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Swap di valute tra Cina e Brasile: l'ascesa dei Brics

Swap di valute tra Cina e Brasile: l ascesa dei Brics


di Antonio Talia
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Pechino, 22 giu. - Sono due tra le economie più vitali del pianeta, e tessono legami sempre più stretti: giovedì, - nell'ambito del summit Rio+20 - Cina e Brasile hanno raggiunto un accordo per un swap di valuta del valore di 30 miliardi di dollari. Le banche centrali che custodiscono le riserve in valuta estera delle due nazioni effettueranno scambi nelle rispettive monete fino a 60 miliardi di real, pari a 190 miliardi di yuan, una manovra per promuovere investimenti e scambi bilaterali utilizzando la divisa locale, senza impiegare il dollaro USA.

La Cina è il primo partner commerciale del Brasile: Pechino importa dai carioca soprattutto risorse naturali come minerali, petrolio e soia. Nel 2011 le esportazioni brasiliane verso la Cina sono aumentate del 43% rispetto all'anno precedente, toccando quota 44,3 miliardi di dollari. Gli scambi tra le due nazioni emergenti aumentano di anno in anno, nonostante le relazioni non sempre idilliache: in Brasile si levano continue proteste sulle importazioni cinesi a basso costo, accusate di danneggiare l'industria manifatturiera locale, mentre la Cina, da parte sua, rimprovera ai carioca l'introduzione di dazi e tariffe sulle merci.

Ma i due partner, insieme alle altre nazioni del gruppo BRICS (Brasile, Russia, Sudafrica), sembrano destinati a camminare fianco a fianco: "E' logico che i paesi BRICS  stiano iniziando a fissare tra loro meccanismi come gli swap di valuta, perché conoscono perfettamente i rispettivi bisogni" dice Zhang Yuyan, studioso dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, il più importante think-tank del governo di Pechino. "Mentre l'economia mondiale è in fase di stallo, il fatto che le nazioni emergenti possano contare su diverse divise all'interno delle loro riserve in valuta estera serve a immunizzarle parzialmente dalla crisi finanziaria, ed è utile anche per incrementare la fiducia dei mercati globali".

Lo swap di valuta Cina-Brasile potrebbe essere il primo passo verso altri accordi simili. A suggerirlo è lo stesso ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega: "Durante la crisi finanziaria del 2008 gli scambi commerciali globali furono danneggiati dalla mancanza di liquidità, – ha dichiarato Mantega subito dopo la sigla dell'accordo – una situazione che Brasile e Cina puntano a evitare se la crisi attuale dovesse peggiorare. Al G-20 in Messico anche le altre nazioni BRICS hanno proposto swap reciproci di valuta, e l'esperienza potrebbe essere presto ripetuta".

Gli swap di valuta tra nazioni emergenti, insomma, servono a cautelarsi contro un eventuale calo della liquidità globale dovuto alla crisi dell'Eurozona e a superare le insidie di un sistema internazionale basato su una sola divisa, il dollaro, sistema che ha mostrato tutta la sua fragilità già nel 2008. Ma per Pechino la mossa serve anche a proseguire nel percorso di internazionalizzazione dello yuan: nel marzo di quest'anno la Cina ha siglato un accordo del valore di 31 miliardi di dollari con l'Australia, e precedentemente aveva fissato altri swap di valuta con Giappone e Hong Kong. Per dirla con il premier Wen Jiabao, "un mondo multipolare ha bisogno di un sistema monetario multipolare".


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