Politica interna

Politica Interna

HU JINTAO RIVENDICA LA PROPRIA EREDITA' POLITICA

HU JINTAO RIVENDICA LA PROPRIA EREDITA  POLITICA


di Eugenio Buzzetti

 

24 lug. - Un discorso agli alti funzionari del Partito Comunista Cinese per tracciare il bilancio della propria eredità politica e un processo che si preannuncia tra i più infuocati della storia recente cinese. Sono gli elementi del tortuoso percorso istituzionale del Dragone nell'estate dello scandalo legato a Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing caduto in disgrazia nei mesi scorsi.

 

Il discorso è quello pronunciato ieri a Pechino dal presidente cinese Hu Jintao di fronte a una platea di dirigenti ministeriali e leader provinciali. Durante l'incontro, Hu ha ribadito le linee guida della Cina nel delicato passaggio di consegne ai vertici delle istituzioni che si consumerà al termine del prossimo Congresso del partito, previsto per l'autunno: unità attorno alla leadership e necessità di riforme economiche per fronteggiare le "sfide senza precedenti" che il futuro riserva al Paese. Le parole di Hu hanno il sapore di una rivendicazione della propria eredità come leader della Cina: il presidente cinese ha fatto riferimento a concetti a lui cari come lo "sviluppo scientifico" e la "società armoniosa" che la Cina deve continuare a costruire anche al termine della sua presidenza attraverso una "accelerata trasformazione nella conduzione dello sviluppo economico". Ma non è difficile leggere tra le righe i sottintesi di un discorso condito di slogan e tecnicismi.

 

Hu Jintao ha sottolineato ancora una volta l'importanza della compattezza dei membri del partito attorno alla leadership. "Dobbiamo continuare con risolutezza -ha affermato il presidente cinese- il percorso intrapreso dal partito e dal popolo molto tempo fa, senza tirarci indietro di fronte ai pericoli o farci distrarre dalle interferenze". Nessun riferimento specifico agli eventi degli ultimi mesi, ma le "interferenze" a cui fa cenno il presidente hanno un nome e un cognome: Bo Xilai. Il caso politico legato alle vicende dell'ex leader di Chongqing, caduto in disgrazia all'inizio del 2012, ha fatto sussultare il gotha del potere cinese nei mesi scorsi, per i forti legami che Bo intratteneva con gli alti vertici degli apparati di sicurezza e con l'esercito. L'ex segretario provinciale della megalopoli sullo Yangtze è stato protagonista delle cronache per un triplice scandalo composto da un caso di omicidio, un affare finanziario a base di società offshore intestate a membri della sua famiglia, e un tentativo di spionaggio agli alti vertici dello Stato che hanno spinto gli osservatori a definire l'intera vicenda come il più grande scandalo politico cinese degli ultimi venti anni.

 

Non sono mancati i riferimenti, nel discorso presidenziale, anche alla delicata situazione economica, certificata dai più importanti indicatori che hanno registrato segnali contrastanti negli ultimi mesi. "Stiamo andando incontro - ha sottolineato Hu in riferimento all'impasse attuale - a opportunità senza precedenti e ci dobbiamo confrontare con sfide senza precedenti". Le parole del presidente cinese sono state accolte dagli apprezzamenti degli alti dirigenti del partito in cerca di una promozione ai vertici dello Stato, ma hanno finora ottenuto solo una tiepida accoglienza dai primi commentatori. "Non c'è stato niente di nuovo nel discorso sulle riforme politiche ed economiche -commenta ai microfoni del South China Morning Post Wu Si, direttore dello Yanhuang Chunqiu, rivista di Pechino che spinge in favore delle riforme- ma sembra che Hu voglia rinvigorire il consenso attorno alle scelte operate e dimostrare che nessun cambiamento è possibile rispetto ad esse".

 

Con un occhio al prossimo Congresso e uno alle difficoltà dell'economia, che per il terzo trimestre 2012 dovrebbe rallentare ancora -secondo le prime stime della Banca Centrale cinese- attestandosi attorno al 7,4%, il Dragone deve fare i conti anche con il corto circuito politico generato dal caso Bo Xilai, da mesi sullo sfondo di ogni vicenda politica nazionale. Nei giorni scorsi il caso Bo ha registrato nuovi passi avanti, dopo la "spontanea" decisione dell'architetto francese Patrick Henry Devillers di recarsi a Pechino per testimoniare al processo che si terrà nei confronti di Gu Kailai, moglie dell'ex boss di Chongqing, accusata di avere preso parte all'omicidio del businessman britannico Neil Heywood, per anni alle dipendenze della famiglia Bo.

Dal 2007 residente a Phnom Penh, Devillers, che aveva avuto tempo fa una relazione con Gu, potrebbe avere un ruolo da "supertestimone" nel processo che vedrà alla sbarra Bo Xilai, fino a pochi mesi fa considerato uno dei leader in ascesa all'interno della gerarchia del partito. Devillers ha incontrato il 21 luglio scorso alcuni funzionari dell'ambasciata francese a Pechino. Secondo quanto riscontrato dai diplomatici che l'hanno ricevuto, il cittadino francese gode di buona salute ed è sereno nei confronti delle prove che dovrà affrontare. Devillers era stato arrestato dalle autorità cambogiane il 13 giugno scorso dietro pressioni di Pechino perché potesse essere mandato in Cina a rispondere di eventuali attività illecite commesse in relazione al suo legame con la famiglia dell'ex leader di Chongqing.

Una vicenda complicata, quella che porta il nome di Bo Xilai, difficile da maneggiare anche per gli uomini più potenti di Cina, ancora di più alla vigilia del decennale ricambio della classe dirigente del partito. Il futuro politico del Dragone sembra già tracciato, con l'ex leader di Chongqing fuori dai giochi per la successione, ma le velate allusioni del discorso di Hu Jintao lasciano intendere che l'imbarazzo delle istituzioni nei confronti della vicenda non si sia ancora attenuato.


ARTICOLI CORRELATI

DEVILLERS IN UN VIDEO: "PARTO SENZA COSTRIZIONI"



© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci