Economia

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Zhou rompe silenzio,
no a svalutazione yuan

Zhou rompe silenzio, <br />no a svalutazione yuan


Pechino, 15 feb. - "Non ci sono i presupposti per un ulteriore deprezzamento dello yuan". Zhou Xiaochuan, il governatore della banca centrale cinese, rompe un silenzio durato mesi e parla dell’economia cinese e dello yuan al magazine Caixin, una delle riviste più prestigiose della Cina. Ai microfoni del settimanale economico-finanziario, Zhou rassicura i mercati sulle intenzioni della People’s Bank of China di non svalutare ulteriormente la valuta cinese e rassicura gli analisti sul calo delle riserve valutarie di Pechino, che a gennaio scorso si sono assottigliate di quasi cento miliardi di dollari. “E’ normale per le riserve in valuta straniera salire e scendere purché i fondamentali non vadano incontro a problemi”.

Le parole di Zhou Xiaochuan hanno già sortito un effetto sullo yuan. La banca centrale cinese ha fissato oggi la parità sul dollaro a 6,5118, il livello più alto dall’inizio del 2016 e la valuta cinese ha chiuso in rialzo rispetto alla chiusura del 5 febbraio scorso dell’1,2% il margine più ampio dal 2005. Zhou ha smentito anche la possibilità di una nuova stretta sui capitali, che sarebbe difficile da attuare, a causa dei grandi numeri del commercio estero della Cina, mentre ha definito normali i deflussi di capitali dalla Cina degli ultimi mesi. “Le fuoriuscite di capitali e le fughe di capitali sono due concetti diversi”, ha spiegato il governatore della banca centrale cinese.

L’intervista rappresenta la prima apparizione pubblica del governatore della banca centrale dalla pubblicazione dei dati dell’economia cinese, che lo scorso anno è crescita del 6,9%, ai minimi degli ultimi 25 anni. Anche ad agosto scorso, dopo la svalutazione dello yuan, ad apparire di fronte alla stampa fu il suo vice, Yi Gang. Gli analisti attribuiscono la sua lunga assenza alle forti divergenze all’interno dell’istituto tra chi difende l'attuale processo decisionale sullo yuan e chi invece chiede un ruolo più internazionale per la valuta cinese e una maggiore adesione agli standard internazionali.

Zhou ha risposto anche alle accuse di opacità provenienti dagli ambienti della finanza internazionale. “La banca centrale - ha dichiarato - non è un dio o un mago che può trasformare le incertezze in certezze”. Proprio le incertezze dei mercati globali sono state citate settimana scorsa dal governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, assieme al rallentamento della Cina e alle preoccupazioni per la crescita globale, tra i motivi che hanno spinto la Fed a parlare di “graduali aggiustamenti” alle linee di politica monetaria degli Stati Uniti, una misura che molti ritengono più prudente rispetto a un nuovo rialzo dei tassi.

Sulla svalutazione dello yuan di agosto scorso, che ha fatto temere per una nuova guerra valutaria innescata da Pechino, Zhou ha risposto spiegando che “la Cina non dovrebbe lasciare che l’opinione del mercato venga dominata dagli speculatori” e che per affrontare le pressioni provenienti dagli speculatori serve come prima mossa un tasso di cambio più flessibile della valuta cinese. Nessun commento diretto, invece, rispetto alle dichiarazioni delle scorse settimane di George Soros, secondo cui l’economia cinese è destinata all’hard landing. Le dichiarazioni avevano suscitato forti polemiche in Cina con un analista del Ministero del Commercio cinese che dalle pagine del Quotidiano del Popolo, il più importante giornale cinese, aveva dichiarato che Soros aveva "dichiarato guerra" allo yuan.

(Eugenio Buzzetti)

 

15 FEBBRAIO 2016

 

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