Economia

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G20, DIVISIONI TRA I LEADER
SULLE MISURE PER LA CRESCITA

G20, DIVISIONI TRA I LEADER<br />SULLE MISURE PER LA CRESCITA


Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 26 feb. - La prima giornata del G0 finanziario di Shanghai ha evidenziato le divisioni tra i ministri dell’economia e i banchieri centrali del G20 sulle misure per sostenere la crescita globale. Agli appelli dell’Ocse e del Fondo Monetario Internazionale ad affrontare con maggiore coraggio le difficoltà della debole ripresa globale hanno risposto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, e il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin: il primo ha spiegato chiaramente che la Germania è contraria a un pacchetto di stimoli da parte del G20 per contrastare il rallentamento dell’economia globale, che sarebbe addirittura “controproducente” perché “la politica monetaria è estremamente accomodante”. La tesi di Schaeuble non trova d’accordo il capo dell’Eurogruppo, Jeoren Dijsselbloem, che ha spiegato che la politica monetaria può ancora fare molto. Per Sapin, invece, non si può parlare di crisi dell’economia mondiale in questo momento e “non abbiamo bisogno di mettere in atto nuove politiche”, parole simili a quelle pronunciate prima del vertice anche dal segretario del Tesoro Usa, Jack Lew. “Questo non è un momento di crisi - aveva detto all’agenzia Bloomberg - Non aspettatevi una risposta da crisi in uno scenario non da crisi”.

All’inioz della prima giornata di lavori del G20 finanziario, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha rinnovato ai Paesi membri l’invito già lanciato nei giorni scorsi ad avere coraggio e ad agire con urgenza nell’affrontare le riforme strutturali per la ripresa globale. Altro appello per le riforme strutturali è stato lanciato oggi dall'Ocse, che ha presentato il rapporto “Going for Growth 2016”. Il segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Angel Gurria, ha definito “preoccupante” il rallentamento dell’economia dell’economia globale, che deve essere contrastato con una “urgente e complessiva risposta, ricorrendo a tutte le leve monetarie, fiscali e strutturali a disposizione dei governi” e ha chiesto “maggiore ambizione sulle riforme strutturali”. D’accordo sulla necessità di riforme strutturali anche il ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei, che le definisce il modo migliore per sostenere la crescita nelle economie del G20. Lou ha chiesto, per la ripresa, anche la rimozione delle barriere commerciali e maggiori incoraggiamenti alle aziende per investire. Il primo ministro cinese Li Keqiang è invece intervenuto con un messaggio video, in cui chiede maggiore coordinamento alle economie del G20 e attenzione alle ricadute sugli altri Paesi delle scelte prese. Li ha ribadito che, nonostante il rallentamento dell’economia cinese, Pechino è fiduciosa sulla possibilità di gestire la situazione sia interna che esterna e proseguirà lungo la strada delle riforme strutturali.

La Cina e il rallentamento della sua economia sono stati uno dei temi affrontati nella giornata di oggi. Il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, aveva rassicurato la platea sulla stabilità dello yuan. “Non ci sono le basi per un eccessivo deprezzamento” della valuta cinese, aveva dichiarato, perché i fondamentali dell’economia di Pechino “rimangono forti” e c’è ancora spazio per interventi nella politica monetaria cinese.  Di avviso diverso, invece, il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che cita proprio l’economia di Pechino tra le con-cause della volatilità dei mercati, assieme alla politica monetaria degli Strati Uniti e ai bassi prezzi delle commodities. “Proprio per l’esistenza di molte cause non possiamo parlare dell’esistenza di una crisi - ha dichiarato - ma possiamo parlare di difficoltà e ognuna di queste difficoltà deve essere affrontata”. A dividere, infine, i partecipanti, anche le differenti misure di politica monetaria adottate dai Paesi membri. Il governatore della Bank of England, Mark Carney, ha mostrato forte scetticismo verso le politiche di tassi negativi della Banca Centrale Europea e della Bank of Japan, e dubbi sulla reale efficacia di queste linee sono stati espressi anche da Lagarde. La mancanza di un accordo sulle linee di politica monetaria, avevano però avvertito gli analisti già nei giorni scorsi, potrebbe deludere gli investitori che dalla due giorni in corso a Shanghai temono soprattutto una scarsa iniziativa comune per la ripresa globale.

 

26 FEBBRAIO 2016

 

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