Economia

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Profitti industriali
in crescita ad aprile

Profitti industriali <br />in crescita ad aprile


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 27 mag. - I ricavi industriali cinesi sono in crescita ad aprile, ma non si può parlare, consigliano gli esperti di un segnale di ripresa dell'economia, che a maggio dovrebbe segnare secondo le previsioni, una fase di contrazione dopo sette mesi di risultati positivi. Nel mese scorso il comparto industriale del dragone ha  totalizzato utili per 436,7 miliardi di yuan, il 9,3% in più su base annua (+5,3% rispetto a marzo scorso) ma il dato è falsato, secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica, dalla scarsa performance del 2012, quando la Cina era in pieno rallentamento economico. Nei primi quattro mesi del 2013, i profitti industriali sono stati pari a 1600 miliardi di yuan, l'11,4% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra i ricavi più consistenti ci sono quelli del settore dell'elettronica, che è aumentato del 44,8% su base annua. Se il segnale è solo parzialmente positivo per l'industria cinese, settimana scorsa era arrivato un altro segnale meno incoraggiante, quello del PMI, il Purchasing Managers' Index che per la prima volta in sette mesi valutava in contrazione il mercato cinese. Non sono solo i dati industriali a rivelare le difficoltà del Dragone. A patire questo momento di contraccolpi all'economia sono anche i 163 milioni di lavoratori migranti che secondo i calcoli dell'Ufficio Nazionale di Statistica, nel 2012 hanno visto i salari mensili aumentare solo dell'11,8%, a 2290 yuan, circa 290 euro, mentre nel 2011, l'aumento su base annua era stato del 21,2%, con relativa erosione del potere di acquisto. Il ritmo di crescita di questa categoria è aumentato del 3% nel 2012, un tasso di poco inferiore a quello del 2011, a quota 163,4 milioni.

 

Urbanizzazione: smentito rigetto del piano

 

I lavoratori migranti sono tra i più penalizzati dall'attuale sistema di registrazione familiare, l'hukou,che il governo sta pensando di rivedere assieme all'introduzione di un piano di urbanizzazione da 40mila miliardi di yuan che porterà nelle città del Dragone 400 milioni di persone nei prossimi dieci anni. Dopo la notizia del rigetto del piano da parte del Consiglio di Stato - il governo cinese - è arrivata venerdì la smentita da parte del direttore della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, Xu Shaoshi. La più importante agenzia governativa per la pianificazione economica sta ultimando i dettagli del progetto. A dire di no alpiano sarebbe stato lo stesso primo ministro Li Keqiang, per paura che ulteriori spese possano fare lievitare ulteriormente il debito delle amministrazioni locali e surriscaldare ancora di più il settore immobiliare. "Come è possibile -ha dichiarato il direttore della commissione alla Xinhua- che il Consiglio di Stato abbia rigettato una proposta che non abbiamo ancora presentato?". Il piano è allo studio delle Commissione da più di un anno, e ancora non è stata stabilita la spesa definitiva, ha concluso Xu.

 

Le riforme

 

Secondo le intenzioni del presidente cinese e del primo ministro, non ci sono margini per interventi a livello statale per la tenuta della ripresa. Più probabile un piano di riforma economica che dovrebbe essere presentato al terzo plenum del Comitato Centrale, nel prossimo mese di ottobre e che potrebbe prevedere una liberalizzazione dei tassi di interesse e una revisione del sistema fiscale per le amministrazioni locali. L'obiettivo è il passaggio da un'economia fondata sulle esportazioni e gli investimenti a una basata sui consumi interni, anche se la crescita nei prossimi anni sarà contenuta, come più volte ha ripetuto Li Keqiang parlando di "società moderatamente prospera". L'obiettivo fissato per quest'anno è il 7,5%, in linea con quello dichiarato nel 2012 e superato di poco, (7,8% a fine anno), il dato più basso dal 1999.

 

Xi: non sacrificheremo l'ambiente

 

Ma la crescita non è più l'unico obiettivo della Cina, secondo Xi Jinping che nei giorni scorsi ha sottolineato la necessità di non sacrificare l'ambiente sull'altare dello sviluppo. "Un ambiente sano è la base per uno sviluppo sostenibile -ha dichiarato Xi- la protezione dell'ambiente dovrebbe focalizzarsi sulla risoluzione di quei problemi che danneggiano la vita delle persone". Frasi che hanno avuto anche i primi effetti sui mercati con i titoli del settore edilizio che oggi hanno aperto al ribasso sulla piazza di Shanghai, mentre i titoli delle aziende che operano nella sanità e le piccole aziende hanno mostrato segno positivo.

 

SALARI LAVORATORI MIGRANTI, CRESCITA DIMEZZATA

di Giulia Giannasi

 

Crescita dimezzata per gli stipendi dei lavoratori migranti. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica il salario medio del mingong cinese è cresciuto nel 2012 del 11.8%, ovvero quasi la metà dell’aumento complessivo del 21.2% registrato nel 2011.  Lo studio ha evidenziato anche come le province costiere, più ricche ed economicamente sviluppate, non siano più la meta privilegiata dei migranti, che spesso preferiscono non allontanarsi dalla propria regione d’origine. Nel 2012, il 3.6% è rimasto nella propria provincia, contro il 2.3% che si è diretto altrove. L’affluenza di migranti nella regione del delta del Fiume delle Perle, nei pressi di Hong Kong, importante hub per le esportazioni, è calata dello 0.3% rispetto allo scorso anno, mentre sul delta dello Yangtze, nei pressi di Shanghai, si è arrivati a meno 0.5%.

 

Questa inversione di tendenza è in parte dovuta all’attenzione sempre maggiore delle compagnie straniere verso le province dell’entroterra cinese, meno costose rispetto a quelle costiere; la stessa Foxconn si è spostata nelle regioni interne dello Henan e del Shanxi. Dirigere gli investimenti e la forza lavoro verso le province interne rientra anche nei piani dell’establishment cinese, che punta sullo sviluppo dei piccoli e medi centri urbani per rilanciare l’economia del Drago; è in programma anche una riforma del rigido sistema di residenza obbligatoria, detto hukou, che semplificherà l’assegnazione dei permessi di residenza, incoraggiando i lavoratori migranti a registrarsi e permettendo loro l’accesso al welfare (nel 2012 solo il 14.3% aveva una pensione, e solo il 16.9% accesso all’assistenza sanitaria). La riforma darà una spinta all’urbanizzazione e alla crescita economica, finora sostenuta dall’enorme bacino di manodopera a basso costo rappresentato dai migranti nelle grandi città, che però si sta estinguendo: oggi, i migranti con meno di 40 anni sono il 59.3%, in rapido calo rispetto al 70% del 2008.

 

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