Finanza

SENZA IL BLOCCO AUTOMATICO, SHANGHAI FA +1,97%

SENZA IL BLOCCO AUTOMATICO, SHANGHAI FA +1,97%


Shanghai, 08 gen. - Le principali borse cinesi chiudono in solido rialzo in seguito alla sospensione dopo appena una settimana del meccanismo di blocco automatico delle contrattazioni in caso di eccesso di ribasso, che aveva aumentato la volatilita' dei listini invece di attutirla. Shanghai archivia la seduta con un progresso dell'1,97%, mentre Shenzhen cresce dell'1,05%. 
   Positive anche Hong Kong (+1,12%), Singapore (+0,81%) e Seul (+0,70%). In controtendenza Tokyo (-0,39%). Negativa anche Sydney (-0,38%), che soffre il calo dei prezzi delle materie prime.

 

Va sottolineato come il blocco automatico scattato giovedi' sembri aver aumentato la volatilita' del mercato invece di limitarla, tanto che la China Securities Regulatory Commission ha deciso di sospendere oggi il meccanismo ad appena sette giorni dall'introduzione. Il sistema prevedeva che gli scambi venissero sospesi per 15 minuti in seguito a una flessione del 5% dell'indice Csi 300 delle trecento societa' a maggiore capitalizzazione, laddove un calo superiore al 7% innescava l'interruzione totale, come e' avvenuto sia oggi che lunedi' scorso. Secondo gli analisti, questo strumento si e' rivelato controproducente in quanto gli investitori che vogliono vendere cercano di piazzare in massa i titoli dei quali desiderano liberarsi nei primi minuti di seduta nel timore che una successiva sospensione impedisca loro di cederli. E' infatti il raggiungimento della soglia del 5% che fa scattare il 'panic selling', nella ragionevole aspettativa che in pochi minuti scatti il blocco generale.

 

Intanto, dopo la chiusura in rossoL'indice NIkkei della borsa di Tokyo ha terminato la seduta in lieve ribasso, appesantito dalle inquietudine per l'economia cinese; e così ha siglato la quinta seduta consecutiva in rosso, cosa che non era mai accaduta all'inizio dell'anno dal momento della sua nascita, nel 1949. A chiusura delle contrattazioni, l'indice dei 225 principali titoli del mercato nipponico aveca perso 39,38 punti, colllocandosi a 17.697,96 punti.

 

08 GENNAIO 2015


CROLLA LA BORSA CINESE, EUROPA IN PICCHIATA


Sospeso sistema stop automatico scambi in Borsa

 

Di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

SOSPESO CIRCUIT BREAKER - Dopo i crolli delle Borse cinesi di inizio anno, il governo cinese ha deciso di sospendere, a soli quattro giorni dall’introduzione, il nuovo sistema di interruzione dei mercati per i casi di eccessivi rialzi o ribassi nel corso della seduta.  L’annuncio è arrivato nella serata di oggi, ora locale, dalla China Securities Regulatory Commission, l’ente di regolamentazione dei listini cinesi. Il circuit breaker, come viene chiamato, era stato introdotto lunedì scorso, quando era entrato in azione per la prima volta, sospendendo la seduta per i ribassi dei titoli legati all’indice Csi 300, dove sono quotate le trecento più importanti azioni cinesi: la Borsa di Shanghai aveva perso il 7%, mentre Shenzhen era scesa sotto l’8%. Il sistema ha decretato oggi la sospensione della seduta a soli trenta minuti dall’inizio delle contrattazioni, in cui la  Borsa di Shanghai è crollata del 7,32%, fermandosi a quota 3115,89 punti.

 

Il sistema di interruzione dei mercati era stato creato per prevenire gli eccessi di ribasso o di rialzo dei titoli cinesi all’interno di una singola seduta e regolare meglio il mercato, ma molti analisti lo hanno criticato in questi giorni come uno strumento che, al contrario, alimenta il panico tra gli investitori, che cercano di tagliare in anticipo le proprie posizioni. Quando i titoli del Csi 300 scendono (o salgono) di oltre il 5% all’interno della seduta, il circuit breaker ferma per quindici minuti le contrattazioni, mentre la termina interamente nel caso di una variazione del 7%. Dopo la brevissima seduta odierna, la Consob cinese aveva emanato anche nuove limitazioni per gli azionisti: dalla prossima settimana, gli investitori cinesi potranno vendere solo fino all’1% delle azioni di un titolo ogni tre mesi in fase di pre-apertura, quando si concentrano le operazioni di maggiore volume, e lo potranno fare solo tramite un preavviso di quindici giorni.

