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'FUSIONI INVERSE' SOCIETA' CINESI,
SEC ACCUSA CONSULENTE DI FRODE

 FUSIONI INVERSE  SOCIETA  CINESI, <br />SEC ACCUSA CONSULENTE DI FRODE<br />


di Eugenio Buzzetti

twitter@eastofnowest

 

Pechino, 12 dic. - Le società cinesi quotate a Wall Street sono di nuovo al banco degli imputati. La Securities and Exchange Commission - la CONSOB americana- ha accusato un consulente del New Jersey, Huakang "David" Zhou, di avere fornito l'accesso ai mercati azionari Usa a più di venti società cinesi attraverso il metodo della "fusione inversa", commettendo diversi reati finanziari. La fusione inversa è un'operazione di incorporazione di una società più grande in una più piccola -ma quotata in Borsa - allo scopo di accedere alla quotazione sui listini senza passare attraverso un'offerta pubblica iniziale di azioni. A Zhou e alla sua società di consulenza, la Warner Technology and Investment Corporation, la SEC imputa reati che vanno "dalla mancata divulgazione di certi pacchetti azionari e transazioni all'aperta frode" secondo quanto sottolinea il comunicato dell'authority statunitense.

 
Zhou avrebbe guadagnato milioni di dollari alle spalle delle società cinesi che ha aiutato a quotarsi. Tra le accuse contenute nel comunicato dell'authority c'è quella di non avere informato gli investitori in una società che era impegnato in una serie di "discutibili" bonifici bancari del loro denaro per aggirare le norme monetarie cinesi. Zhou era riuscito a fare quotare una sedicente società cinese di real estate attraverso un elaborato schema per aggirare i requisiti necessari all'ingresso sul mercato azionario. Sempre secondo quanto riporta la SEC, Zhou ha poi rubato 271.500 dollari dai ricavi sugli investimenti di un aumento di capitale per pagare il mutuo al figlio che vive in un appartamento del valore di un milione di dollari a New York.

 
"Zhou e la sua società si sono avvantaggiati dei nostri mercati finanziari sostenendo alcune società cinesi al solo scopo di arricchirsi a spese degli investitori americani" ha dichiarato Andrew M. Calamari, direttore dell'ufficio di New York della SEC. Tutti i reati di cui Zhou è accusato sono stati commessi tra il 2007 e il 2010. Il caso di David Zhou è l'ultimo di una catena che vede le società cinesi coinvolte in operazioni non trasparenti sui mercati Usa con la complicità di alcune società di consulenza.

 
Un altro caso simile su cui la SEC ha indagato -e nel quale la famiglia di Zhou ha giocato un ruolo- è stato quello della China Yingxia International, che nel marzo di quest'anno è stata ufficialmente radiata dai listini Usa. Il caso della Yingxia aveva visto tra gli attori coinvolti Peter Siris, manager di un hedge fund accusato di insider-trading e di avere fuorviato gli investitori. Siris ha pagato 1,1 milioni di dollari senza ammettere o negare le accuse contro di lui. Il figlio di Zhou, Peter Dong Zhou è stato accusato anch'egli di insider trading in una vicenda collegata al caso della Yingxia e di avere venduto azioni non registrate durante il processo di fusione inversa del gruppo, ma a lui è andata meglio: l'ammontare della sua multa è di soli 73mila dollari.

 
Un caso ancora più grave di diatriba tra l'authority statunitense e le società cinesi quotate a Wall Street risale alla scorsa settimana, quando la SEC aveva puntato il dito contro nove società di revisione cinesi accusate formalmente di violare le norme Usa: tra queste, c'erano le sezioni cinesi di Deloitte, KPMG, Pricewaterhousecoopers, BDO ed Ernst &Young. Le società accusate avevano rifiutato di fornire tutta la documentazione necessaria al proseguimento degli accertamenti. Il rischio, per loro, è quello di andare incontro a gravi sanzioni, secondo quanto dichiarato in una nota dal direttore della SEC, Robert Khuzami. Al centro delle indagini ci sono i libri contabili delle sezioni cinesi che non possono essere sottratti dal territorio nazionale, né essere sottoposti al controllo di qualsiasi revisore contabile non cinese. Pechino ritiene che ogni azione di authority straniera sul proprio suolo costituisca una violazione della sovranità nazionale, e assimila le norme inerenti a questo tipo di informazioni al segreto di Stato.


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