Politica interna

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Al via prima legge
anti-terrorismo

Al via prima legge <br />anti-terrorismo


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 27 dic. (aggiornato il 28 dicembre) - La Cina ha adottato la prima legge anti-terrorismo che permetterà ai gruppi informatici di decriptare le informazioni necessarie alla pubblica sicurezza e renderà possibile l'intervento su suolo straniero di truppe cinesi in operazioni anti-terrorismo. La nuova legge ha già provocato le prime reazioni, soprattutto da parte statunitense: il presidente Usa, Barack Obama, in una telefonata al suo omologo cinese, Xi Jinping, ha sollevato alcuni dubbi sull'impianto della nuova legge che potrebbe essere in contrasto con gli impieghi reciproci di Cina e Stati Uniti in materia di contrasto agli attacchi informatici, soprattutto perché in base alla nuova normativa, le aziende tecnologiche dovranno fornire dati ritenuti sensibili nel caso in cui venisse loro richiesto dalle forze dell'ordine. Rassicurazioni da parte cinese sono arrivate da Li Shouwei, vice capo della divisione per il diritto penale dell'Assemblea Nazionale del Popolo, secondo cui le aziende straniere non hanno nulla da temere per la proprietà intellettuale dei propri prodotti.

La nuova legge arriva a poche settimane dagli attacchi di Parigi, dove sono morte 129 persone, e dall'assalto al Radisson Blu Hotel di Bamako, in Mali, dove tra le vittime c'erano anche tre dirigenti cinesi di China Railway Construction. La Cina teme anche per i possibili attacchi interni, soprattutto nella regione autonoma nordoccidentale dello Xinjiang, e dopo l'approvazione della legge uno dei primi riferimenti delle autorità è stato proprio riguardo alla necessità di contrastare le forze separatiste della regione: Pechino identifica la minaccia con la sigla Etim, East Turkestan Islamic Movement, il movimento che chiede la separazione della regione dal governo centrale di Pechino e sotto il quale il governo cinese raggruppa gli autori degli attentati che si sono succeduti negli ultimi anni su suolo cinese. "Il terrorismo è nemico dell'umanità e il governo cinese si oppone a ogni forma di terrorismo", ha dichiarato il capo della divisone anti-terrorismo del Ministero della Pubblica Sicurezza, An Weixing.

Tra le prime critiche alla nuova legge ci sono anche quelle di chi ritiene che la nuova legge possa essere vista come una restrizione alla libertà di espressione. I dubbi a riguardo sono stati respinti dal Ministero degli Esteri di Pechino già nei giorni scorsi, ma proprio in queste ore si trova sotto i riflettori il caso della corrispondente dalla Cina del giornale francese L'Obs, Ursula Gauthier, a cui le autorità cinesi hanno deciso di non rinnovare il visto per il 2016 a causa di un articolo in cui la giornalista criticava la politica etnica cinese nello Xinjiang. Le critiche alla politica etnica cinese nella regione autonoma sono state anche tra i capi d'accusa nei confronti dell'avvocato per i diritti civili, Pu Zhiqiang: al processo, celebratosi il 14 dicembre scorso e conclusosi con una condanna a tre anni con sospensione della pena, Pu ha dovuto rispondere anche di sette post on line di critica alla politica cinese nello Xinjiang, che l'avvocato ha ammesso di avere pubblicato, ma senza intenzione di fomentare l'odio etnico. Intanto, da lunedì scorso, Pechino ha nominato anche un nuovo capo anti-terrorismo, Liu Yuejin, con un passato di agente della narcotici cinese e di assistente presso il Ministero della Pubblica Sicurezza. La nomina di Liu è una risposta all'intensificarsi delle minacce dopo gli attentati di Parigi, come spiegato dallo stesso Ministero cinese: nei giorni scorsi il pericolo per possibili attacchi si è manifestato anche nella stessa capitale, che ha innalzato il livello di allerta e presidiato militarmente le aree dello shopping come i quartieri di San Li Tun e di Solana, nel distretto di Chaoyang.

 

27 DICEMBRE 2015 (AGGIORNATO IL 28 DICEMBRE)

 

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