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DEDALUS, DOPO DAQING GUARDA A HAINAN
L'azienda di Firenze firma accordo

DEDALUS, DOPO DAQING GUARDA A HAINAN<br />L azienda di Firenze firma accordo


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 5 feb. - Dedalus Healthcare System Group, azienda nata a Firenze nel 1990 che si occupa di software clinico sanitario, guarda oggi all’isola tropicale di Hainan, dopo l’intesa raggiunta nei giorni scorsi per la fornitura di sistemi informatici destinati agli ospedali della contea di Qiongzhong. Il gruppo diretto da Giorgio Moretti è stato tra i protagonisti delle intese tra società italiane e cinesi siglate durante la scorsa visita a Pechino del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. "E’ un’altra dimostrazione che la Cina è un mercato molto difficile, che va frequentato per molti anni, con grandi investimenti, e che non è facile trovare i canali giusti - spiega ad Agi l’amministratore delegato del gruppo - E’ un accordo che avevamo firmato con China Telecom, uno dei più grandi player di telecomunicazioni del Paese, durante il primo business forum, quello a Pechino tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il primo ministro cinese, Li Keqiang: per arrivare a concretizzarlo ci è voluto un anno e mezzo”.

Nell’ottobre scorso, Dedalus aveva compiuto la digitalizzazione degli ospedali di Daqing, in un territorio molto più esteso. "Sono percorsi lunghi e faticosi - continua Moretti - però abbiamo condotto con successo la creazione del fascicolo sanitario a Daqing, avendo integrato più di mille provider sanitari, tra ospedali e medical center in un territorio con più di tre milioni di abitanti. Ora andiamo a fare un altro pezzo”. Tra gli obiettivi della visita del ministro Lorenzin c’era anche quello di favorire l’esportazione di un modello di fare sanità che possa allo stesso tempo essere compatibile con le esigenze cinesi e non comporti il livello di spesa che devono invece sostenere molti altri Paesi al mondo: uno degli accordi firmati nel campo della sanità tra Italia e Cina c’è anche la possibilità di istituire un’area dove avviare un progetto pilota sull’applicabilità del sistema sanitario italiano.

Se il futuro della sanità cinese sarà uno dei temi più spinosi del nuovo piano quinquennale cinese che verrà presentato ufficialmente a marzo prossimo, si apre oggi la possibilità che almeno una parte del sistema sanitario cinese possa parlare italiano. L’azione, nella visione di Moretti, deve essere sviluppata congiuntamente da istituzioni e imprese e “deve essere fatta rapidamente, con la reale disponibilità della controparte cinese a darci dei territori dove noi possiamo realmente operare. Se questo accadrà - conclude Moretti - da quando partiamo, tempo uno o due anni, i cinesi vedranno la qualità di quello che siamo in grado di consegnargli e non è improbabile che il sistema sanitario cinese sia - tra virgolette - molto influenzato dalla nostra modellistica italiana e dal nostro modo di gestire questa complessa componente del sistema sociale”. 

 

05 FEBBRAIO 2016

 

 

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