Economia

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G20 FINANZIARIO A SHANGHAI
Zhou, nessuna svalutazione yuan

G20 FINANZIARIO A SHANGHAI<br />Zhou, nessuna svalutazione yuan


Di Eugenio Buzzetti



Pechino, 26 feb. - “Non ci sono le basi per un persistente deprezzamento dello yuan dalla prospettiva dei fondamentali” dell’economia cinese che “rimangono forti". Lo ha dichiarato oggi il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, durante una conferenza stampa a Shanghai, prima dell’inizio del meeting dei ministri dell’Economia e dei banchieri centrali dei Paesi del G20.

Zhou ha poi spiegato che la Cina ha ancora margine di manovra per “affrontare un rischio potenziale di calo” dell’economia e ha ribadito che Pechino manterrà una politica monetaria “prudente”. Le dichiarazioni di Zhou non suonano come una sorpresa per gli analisti, soprattutto per coloro che ritengono inevitabile in futuro un ulteriore deprezzamento della valuta cinese per il rallentamento dell’economia. Le preoccupazioni per l’economia cinese saranno tra i temi del G20 finanziario di Shanghai, anche se in molti nelle scorse ore si sono detti dubbiosi sulla possibilità di azioni coraggiose, come chiede il Fondo Monetario Internazionale, per la ripresa della crescita globale.

Dopo le parole del governatore della People’s Bank of China, le Borse cinesi hanno aperto in leggero rialzo: l’indice Composite della Borsa di Shanghai guadagnava lo 0,69% in apertura, trainata dai titoli finanziari e petroliferi. Citi Securities, il maggiore broker cinese, segnava un aumento di oltre l’1% in mattinata. Positive anche la altre piazze asiatiche: Tokyo avanza dell’1,2% a fine mattinata, mentre il Kospi di Seul guadagna lo 0,3%.

 

Lagarde, accelerare riforme strutturali per la ripresa globale

Le economie del G20 devono accelerare le riforme strutturali per la ripresa globale. E’ questo il messaggio di Christine Lagarde, managing director del Fondo Monetario Internazionale, oggi a Shanghai per partecipare al meeting dei ministri dell’Economia e dei banchieri centrali dei Paesi del G20. Lagarde ha chiesto a tutti i Paesi del G20 di “accelerare l’attuazione delle riforme strutturali nelle quali sono impegnati”. In un contesto segnato dalla fragile ripresa e dal rischio di calo dell’economia globale, “abbiamo bisogno di azioni urgenti non solo per sostenere il potenziale economico ma anche per sostenere la fiducia nella ripresa e nella crescita nel breve periodo”.

Il managing director del Fondo Monetario Internazionale ha parlato anche della Cina, che ospita il G20 di quest’anno. “I leader cinesi - ha proseguito Lagarde - riconoscono da tempo l’importanza delle riforme strutturali per raggiungere una crescita sicura, inclusiva e sostenibile” e la Cina “ha bisogno di accelerare le riforme strutturali per aumentare la crescita potenziale, dare maggiore potere al mercato per giocare un ruolo decisivo, accelerare la riforma delle imprese di Stato e approfondire le riforme del sistema di sicurezza sociale”. Le riforme strutturali non sono però soltanto un problema della Cina, ma di tutte le economie del G20, e la loro urgenza è diventata “sempre più pressante per il deludente stato della ripresa globale”.

 

Schaeuble, Germania contro un pacchetto di stimoli

 

La Germania è contro l'ipotesi che il G20 lanci un pacchetto di stimoli per fronteggiare il rallentamento dell'economia globale. Lo sostiene il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in vista dell'inizio del G20 finanziario a Shanghai. Sarebbe una misura "controproducente", sostiene Schaeuble. La settimana scorsa l'Ocse ha rivisto al ribasso le sue stime sull'economia globale, portando la crescita da +3,3% a +3%, mentre Boj e Bce hanno già iniziato a introdurre tassi di deposito negativi. Secondo Schaeuble però le riforme strutturali sono più importanti e "pensare a nuovi stimoli costituirebbe una distrazione dai problemi reali sul tappeto".

