Economia

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Calo Pmi manifatturiero
trascina mercati al ribasso

Calo Pmi manifatturiero <br />trascina mercati al ribasso


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 23 set. - I nuovi dati sul rallentamento economico cinese trascinano al ribasso i mercati asiatici. Le Borse cinesi hanno chiuso in ribasso, oggi, dopo la diffusione delle stime del manifatturiero, previsto ai minimi degli ultimi sei anni e mezzo a settembre, secondo i calcoli diffusi da Caixin. L'indice Composite della Borsa di Shanghai ha perso il 2,19%, fermandosi a 3115,89 punti, mentre Shenzhen ha chiuso la seduta in ribasso dell'1,04%. Perde anche la Borsa di Hong Kong: l'indice Hang Seng segna una calo del 2,26% a fine seduta. I timori del calo della crescita in Cina hanno avuto ripercussioni anche sulle altre piazze asiatiche. In calo l'indice Msci per i titoli dell'Asia-Pacifico, che ha ceduto il 2,3% segnando il risultato peggiore dal mese scorso, mentre la Borsa di Sydney ha segnato una perdita del 2%; segno negativo anche per Seul che perso l'1,5%.
 
Tra i ribassi più significativi sulle piazze cinesi ci sono quelli dei titoli dei broker, con Guotai Junan Securities e Huatai Securities che hanno perso rispettivamente il 4,64% e il 4,4%. Le agenzie di brokeraggio sono state oggetto negli ultimi giorni di indagini e arresti. Le indagini hanno colpito, ieri, anche la stessa China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese. La Csrc ha licenziato il suo numero due, Zhang Yujun, già sotto inchiesta per presunta corruzione e insider trading da parte della Commissione Disciplinare del Partito Comunista Cinese.
 
Intanto, le turbolenze sui mercati, che hanno bruciato almeno quattromila miliardi di dollari dalla vetta toccata nel giugno scorso, hanno avuto ripercussioni anche al di fuori delle piazze azionarie: lunedì scorso, a Pechino, in centinaia hanno manifestato di fronte alla sede della Csrc, per chiedere la restituzione degli investimenti alla Fanya Metal Exchange di Kunming, in cui vengono scambiati 14 tra metalli e terre rare. I risparmiatori erano stati convinti a investire sui rialzi dei prezzi con la possibilità di alti guadagni, ma la domanda di materie prime è poi calata nel corso dell'anno per il rallentamento dell'economia cinese. Secondo le prime stime, sono almeno 220mila i risparmiatori che hanno investito, in totale, 45 miliardi di yuan, circa sette miliardi di dollari nella Fanya Metal Exchange. Prima di essere dispersi dalle forze dell'ordine, i manifestanti hanno lamentato la mancanza di informazioni adeguate sui rischi di investimento.
 
Le ultime stime sull'economia cinese, intanto, tornano a impensierire gli analisti internazionali. Il dato flash pubblicato oggi da Caixin "ha intensificato le preoccupazioni sulla crescita della Cina nel breve termine", scrive oggi in una nota JP Morgan, che prevede una parziale ripresa della crescita nell'ultimo trimestre dell'anno. Nelle scorse ore nuovi dati hanno generato dubbi sulla tenuta dell'economia cinese. L'Accademia Cinese di Scienze Sociali, il maggiore think-tank di Pechino, ha riconosciuto ieri il rallentamento nazionale, abbassando le prospettive di crescita per il 2015 al 6,9%, al di sotto dell'obiettivo del governo di una crescita al 7% entro fine anno. Poche ore prima anche la Asian Development Bank aveva rivisto al ribasso le stime di crescita cinesi per il 2015, fissandole al 6,8%, contro il precedente 7,2%. 

23 settembre 2015

 

 

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