Politica interna

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MOGLIE BO XILAI CONFESSA, HO UCCISO HEYWOOD

MOGLIE BO XILAI CONFESSA, HO UCCISO HEYWOOD<br />


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 07 ago. - A due giorni dall'inizio del processo per l'omicidio del businessman britannico Neil Heywood, Gu Kailai, principale imputata e moglie dell'ex leader di Chongqing Bo Xilai, ora caduto in disgrazia, ha confessato agli inquirenti l'omicidio del gentleman inglese che lavorava alle dipendenze della famiglia come consulente finanziario privato. Neil Heywood, cittadino britannico residente in Cina dal 1992, era stato trovato morto in una stanza d'albergo il 14 novembre scorso e il suo corpo era stato frettolosamente cremato.

 

Oltre all'omicidio, Gu, di professione avvocato e figlia di un importante generale, avrebbe confessato anche altri "reati economici" secondo un procuratore informato dei fatti sentito dal quotidiano di Hong Kong South China Morning Post. Il caso legato all'ex segretario provinciale del Partito Comunista di Chongqing, Bo Xilai, si compone, infatti, di uno scandalo multiplo che, oltre all'omicidio Heywood, conta anche un tentativo di spionaggio agli alti vertici dello Stato attraverso un sofisticato sistema di intercettazioni, e una serie di reati finanziari per aggirare il fisco cinese. Attraverso un gioco di nomi multipli, tutti riconducibili a membri della famiglia Bo, e società offshore, la famiglia di Bo Xilai ha accumulato negli anni un capitale di 136 milioni di dollari, secondo le stime fatte nei mesi scorsi dall'agenzia di stampa Blomberg.

 

L'assenza dai capi di imputazione a carico della moglie di Bo dei reati finanziari sarebbe, secondo l'opinione degli osservatori, un chiaro segnale che la giustizia cinese intende procedere nei confronti di Gu Kailai solo per l'omicidio Heywood, forse per i legami ancora forti tra suo marito, sospeso da tutte le cariche politiche a livello nazionale il 10 aprile scorso, e alcuni importanti esponenti del Partito Comunista Cinese. "Se Gu non è stata accusata di crimini economici -rivela al South China Morning Post Pu Zhiqiang, avvocato di Pechino- Bo non andrà incontro a grossi problemi. Ai piani alti vogliono un finale veloce e senza complicazioni". Ma le dichiarazioni rese da Gu alla polizia potrebbero nascondere particolari ancora più importanti. Secondo una fonte anonima molto vicina alla famiglia Bo sentita dall'agenzia di stampa Reuters, Gu Kailai "era convinta che i rivali politici di suo marito volessero uccidere lui e suo figlio". Un pericolo, questo, che avrebbe gettato Gu nella depressione mentre la carriera di Bo Xilai sembrava destinata a raggiungere i vertici del potere. E che sarebbe stato alla base, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale cinese Xinhua, della decisione di uccidere Neil Heywood: il consultente finanziario di famiglia avrebbe provato a minacciare ripercussioni sul figlio della coppia, Bo Guagua, tuttora negli Usa dopo la laurea ad Harvard, qualora Gu non avesse pagato profumatamente i suoi servigi per sistemare ingenti somme di denaro su conti esteri.

 

Secondo quanto rivelato dalla fonte anonima del South China Morning Post, Gu Kailai è apparsa "rilassata" e "affabile" durante gli interrogatori. "Gu ha detto agli investigatori ogni cosa ricordasse -spiega l'anonimo procuratore- e per le cose che non poteva ricordare chiaramente, ha chiesto agli investigatori di procedere e scrivere qualsiasi cosa volessero". A causa del numero limitato di prove a suo carico, Gu non dovrebbe andare incontro alla pena di morte, secondo l'opinione di autorevoli commentatori, ma potrebbe comunque rischiare l'ergastolo. L'unica prova di cui la polizia cinese è entrata in possesso è un pezzo del cuore di Heywood, asportato dal corpo della vittima nelle ore successive al ritrovamento del corpo, per ordine del vice sindaco e capo della Pubblica Sicurezza di Chongqing Wang Lijun, prima che la salma venisse cremata. Wang Lijun, ex braccio destro di Bo Xilai, aveva dato il via alla vicenda legata all'ex leader di Chongqing il 6 febbraio scorso con una clamorosa fuga al consolato Usa di Chengdu, nella provincia meridionale del Sichuan, a poche ore di viaggio dalla metropoli sullo Yangtze.

 

Arrestata il 10 aprile scorso, Gu Kailai è stata formalmente accusata di omicidio dalla Corte Popolare di Hefei, nella provincia meridionale dello Anhui, il 26 luglio scorso. La sua confessione arriva all'indomani dell'apertura dei "meeting di Beidaihe", le consultazioni segrete dei leader di Pechino che si tengono nella località balneare a poche ore di viaggio dalla capitale e che decidono il futuro assetto del potere in vista del più importante appuntamento politico del decennio: il Congresso del Partito Comunista Cinese. Previsto per l'autunno prossimo, la diciottesima edizione del Congresso sancirà il rinnovo della classe dirigente, con la sostituzione di sette dei nove membri del Comitato Permanente del Politburo, il massimo organo decisionale del Paese.

 

Il caso Bo Xilai è visto dagli analisti come il più grande scandalo politico cinese dal 1989, quando l'allora segretario generale del Partito Comunista Cinese, Zhao Ziyang, venne epurato per avere solidarizzato con gli studenti che manifestavano contro il regime di Pechino in piazza Tiananmen. Bo Xilai, leader di Chongqing, si era reso protagonista negli scorsi anni, assieme al fido Wang Lijun, di una campagna anti-criminalità che aveva decapitato i vertici amministrativi e della Pubblica Sicurezza di Chongqing, e aveva fatto rivivere il mito di Mao Zedong attraverso una campagna propagandistica di nostalgici slogan risalenti al periodo buio della Rivoluzione Culturale che inviava anche tramite sms ai cellulari di tutta Chongqing. Un mossa, quella del revival rivoluzionario, che non è stata apprezzata dai vertici di Pechino, ansiosi di mettere da parte gli eccidi degli anni del radicalismo maoista. Ambizioso e con importanti amici nelle alte sfere, Bo Xilai era, fino al febbraio scorso, candidato a un posto di rilievo nel nuovo organigramma del potere cinese. Non aveva fatto mistero della sua volontà di entrare nel Comitato Permanente del Politburo, forse ereditando dall'amico Zhou Yongkang, numero nove del Partito, la carica di capo degli apparati di Sicurezza. Zhou Yongkang sarebbe andato incontro a una sorta di "epurazione dolce" nei mesi scorsi, secondo alcune indiscrezioni di stampa, con il trasferimento dei suoi poteri al ministro della Pubblica Sicurezza Meng Jianzhu: la decisione di non eliminarlo dal potere risiede, secondo gli osservatori, nel fatto che il sessantanovenne Zhou non potrà comunque essere rieletto per sopraggiunti limiti di età.

 

Una delle scelte più ardue della classe dirigente cinese oggi riunita a Beidaihe, secondo quanto trapelato negli scorsi mesi da diverse indiscrezioni, sarebbe proprio quella di stabilire se il nuovo Comitato Permanente dovrà contare un numero di membri inferiore o superiore dell'attuale, o se dovrà rimanere dello stesso numero, nove, che ha tuttora. La disputa tra le diverse correnti del Partito si sarebbe aperta negli scorsi mesi proprio per eliminare dalle cariche che spettano ai nuovi membri quella di capo degli apparati di sicurezza, che l'ambizioso Bo avrebbe voluto per sé.


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