Politica interna

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ESERCITO TRA RIFORMA E TAGLI
Le difficoltà di Pechino dopo la parata

ESERCITO TRA RIFORMA E TAGLI <br />Le difficoltà di Pechino dopo la parata


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 4 set. - I vertici militari cinesi promettono di aderire "incondizionatamente" al presidente cinese, che ieri ha deciso il taglio di trecentomila unità dell'Esercito di Liberazione Popolare, ma la riforma delle Forze Armate dovrà andare incontro a "difficoltà senza precedenti" per sgombrare il campo da "vecchi modi di pensare" e "interessi di parte" che pesano sull'esercito più grande del mondo, che conta oggi 2,3 milioni di membri. Lo scrive oggi in un editoriale il Pla Daily, il quotidiano dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese, dopo l'annuncio del taglio delle truppe di ieri.

Quello del giornale dell'esercito non è il primo richiamo alle resistenze alle riforme, in Cina. Era già successo nelle scorse settimane, mentre le borse crollavano e i mercati si interrogavano sulla mossa a sorpresa della banca centrale cinese di svalutare lo yuan. L'opposizione alle riforme, si leggeva in un editoriale riportato su vari media cinesi, ha incontrato resistenze "inimmaginabili" da parte di alcuni settori della società cinese. I toni accesi dell'articolo avevano fatto discutere gli esperti sui rischi per il sistema e per il leader cinese, che si trova ad affrontare "una resistenza che va oltre quanto immaginato" nell'attuazione del cambiamento. Pochi giorni prima, un altro editoriale, secondo molti indirizzato all'ex presidente Jiang Zemin, usava toni ancora più forti contro gli ex leader che mantengono ancora una forte presenza nella politica interna cinese, nonostante si siano ritirati da tempo dalla vita politica attiva. Le voci su un possibile rapporto ai ferri corti tra Xi e Jiang sembrano per ora smentite dalle immagini di ieri, che hanno visto l'ex presidente cinese sugli spalti della Città Proibita a fianco di Xi Jinping, con cui ha scambiato qualche parola davanti alle telecamere a pochi minuti dall'inizio delle celebrazioni per i settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le turbolenze dei mercati e quelle più difficili da intercettare della politica sono state messe da parte, ieri, per qualche ora, durante la parata militare, che in molti hanno considerato un'esibizione muscolare a poche settimane dalla visita di Xi Jinping negli Stati Uniti, definizione che Pechino respinge. Le nuove armi che hanno sfilato in piazza Tian'anmen hanno attratto l'attenzione degli analisti, come nel caso dei missili DF-21D, in grado di distruggere una portaerei in un colpo solo, o i DF-26 a lunga gittata, i "Guam killer", così chiamati perché in grado di raggiungere la base navale statunitense nel Pacifico. Il potere deterrente dei nuovi armamenti è stato oggetto di un editoriale del Global Times, oggi, in cui gli esperti di temi militari hanno spiegato che le tecnologie belliche presentate durante la parata serviranno a scopo difensivo.

L'esercito cinese ha vissuto un anno di cambiamenti nel 2015, sia sul piano della lotta alla corruzione, che ha colpito i due ex vice presidenti della Commissione Militare Centrale, che sul piano delle riforme, la cui importanza è stata più volte sottolineata da Xi Jinping prima dell'annuncio di ieri. La riduzione delle truppe andrà a colpire soprattutto i reparti non operativi sul campo di battaglia e il personale amministrativo, e verrà completata entro il 2017, come parte di un progetto più ampio di riforma delle Forze Armate che non prevede una riduzione del budget, ma un ammodernamento dell'apparato militare, ha fatto sapere ieri il Ministero della Difesa di Pechino. Non tutti saranno contenti dell'esito. "Ci saranno differenti modi di intendere la riforma - spiega l'editoriale comparso sul Pla Daily - e questo potrebbe portare a un certo grado di rischio".

 

04 settembre 2015

 

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