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Economia

Cina; imprese italiane a Suzhou puntano al Made in China 2025



Pechino, 19 mag. - Le aziende italiane a Suzhou puntano a cogliere le opportunita' del piano di sviluppo del manifatturiero "Made in China 2025" e lanciano il primo business forum con le aziende locali per il prossimo mese di giugno. Il piano lanciato dal governo cinese nel 2015 e' stato al centro della decima edizione del Suzhou Appreciation Meeting, l'appuntamento annuale organizzato nella citta' della Cina orientale dalla Camera di Commercio Italiana in Cina per il dialogo con le autorita' locali della citta' che conta la maggiore presenza di imprese italiane al di fuori dei confini nazionali. Oggi, sono oltre 150, con un fatturato di circa 477 milioni di euro. Lo sviluppo del settore manifatturiero e' uno dei pilastri del nuovo corso dell'economia cinese, segnata contemporaneamente da una fase di rallentamento e da una maggiore attenzione alla qualita' della crescita. L'imprenditorialita' diffusa e la creazione di start-up tecnologiche e innovative sono due motori della futura crescita della Cina su cui il governo punta per fare del gigante asiatico un Paese sempre piu' avanzato. E il progetto cinese non potra' non avere ripercussioni anche sulle imprese italiane che operano in Cina e che guardano alla Cina come mercato di riferimento e di sbocco. Per Guido Giacconi, managing partner di In3Act, gruppo di consulenza strategica per le problematiche di business in mercati complessi, Made in China 2025 offre opportunita' "enormi" per le imprese italiane, ma e' "indispensabile di capire di cosa si tratti e non aspettare che sia troppo tardi". Made in China 2025, spiega ad Agi, "e' un programma che rivoluzionera' i rapporti industriali mondiali nei prossimi trenta anni. Non e' qualcosa che rimarra' confinato all'interno della Cina. Mettera' in tensione tutto l'apparato occidentale nei prossimi dieci-venti anni, con la comparsa di competizioni che in passato non erano prevedibili". Aerospazio, aviazione, tecnologia marina, tecnologie ferroviarie, internet of things, tutto quello che e' la tecnologia digitale, il bio-pharma e le apparecchiature elettro-medicali, i veicoli alimentati a nuove fonti di energia e di futura generazione, a guida assistita o autonoma, sono alcuni dei settori su cui la Cina punta per lo sviluppo del proprio apparato industriale da oggi al 2025 e oltre, fino al 2049, quando ricorrera' il centenario dalla fondazione della Repubblica Popolare, data fondamentale per la leadership attuale per trarre un bilancio dei progressi del socialismo con caratteristiche cinesi.
  Il piano, prosegue Giacconi, che e' anche autore del rapporto "Made in China 2025 unveiled" entra nel dettaglio e nelle oltre tremila pagine, identifica con precisione le tecnologie da acquisire per colmare un gap esistente o i processi da fare per raggiungere lo stesso obiettivo. Lo spazio di inserimento in questi programmi per le aziende italiane esiste, e alcuni risultati si stanno gia' realizzando. Giacconi fa l'esempio del "green manufacturing", ovvero della produzione industriale a basse emissioni e a basso impatto ambientale, settore dove l'Italia ha eccellenze. Nel campo dell'acciaio, spiega, "da gennaio di quest'anno sono uscite normative che impongono l'abbandono di alcune tecnologie che avevano impatto ambientale molto forte e alcune aziende italiane che operano nell'ingegneria dell'acciaio hanno visto schizzare gli ordini da gennaio a oggi". Oltre all'upgrading del manifatturiero, c'e' anche la volonta' cinese di raggiungere quote di mercato molto ambiziose in alcuni settori, come quello delle tecnologie per le ferrovie. "In questi settori essere localizzati in Cina come produzione diventera' un elemento critico", sostiene Giacconi. Il contatto con l'iniziativa "Belt and Road". Il piano Made in China 2025 e' "certamente complementare" per Giacconi all'iniziativa di sviluppo infrastrutturale "Belt and Road" che questa settimana ha visto a Pechino lo svolgersi del suo primo forum per la cooperazione internazionale, a cui hanno partecipato ventinove tra capi di Stato e di governo, anche se se ne distanzia per gli scopi.
  La Belt and Road lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013 "e' un grande programma di influenza politica in tutta l'area euro-asiatica in cui si aprono grandi opportunita' per aziende italiane ed europee per la costruzione infrastrutture"; Made in China 2025 "riguarda l'upgrading manifatturiero che vuole una leadership non tanto politica, quanto economica a livello mondiale". L'idea e' quella di "passare dall'essere large all'essere strong. I due programmi messi insieme danno l'idea di una leadership politica cinese che punta a essere leader politica ed economica mondiale in modo molto lucido, razionale e pianificato". Cosa fare per non rimanere indietro. "Incrementare investimenti in ricerca e sviluppo per l'innovazione", sia a livello pubblico che privato, continua Giacconi. "Se il non fare nulla per Belt and Road significa perdere le opportunita', il non avere consapevolezza di Made in China 2025 e' una perdita di prospettiva che potra' mettere a repentaglio la base industriale occidentale". Per il managing partner di In3act serve una "riflessione olistica" sui punti di forza dell'industria italiana, e "un raddoppio in brevissimo tempo dell'incidenza sul prodotto interno lordo del nostro settore di ricerca sviluppo, non solo nei settori che adesso vanno di moda, ma in tutti quelli in cui l'Italia puo' esprimere eccellenza".