Finanza

BORSE,GIORNATA PEGGIORE DA FINE AGOSTO
Shanghai chiude a -2,67%, Shenzhen perde il 6,5%

BORSE,GIORNATA PEGGIORE DA FINE AGOSTO<br />Shanghai chiude a -2,67%, Shenzhen perde il 6,5%


Di Eugenio Buzzetti

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 Pechino, 14 set. - Borse cinesi di nuovo in caduta, all'inizio della settimana. Shanghai e Shenzhen hanno segnato la peggiore seduta dal doppio crollo del 24 e 25 agosto scorsi, quando l'indice Composite della Borsa di Shanghai aveva perso oltre il 15% in due soli giorni, facendo tremare le Borse di tutto il mondo. Oggi Shanghai ha chiuso una seduta caratterizzata da forte volatilità in ribasso del 2,67%, a 3114,80 punti, mentre Shenzhen ha ceduto in chiusura il 6,55%. Non risente del forte calo delle borse cinesi Hong Kong, con l'indice Hang Seng che ha segna un lieve aumento dello 0,27% in chiusura.

I risultati di oggi hanno eclissato i possibili riflessi positivi della notizia di ieri sulle nuove linee guida per la riforma delle imprese di Stato emessi dalle autorità centrali cinesi. Sui mercati asiatici ha poi pesato, oltre agli ultimi dati dell'economia di Pechino, al di sotto delle aspettative, anche la possibilità di un innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, con la decisione di Janet Yellen attesa nei prossimi giorni. Tra i dati pubblicati ieri dall'Ufficio Nazionale di Statistica cinese, ci sono quelli della produzione industriale, cresciuta al 6,1% ad agosto, inferiore alle attese, e i dati sugli investimenti fissi, ai minimi degli ultimi quindici anni nei primi otto mesi del 2015.

A incidere sul risultato di oggi, c'è anche la decisione di venerdì scorso della China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese, di infliggere multe per quasi 180 milioni di yuan, circa 28 milioni di dollari, ai quattro maggiori broker a livello nazionale: Founder, GF, Haitong e Huatai. La Csrc ha deciso anche la confisca di asset per un valore di 62,4 milioni di yuan, pari a 9,7 milioni di dollari. L'intervento delle autorità sugli broker ha provocato nuovi timori tra gli investitori, per le incertezze legate al ruolo del governo sui mercati, dopo che Pechino aveva dichiarato il mese scorso di volersi sottrarre dall'aiuto quotidiano sui mercati azionari pur rimanendo impegnato a evitare il crollo delle azioni.

Molte delle perdite di oggi sono avvenute negli ultimi quaranta minuti di contrattazioni, come già successo nel caso di alcune delle peggiori sedute dei mesi scorsi. Per evitare il ripetersi dei fenomeni di panic selling che hanno caratterizzato le sedute peggiori della scorsa estate, il governo sta studiando un meccanismo per sospendere temporaneamente le contrattazioni nel caso in cui le oscillazioni dei prezzi delle azioni siano superiori al 5% al di sotto o al di sopra del valore di inizio seduta. L'intervento diretto sui mercati sta costando caro al governo: secondo le ultime stime di Goldman Sachs dall'inizio delle forti turbolenze che hanno percorso le piazze cinesi da metà giugno in poi, l'estate calda dei mercati azionari cinesi è costata finora a Pechino circa 236 miliardi di dollari, iniettati nel sistema finanziario attraverso vari canali. Ad agosto, si è verificato anche il più ampio calo nelle riserve valutarie in dollari contenute nei forzieri cinesi in un singolo mese (e il quarto consecutivo su base mensile): il calo è stato di 93,9 miliardi di dollari, spesi dal governo per sostenere la valuta cinese, lo yuan, dopo la svalutazione a sorpresa di agosto scorso.

 

 

14 SETTEMBRE 2015

 

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