 

La nuova direttiva arriva allo scadere dei sei mesi di durata del divieto di vendere azioni introdotto dal governo all’indomani dei crolli di Borsa della scorsa estate per tutti gli investitori che avessero una partecipazione di almeno il 5% di un titolo quotato su una delle due piazze cinesi. Per sostenere il prezzo delle azioni, il governo era anche intervenuto sui mercati: martedì scorso aveva ricomprato azioni tramite fondi pubblici, mentre la banca centrale cinese aveva iniettato nel sistema finanziario venti miliardi di dollari a mercati aperti per sostenere la liquidità finanziaria.

 

NUOVO TONFO, -7% A SHANGHAI - E’ di nuovo panico tra gli investitori cinesi, con le borse di Shanghai e di Shenzhen che hanno chiuso in anticipo la seduta oggi, in profondo rosso. Le contrattazioni sono state fermate dal sistema di interruzione dei mercati introdotto lunedì scorso a solo mezz’ora dall’inizio della seduta, dopo una prima interruzione di quindici minuti per un ribasso del 5% delle azioni di classe A cinesi. Alla ripresa, in soli due minuti, le azioni sono crollate ancora di un altro 2%, ponendo termine alla giornata di contrattazioni, pochi minuti prima delle dieci del mattino, le tre del mattino in Italia.  La  Borsa di Shanghai è crollata del 7,32%, a 3115,89 punti. Profondo rosso anche per Shenzhen, che ha terminato la seduta in calo dell’8,35%, a 10745,47 punti.

Il sistema di interruzione delle contrattazioni in caso di eccessiva rialzi o ribassi delle azioni è scattato per la prima volta lunedì scorso alimentando i dubbi degli analisti che lo ritengono corresponsabile delle emorragie di inizio anno sui mercati cinesi. La seconda sospensione delle contrattazioni di questa settimana ha trascinato al ribasso anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong segnava un calo del 2,4% a fine mattinata, mentre Tokyo perdeva l’1,78% dopo avere segnato ribassi superiori al 2% nel corso della mattina. Dall’inizio dell’anno, il Csi 300, l’indice che raggruppa le bluechip cinesi, ha perso il 12% del proprio valore.

Per fermare le turbolenze sui mercati e il panic selling, la China Securities Regulatory Commission, la “Consob” cinese, ha introdotto nuove regole per gli azionisti che detengono oltre il 5% di un titolo quotato sulle piazze cinesi. Dal 9 gennaio prossimo, il limite di vendita è dell’1% del totale delle azioni ogni tre mesi in fase di pre-apertura, quando si concentrano le operazioni di maggiore rilievo: le vendite dovranno essere annunciate quindici giorni prima della prevista transazione. Tra le attese di inizio anno degli investitori cinesi c’erano anche quelle relative alla fine del divieto di vendita delle azioni introdotto dal governo l’8 luglio scorso, all’indomani dei primi crolli dell’estate scorsa e la cui scadenza era prevista per domani.

A contribuire al panico sui mercati anche le incertezze delle autorità, divise tra l’intervento sui mercati per sostenere il prezzo delle azioni tramite il riacquisto da parte fondi pubblici, come avvenuto martedì scorso, o rimanere al di fuori delle contrattazioni. Ad aggiungere incertezza, in uno scenario da molti considerato non molto diverso dai crolli di agosto scorso, anche il nuovo deprezzamento dello yuan di oggi, ai minimi da marzo 2011, il cui valore è stato fissato da Pechino a quota 6,5646 contro il dollaro, in calo dello 0,51% rispetto al valore di ieri, ai valori più bassi dalla svalutazione di agosto scorso, quando in tre giorni la valuta cinese aveva perso circa il 5% in una settimana contro il biglietto verde.

 

EUROPA CONTAGIATA - Avvio in picchiata per le borse europee, dopo il nuovo tonfo di Shanghai. Prosegue il tracollo del prezzo del petrolio, con il Brent che e' sceso sotto 33 dollari per la prima volta dal luglio 2004.

Londra cede l'1,78%. A Milano l'indice Ftse Mib scende del 3,85% a 19.635 punti. Francoforte perde oltre il 2,8% a 9.927 punti e Parigi va giu' del 3% a 4.346,10 punti.

La crisi cinese mette le ali allo yen, considerata una moneta rifugio. L'euro resta sotto quota 1,08 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0789 dollari e a 127,36 sullo yen. Dollaro/yen a 118,47, dopo un minimo dal'agosto 2015 di 117,67.

Nelle prime contrattazioni, lo spread tra Btp e Bund sale a 98 punti base. Il rendimento del decennale si attesta all'1,49%. Il differenziale tra Bonos e Bund e' a 117 punti con un tasso dell'1,70%.


07 GENNAIO 2015

 

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