yongkang finiti sotto inchiesta per corruzione. Venerdì scorso, l'agenzia Xinhua aveva annunciato la destituzione di Ji Wenlin, ex vice governatore della provincia di Hainan, l'isola del sud della Cina, per "sospette violazioni disciplinari e legali", un eufemismo con cui generalmente si nasconde l'accusa di corruzione. Negli anni tra il 2003 e il 2005, Ji era stato segretario personale di Zhou Yongkang. Prima ancora era stato defenestrato il vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, anch'egli con presunti legami con l'ex zar della Pubblica Sicurezza cinese. Li sarebbe stato l'uomo di fiducia dello stesso Zhou all'interno di CCTV, l'emittente statale cinese, dove ha trascorso gran parte della sua carriera prima di entrare al Ministero della Pubblica Sicurezza.

 

Proprio durante i lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, che si sono chiusi nelle scorse settimane, si era tornato a parlare di Zhou Yongkang. Prima della conferenza stampa finale tenuta dal primo ministro Li Keqiang, era stato chiesto ai giornalisti presenti di non rivolgere domande al premier sulla sorte dell'ex uomo forte degli apparati di Sicurezza. Speculazioni su una sua possibile incriminazione erano trapelate alcuni giorni prima dal portavoce della Conferenza Consultiva Politica del Popolo cinese, l'altro ramo del parlamento, con funzione consultiva, riunitosi negli stessi giorni della ANP: alla domanda diretta sulla sorte dell'ex numero nove della gerarchia politica cinese, Lyu Xinhua aveva risposto che chiunque si fosse macchiato di reati ne avrebbe ovulo rispondere davanti alla legge. Senza nominarlo mai direttamente, Lyu aveva parlato di "un ex membro del più alto corpo decisionale del partito".

 

SEQUESTRATI BENI PER 90 MILIARDI DI YUAN A 300 ALLEATI DI ZHOU YONGKANG


Ammontano a circa 90 miliardi di yuan, circa 10,5 miliardi di euro, i beni confiscati a circa trecento tra familiari, amici politici, protetti e altri personaggi connessi all'ex capo degli apparati di Pubblica Sicurezza, Zhou Yongkang, fino al 2012 uno degli uomini più potenti di Cina. Lo rivelano all'agenzia Reuters alcune fonti al corrente delle indagini su Zhou Yongkang, che è stato membro del Comitato Permanente del Politburo, il vertice decisionale del potere in Cina, fino al novembre 2012. Sempre secondo fonti anonime, ma vicine ai vertici del Partito Comunista Cinese, Zhou si trova da diversi mesi, almeno da dicembre scorso, agli arresti domiciliari, anche se nessuna accusa è stata finora formalmente spiccata contro di lui.

Zhou, secondo una terza fonte sentita da Reuters, avrebbe rifiutato di collaborare con gli inquirenti che stavano indagando su di lui, dichiarando di essere vittima di una persecuzione politica. Finora gli inquirenti avrebbero congelato conti in banca per il valore di 37 miliardi di yuan (4,3 miliardi di euro) e azioni e obbligazioni su mercati esteri per 51 miliardi di yuan, circa sei miliardi di euro, più trecento tra ville e appartamenti del valore di 1,7 miliardi di yuan, oltre due milioni di euro, e oggetti preziosi come dipinti antichi e moderni e auto di lusso per un altro miliardo di yuan, circa 1,2 milioni di euro.

 

Tra le persone di spicco - con una carica politica di livello vice ministeriale - sentite dagli inquirenti ci sono anche Jiang Jiemin, ex presidente della SASAC, la commissione di vigilanza sugli asset delle imprese di Stato, defenestrato a settembre scorso, l'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, destituito nelle scorse settimane e l'ex vice governatore della provincia di Hainan, Ji Wenlin, che dal 2003 al 2005 era stato segretario personale di Zhou Yongkang.


31 marzo 2014

 

 

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