Economia

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Pechino emette nuova
banconota da 100 yuan

Pechino emette nuova<br />banconota da 100 yuan


Di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Roma, 12 nov.- La banconota cinese da 100 yuan (14,66 euro) cambia veste e diventa high-tech per sfuggire alla falsificazione. La nuova versione circola già da oggi, e alcuni internauti sono già corsi agli sportelli bancomat per accaparrarsi la banconota e postare la foto sui social network.


Primo piano di Mao Zedong su una faccia, la Grande Sala del Popolo di Zhongnanhai – il quartier generale del PCC - di  Pechino sull'altra, il nuovo biglietto, simile alla seconda edizione emessa nel 2005, presenta un inchiostro cangiante, serie numeriche addizionali e altri accorgimenti tecnici anti contraffazione.

 

La moneta cinese, lo yuan, appunto, è ufficialmente conosciuto come il renminbi (RMB), che significa “la moneta del popolo”. I diversi nomi corrispondono piuttosto bene al “pound” e alla “sterlina” inglese. La gente comune si riferisce alla moneta nelle transazioni quotidiane con il termine “kuai” che equivale grossomodo alla parola gergale “quid” inglese per indicare la sterlina o al “buck” americano per indicare il dollaro. Lo yuan riempie le tasche del popolo cinese da 67 anni, sin da quando è stato introdotto nel 1948.


“Il popolo cinese è sempre molto curioso del proprio passato e di come sono diventati ciò che sono”, ha commentato Liu Lei del museo di Shenyang. La nuova banconota da 100 yuan “sarà più difficile da falsificare”, ha aggiunto, “e i diritti di proprietà intellettuale delle specifiche di sicurezza appartengono a noi”.

 

Quanto alle vecchie versioni, fanno sapere le autorità cinesi citate dall'agenzia Xinhua, saranno compresse e distrutte contribuendo alla produzione elettrica. Un imballo da 30 tonnellate di biglietti forniscono 30 MWh di elettricità, quasi il doppio dell'energia estratta dal biocarburante.


(Xinhua) Breve storia della "moneta del popolo cinese"


Traduzione a cura di Giovanna Tescione


(Xinhua) Con una nuova banconota da 100 yuan, più difficile da falsificare, entrata in circolazione giovedì, sono tornate alla luce due banconote artigianali “emesse” nel 1960 e ora entrate a far parte della collezione del Museo finanziario di Shenyang. Il corso della storia è tale che i due piccoli pezzi di carta, considerati entrambi dei falsi una cinquantina di anni fa, sono ora visti come delle gradevoli (e preziose) “opere d’arte” dai frequentatori di musei.

 

In tagli da uno e due yuan, le banconote erano state realizzate con una penna colorata. Una rappresenta una donna alla guida di un trattore, mentre l’altra, rimasta incompleta, mostra dei fabbri intenti a lavorare al tornio. I falsi furono confiscati dalla polizia di Shenyang che li ha conservati nella sede cittadina della People's Bank of China prima che fossero trasferito al museo.

 

La prima serie di RMB fu emessa in 12 tagli e 62 versioni differenti. Le banconote stampate in modo scadente si prestavano bene alla falsificazione, a svantaggio di credibilità e circolazione. Nel 1952, a causa della debole manifattura di base, la Cina si rivolse ad un amico fidato, l’Unione Sovietica, per stampare la seconda serie di RMB. Nel 1955, le nuove banconote entrarono in circolazione dopo essere state “importate” nella regione nord-orientale della Manciuria in treno, etichettate come “attrezzatura tecnica” e inviate da un’azienda di legname.

 

La Cina aveva organizzato un piano meticoloso di consegna per il grande giorno: il treno sarebbe stato scaricato completamente in un giorno, dieci persone avrebbero aperto i dieci vagoni contemporaneamente, i furgoni erano a tenuta stagna, mentre gli agenti di sicurezza sarebbero rimasti a guardi su entrambe le estremità dei vagoni. Tuttavia, con l’aumento delle tensioni nei rapporti tra i due Paesi, la banca centrale nel 1964 iniziò a ritirare le banconote stampate in Unione Sovietica, incluso l’unica e sola banconota da 3 yuan nella storia della moneta cinese.

 

Importare macchinari per la stampa dall’Unione Sovietica divenne impossibile e gli esperti stampatori cinesi dovettero contare sulla loro ingegnosità. Dopo molti tentativi negli anni ’60 fu introdotta una terza serie di RMB con filigrana, ponendo fine alla pratica di appaltare a terzi la stampa della moneta cinese. La banconota rossa di 1 jiao (0.1 yuan) nella nuova serie fu sostituita da una verde appena due anni dopo la sua apparizione. Secondo una leggenda che circola tra i collezionisti, il problema con quella banconota era che mostrava alcuni lavoratori che “passeggiavano verso destra” nell’immagine sul retro. A quel tempo l’ideologia politica era un problema molto serio e “errori di deviazione destristi” come quelli portarono la banconota “del male” alla totale distruzione. La banconota è ora una delle più rare e delle più preziose tra i numismatici cinesi.

 

Le banconote dello yuan non solo hanno portato molta fortuna ai collezionisti, ma hanno reso Ma Wenwei, analista finanziario presso la banca centrale negli anni ’50, il più famoso calligrafo in Cina. A Ma fu chiesto di scrivere i caratteri cinesi di “People’s Bank of China”, “yuan”, “jiao” e tutti i relativi numeri senza che gli fosse detto il perché. La sua calligrafia sarebbe apparsa sulle banconote, ma per motivi di riservatezza lui non seppe nulla finché le banconote non furono emesse. Dal 1999 la calligrafia di Ma circola nel mondo sulla quinta serie di banconote che per la prima volta riporta la parola “yuan” sul retro, nel tentativo di internazionalizzare la moneta.

 


12 NOVEMBRE 2014 

 

 

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