 

Berlino, aggiunge il ministro tedesco, "non è d'accordo su un pacchetto di stimoli da parte del G20". "La politica monetaria - sostiene ancora - è estremamente accomodante, al punto che potrebbe anche avere effetti collaterali controproducenti". "Le politiche di bilancio e monetarie hanno raggiunto i loro limiti e se vogliamo far crescere l'economia reale non ci sono scorciatoie dalle riforme". A supporto elle tesi di Schaeuble è intervenuto il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, secondo il quale "non c'è crisi" nell'economia mondiale e "non abbiamo bisogno di mettere in atto nuove politiche". Schaeuble ha anche criticato la politica troppo accomodante della Bce e si è chiaramente schierato contro l'uso della spesa pubblica per far fronte alla crisi economica. "Il modello di crescita basato sull'indebitamento - ha detto - ha raggiunto i suoi limiti". "Se continuiamo su questa strada non avremo piu' bisogno di guardare la tv, lo zombie ci schiaccerà, specie nella finanze e nell'edilizia". Il riferimento di Schaeuble a uno 'zombie' non è stato meglio specificato, anche se alcuni esperti ritengono che potrebbe trattarsi della Cina.

 

Ocse chiede riforme strutturali 
per sostenere la crescita

L’Ocse chiede piani di riforme strutturali ai leader dell’economia globale per sostenere la crescita, rilanciare la produttività e creare nuovi posti di lavoro. Le raccomandazioni dell’istituto parigino sono contenute nel rapporto “Going for Growth 2016” pubblicato oggi in occasione dell’inizio del G20 finanziario di Shanghai. Dal nuovo rapporto emerge un rallentamento nel processo di riforme nelle economie avanzate nel corso del 2015, ma anche in quelle emergenti.

“Il preoccupante rallentamento nell’economia globale chiede un’urgente e complessiva risposta, ricorrendo a tutte le leve monetarie, fiscali e strutturali a disposizione dei governi”, ha dichiarato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, durante la presentazione del rapporto a Shanghai, assieme al ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei. Gurria ha poi chiesto “maggiore ambizione sulle riforme strutturali” sia per le economie avanzate, e ha definito “una grave preoccupazione” il rallentamento nel ritmo delle riforme strutturali.

 


Rallentamento e volatilità, i temi del G20 finanziario a Shanghai

 

Rallentamento dell’economia globale, volatilità sui mercati e le differenti politiche monetarie messe in atto dalle banche centrali saranno tra i temi che verranno trattati domani e sabato prossimo al G20 finanziario di Shanghai che vedrà riuniti i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali dei Paesi membri. Un occhio di riguardo, poi, verrà dato alla Cina, che ospita quest’anno il G20. L’evento si apre in un clima di incertezza da parte degli investitori, che temono, come scrive Citi in una nota, “maggiore stress finanziario” a livello globale da un sostanziale nulla di fatto.

Dal Fondo Monetario Internazionale è poi arrivata nelle scorse ore la raccomandazione per i partecipanti al G20 di unire le forze e di focalizzarsi sul sostegno alla crescita, per il pericolo che la volatilità sui mercati possa avere ripercussioni sull’economia reale. “L’economia globale - ha spiegato il Fmi in una nota - ha bisogno di coraggiose azioni multilaterali per spingere la crescita e contenere il rischio”. Difficilmente, le raccomandazioni dell’istituto diretto da Christine Lagarde troveranno ascoltatori attenti, secondo gli analisti. Lo stesso segretario al Tesoro usa, Jack Lew, aveva ridimensionato le aspettative per il G20 finanziario di Shanghai. “Questo non è un momento di crisi - aveva detto nei giorni scorsi all’agenzia Bloomberg - Non aspettatevi un responso da crisi in uno scenario non da crisi”.

A Pechino, intanto, nelle ultime ore, il governo ha cercato di rassicurare gli investitori. In un incontro con il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, il primo ministro Li Keqiang, ha spiegato che la Cina ha i mezzi per prevenire i rischi del sistema, mentre nelle scorse ore, il vice ministro delle Finanze cinesi, Zhu Guangyao, aveva sottolineato l’importanza del coordinamento tra i Paesi del G20 anche sulla politica fiscale, perché “non possiamo dipendere soltanto dalle politiche monetarie”. A preoccupare gli investitori internazionali sono le piazze azionarie cinesi, che anche oggi hanno segnato un pesantissimo ribasso - con Shanghai che ha chiuso in calo del 6,41% - e che hanno fatto tremare le piazze globali all’inizio dell’anno. Lou Jiwei, il ministro delle Finanze cinese, e Zhou Xiaochuan, il governatore della People’s Bank of China, avranno il compito di rassicurare la platea di big della finanza mondiale che Pechino non intende procedere a una svalutazione competitiva dello yuan per sostenere le esportazioni e che sta attuando le riforme per le aperture del proprio sistema finanziario.

26 FEBBRAIO 2016

 

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