Economia

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YUAN OFFSHORE AI MASSIMI DA UN MESE
DOPO INTERVISTA FT A PREMIER LI KEQIANG

YUAN OFFSHORE AI MASSIMI DA UN MESE<br />DOPO INTERVISTA FT A PREMIER LI KEQIANG


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 17 apr. - Lo yuan offshore ha registrato il rialzo più consistente su base settimanale nell'ultimo mese, dopo la pubblicazione delle dichiarazioni del primo ministro cinese, Li Keqiang, che ha dissolto i dubbi su una possibile svalutazione dello yuan per la ripresa delle esportazioni cinesi, crollate a marzo del 14,6% a 886,83 miliardi di yuan contro l'aspettativa di un aumento del 12% su base annua da parte degli analisti. Al Financial Times, Li ha poi dichiarato di non volere intraprendere una guerra valutaria con le altre grandi economie mondiali che produrrebbe uno scenario da corsa alla svalutazione. La People's Bank of China, la banca centrale cinese, ha fissato oggi in apertura il valore dello yuan a quota 6,1267 contro il dollaro, in aumento giornaliero dello 0,06%, e ai livelli più alti dal 6 febbraio scorso. In serata, a Hong Kong, lo yuan era a quota 6,1923 contro il biglietto verde, con un rialzo dello 0,42%. In base alle regole attuali, lo yuan può oscillare in una banda del 2% contro il dollaro, ma Pechino ha ridotto "significativamente" l'intervento sullo yuan sui mercati forex, secondo quanto dichiarato anche dallo stesso Segretario di Stato Usa, Jacob Lew.

Il renminbi, altro nome della valuta cinese, rimane, anche secondo gli economisti americani, l'unica alternativa al dominio del dollaro. Secondo l'ultimo rapporto di Gavekal Dragonomics citato dal Wall Street Journal, il 2015 verrà ricordato come l'anno in cui la Cina "si è impegnata profondamente nell'internazionalizzazione del renminbi e nell'assunzione di status di "grande potenza a livello mondiale", grazie a una strategia che oggi vede in primo piano sia la Asian Infrastructure Investment Bank che il fondo per le infrastrutture della Nuova Via della Seta. Alla Cina manca ancora un passo, quello di vedere lo yuan inserito tra le valute di riserva del Fondo Monetario Internazionale, obiettivo per il quale sta esercitando pressioni nei confronti dell'istituto diretto da Christine Lagarde, che finora ha preso tempo, e che darebbe a Pechino un ruolo di potere più elevato nella finanza mondiale.

Se lo scenario internazionale sembra promettente, sul fronte interno continua il braccio di ferro tra il governo e i grandi istituti bancari cinesi. Il primo ministro Li Keqiang è stato protagonista della vita economica anche oggi, con la visita nelle sedi di due grandi banche: Industrial & Commercial Bank of China, la più grande banca cinese per capitalizzazione, e China Development Bank. Li si è presentato con un imperativo categorico per i giganti del credito cinese: aumentare i prestiti alle piccole e medie imprese, perché le difficoltà finanziarie in cui spesso si trovano ha ricadute importanti sull'occupazione. Il governo cinese ha varato misure a favore dell'accesso al credito per le imprese private con misure mirate e con il taglio dei tassi di interesse operati dalla banca centrale negli ultimi mesi, ma i grandi istituti di credito cinesi non hanno finora dato segnali di recepire il messaggio. I nuovi prestiti erogati il mese scorso hanno toccato i 1180 miliardi di dollari, al di sopra delle aspettative, ma non sarebbero finiti ai settori interessati dalle manovre del governo, come le pmi o l'agricoltura, che non possono offrire le stesse garanzie dei grandi conglomerati statali.  

 

17 aprile 2015

 

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