Politica interna

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Hong Kong protesta contro
elezioni controllate da Pechino

Hong Kong protesta contro <br />elezioni controllate da Pechino


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella
 



Roma, 1 sett.- La riforma elettorale proposta da Pechino è una farsa e il voto sarà tutt'altro che libero. La pensano così le centinaia di manifestanti pro democrazia di Hong Kong che da ieri protestano contro le condizioni poste dalla Cina alle 'libere' elezioni del 2017 che nomineranno il nuovo capo della città stato. Secondo la riforma elettorale il volto del prossimo chief executive della regione amministrativa speciale sarà sì il risultato di un suffragio universale – diritto negato ai cinesi della Repubblica popolare e per il quale gli hongkonghesi si battono da tempo – ma i candidati (due o tre al massimo) saranno proposti direttamente dal governo centrale cinese.

Una condizione che ha mandato su tutte le furie gli abitanti di Hong Kong che da mesi lamentano la crescente ingerenza di Pechino negli affari e nella vita dell'ex colonia britannica. E oggi, proprio mentre all'auditorium dell'ex colonia britannica  il vice segretario generale del Comitato Permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Li Fei, spiegava la decisione annunciata ieri dal governo cinese, una folla di attivisti vestiti di nero e con nastri gialli ha fatto irruzione nell'edificio urlando slogan e agitando cartelloni con la scritta "Vergogna". Secondo quanto raccontato dai manifestanti la polizia ha fatto ricorso a spray al peperoncino per allontanare il gruppo. Tra i dissidenti Alex Chow, leader della Federazione degli Studenti, secondo cui già migliaia tra intellettuali, studenti e professori di 11 college e università hanno aderito alla maxi protesta dello scorso luglio fuori dal quartier generale del governo di Hong Kong, nel diciassettesimo anniversario del ritorno alla Cina dell'ex colonia britannica. Dal canto loro, i leader di Occupy Central – il movimento più attivo ad Hong Kong – ha promesso nuove proteste cui prenderanno parte oltre 10mila persone che paralizzeranno il cuore del distretto finanziario.


La svolta democratica che gli hongkonghesi aspettavano non sembra arriverà presto. Fino ad oggi il capo del governo è stato individuato direttamente da un comitato elettorale di 1.200 persone nominate da Pechino. Un'influenza cui la Cina non sembra voler rinunciare con la nuova riforma elettorale secondo cui i candidati dovranno ricevere il benestare di almeno il 50% del comitato elettorale.
 
Dal momento in cui nel 1997,  la Gran Bretagna riconsegnò dopo 99 anni il "Porto Profumato" alla Cina, i rapporti tra la città e Pechino vennero impostati sulla formula "Un Paese, due sistemi", risultato di lunghi negoziati tra l'allora premier britannico Margaret Tatcher e Deng Xiaoping: ad Hong Kong – che dal punto di vista amministrativo figura, insieme a Macao, come una Regione Amministrativa Speciale con un suo parlamento, il Legislative Council - la Cina ha lasciato larga autonomia in campo economico, politico, monetario e culturale in cambio però della rinuncia a una propria politica estera e difesa. Il tutto è regolato dalla Basic Law, la mini-costituzione che garantisce un certo livello di indipendenza alla regione per i cinquant'anni successivi al ritorno in Cina. Ma oggi, lamentano gli abitanti di Hong Kong, questa autonomia rischia di rimanere solo sulla carta. "Alcune persone hanno frainteso la politica "Un Paese, due sistemi" e la Basic Law" precisa il governo cinese nel Libro Bianco pubblicato a giugno . "Hong Kong è solo una delle regioni amministrative ed è prerogativa del governo centrale vigilare sulla gestione locale degli affari". "L'alto grado di autonomia di cui godono i cittadini di Hong Kong è soggetto all'autorizzazione del governo centrale". Un passaggio che ha scatenato il risentimento dell'ex colonia britannica con i membri del Partito Laburista e della Lega dei democratici socialisti, rappresentanti della Federazione degli studenti e gente comune che si sono riuniti di fronte la sede governativa di Sai Wan per dare alle fiamme una copia dell'ultimo libro bianco.

1 settembre 2014

 

 

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