Politica interna

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Ai Weiwei: rigettato l'appello,
pagherà 1,8 mln di euro

Ai Weiwei: rigettato l appello, <br />pagherà 1,8 mln di euro


di Sonia Montrella


Roma, 20 lug.- L'archistar e dissidente Ai Weiwei dovrà pagare una multa da circa 1,8 milioni di euro per evasione fiscale. Non è servito a nulla il ricorso in appello richiesto dall'artista: per le autorità cinesi che hanno rigettato il ricorso, Ai Weiwei si è sottratto al fisco con la Beijing Fake Cultural Development, la factory artistica che produce le sue opere. Lo ha deciso la Corte di Chaoyang (Pechino) con una sentenza pronunciata in assenza del celebre imputato, cui le autorità hanno impedito di presentarsi in tribunale.

 

Un divieto che gli era già stato imposto lo scorso 20 giugno quando la Fake fu chiamata ai banchi del tribunale presidiato da un imponente schieramento di forze dell'ordine, che bloccavano il traffico e identificavano tutti i giornalisti stranieri presenti. Sotto controllo anche l'abitazione di Ai Weiwei, circondata da almeno una trentina di automezzi delle forze di sicurezza, che impedivano a chiunque di avvicinarsi.

 

"Ho ricevuto dalla polizia l'ordine di non presentarmi in tribunale - aveva in quell'occasione ai media internazionali Ai Weiwei - ma nessuno mi ha spiegato il motivo. La Cina può avere qualsiasi cosa, può avere una navicella che compie grandiose missioni spaziali, ma nessuno ti darà mai delle spiegazioni sulle decisioni delle autorità. Non c'è confronto, non c'è la possibilità di discutere".

 

A un mese di distanza il copione si è ripetuto: "Il verdetto di oggi dimostra che a più di 60 anni dalla sua fondazione questo stato non garantisce ancora processi giudiziari legali, non ha ancora rispetto per la verità e non concede ai suoi cittadini l'opportunità di difendersi" ha commentato Ai dalla sua casa a nord-est di Pechino, controllata da decine di uomini della sicurezza e macchine della polizia.

 

"L'intero processo è avvolto dal mistero" ha poi aggiunto l'archistar annunciando che farà causa alla corte di Chaoyang in un tribunale di più alto livello. Ai, che sostiene di essere finito in carcere a causa delle sue idee politiche, ha definito l'imputazione "una farsa" e alcuni mesi fa ha presentato un ricorso contro l'agenzia delle entrate.

 

Arrestato nell'aprile dello scorso anno e detenuto per 81 giorni con l'accusa di frode fiscale, Ai Weiwei, 55 anni noto al grande pubblico soprattutto per aver collaborato nel 2008 all'ideazione del design dello stadio olimpico di Pechino "Nido d'Uccello", è sicuramente uno dei personaggi più scomodi al regime cinese. L'uomo si è sempre distinto come una delle voci più critiche verso il sistema a partito unico, un criticismo che è emerso spesso anche dalle sue opere. Come ad esempio quella che l'artista realizzò nel 2008: un'installazione audio che riportava i nomi dei 5mila bambini scomparsi nel crollo delle scuole dopo il disastroso terremoto che colpì il Sichuan, morti secondo le accuse dei genitori per la scarsa qualità delle costruzioni.
"Il più grande sforzo della Cina degli ultimi anni è quello di mantenerla stabilità sociale eliminando qualsiasi persona desideri dire la verità" ha dichiarato oggi Ai Weiwei ai giornalisti. "L'ho già detto in precedenza, quando inizi ad avere a cuore questo Paese sei già sulla strada della criminalità".


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