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YUAN VERSO VALUTA DI RISERVA FMI, USA FRENANO

YUAN VERSO VALUTA DI RISERVA FMI, USA FRENANO


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 2 apr. - La possibilità di un ingresso già dalla fine di quest'anno dello yuan tra i diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale divide, in queste ore, Cina e Stati Uniti. Mentre scadevano i termini per la richiesta di adesione alla nuova banca di sviluppo e investimenti asiatica, la Asian Infrastructure Investment Bank, a Pechino c'era il segretario al Tesoro Usa che si è incontrato con il vice premier Wang Yang e con il primo ministro Li Keqiang per discutere dei temi della cooperazione economica tra le due sponde del Pacifico in vista del Dialogo Strategico ed Economico tra Cina e Stati Uniti, che si terrà nei prossimi mesi a Washington. Al ritorno negli Usa, Lew ha poi lasciato un messaggio per i leader cinesi di sostanziale scetticismo sulla possibilità di fare dello yuan una valuta di riserva globale.
 
In un discorso alla Asia Society Northern California di San Francisco, Lew ha espresso chiaramente i dubbi di Washington. "Se ulteriori riforme e liberalizzazioni sono necessarie allo yuan per incontrare questi standard - ha spiegato - incoraggiamo il processo di completamento di queste necessarie riforme". Il test per la valuta cinese sarà dato dalle pressioni del mercato per il rafforzamento della moneta cinese. "Ci aspettiamo che la Cina continui a trattenersi dall'intervento in differenti condizioni di mercato", ha continuato il segretario al Tesoro Usa. Lo yuan è già la quinta moneta usata nel commercio mondiale, e secondo l'opinione del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, il punto non sarebbe "se" ma "quando" lo yuan raggiungerà i requisiti per diventare una delle valute di riserva globali, aggiungendosi a dollaro, sterlina, euro e yen.
 
Per arrivare al raggiungimento degli standard servono ancora passi in avanti, secondo Lew, nelle riforme finanziarie del sistema cinese, a cominciare dalla liberalizzazione dei tassi di interesse, da un tasso di cambio maggiormente regolato dal mercato rispetto ad adesso e da un rafforzamento della regolamentazione e della supervisione finanziaria. Riforme che renderebbero l'economia cinese più bilanciata e "meno dipendente dagli investimenti e da tassi di interesse artificialmente bassi". La Cina sta premendo per l'adesione dello yuan ai diritti speciali di prelievo. Il 23 marzo scorso, il primo ministro cinese, Li Keqiang, aveva incontrato a Pechino la stessa Lagarde, con cui ha toccato proprio questo punto, illustrando le riforme in corso nel sistema finanziario cinese in direzione dell'economia reale e della prevenzione dai fattori di rischio, e accennando alle liberalizzazioni nel settore bancario nazionale.
 
Anche il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, in quegli stessi giorni è stato impegnato a spingere per l'ingresso dello yuan nel paniere delle valute che contano a livello internazionale. Il giorno prima, Zhou aveva incontrato Lagarde durante i lavori del China Development Forum di Pechino in un meeting sul tema della politica monetaria da mantenere durante la nuova normalità, ma spostando il tema di discussione sull'introduzione della valuta cinese tra le valute di riserva del Fmi, ha spiegato la fase di liberalizzazione che sta attraversando lo yuan. Proprio la mancata convertibilità della moneta di Pechino era stato l'ostacolo principale, cinque anni fa, all'ingresso dello yuan tra i diritti speciali di prelievo: un'eventualità che il governatore teme possa ripetersi quest'anno in occasione del nuovo processo di revisione. "La tempistica è un argomento di discussione - ha risposto Lagarde alle osservazioni del banchiere - ma accogliamo con favore questa introduzione e i commenti che lei ha fatto".
 
Lo yuan è tra le valute di riserva di oltre sessanta banche centrali al mondo, secondo gli ultimi calcoli degli analisti finanziari di Londra, e il trading offshore della valuta cinese è cresciuto del 350% lo scorso anno - in base a calcoli operati da Thomson Reuters - portando la moneta di Pechino a diventare una delle cinque valute maggiormente scambiate al mondo, ma i dubbi sull'ingresso nel paniere delle valute di riserva globali permangono. Alcune obiezioni sono state sollevate anche dal vice direttore del Fondo Monetario Internazionale, Zhu Min. A margine del forum economico di Boao, nello scorso fine settimana, aveva spiegato ai giornalisti presenti che la valuta cinese era "pienamente qualificata" per entrare a fare a parte dei diritti speciali di prelievo sotto il profilo dell'attività commerciale, ma che c'erano ancora "ostacoli" sul piano della piena convertibilità.
 

2 aprile 2015

 

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