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NYT: Xi Jinping
pronto alle riforme

di Sonia Montrella

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Roma, 22 ott.- Xi Jinping sarebbe favorevole a riforme consistenti. Lo rivela un'indiscrezione del New York Times secondo cui il vice presidente cinese e prossimo leader della Cina, avrebbe incontrato privatamente diversi sostenitori delle liberalizzazioni politiche. Intanto l'elite della capitale si interroga sull'importanza della riunione.

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, Hu Deping – figlio di un ex leader – avrebbe organizzato dei saloni di discussione in cui i rampolli delle famiglie più potenti hanno dibattuto del futuro del partito e su come questo possa evitare di cadere nel pantano della corruzione e perdere credibilità agli occhi dei cinesi. "I due (Hu e Xi) hanno voluto inviare un segnale" ha dichiarato lo storico Zheng Lifan.

 

Non solo. Un teorico politico ha riferito che Xi, con l'appoggio di Jiang Zemin, ha incontrato un gruppo di ricercatori del modello governativo di Singapore che riunisce più voci politiche e misure liberali sotto un unico partito.

 

Esattamente 10 anni fa, i sostenitori delle riforme confidavano nell'amministrazione Hu-Wen pronta a salire al potere. Oggi analisti e insider politici definiscono gli anni di Hu Jintao e Wen Jiabao il "decennio perduto" in cui il Paese ha fatto si progressi, ma si è ridotto a un'economia semi-pianificata e ha sviluppato oltre modo l'apparato di sicurezza statale.

 

E adesso le aspettative ricadono tutte su Xi Jinping. Funzionari, consulenti politici e intellettuali spingono in direzione di un'apertura di quel sistema politico ed economico che il partito ha  costruito in 63 anni di governo autoritario.  "Xi non ha ancora svelato quelli che sono i suoi piani – osserva il New York Times – ma il messaggio di cui è destinatario è chiaro: un numero sempre maggiore di voci, che vanno da funzionari in pensione ad amici di infanzia della 'nobiltà rossa', fino a generali dell'esercito, e che orbitano attorno al vice presidente, insiste affinché il partito adotti politiche più liberali per riacquistare quella legittimità di cui godeva quando era una forza rivoluzionaria".

 

Sulla necessità di riforme era intervenuto il 23 luglio anche il presidente Hu Jintao che in un discorso pronunciato davanti a dirigenti ministeriali e leader provinciali, ai quali aveva illustrato le linee guida del Paese, si era soffermato su due punti: unità attorno alla leadership e necessità di riforme economiche per fronteggiare le "sfide senza precedenti" che il futuro riserva al Paese. Hu Jintao aveva inoltre sottolineato l'importanza della compattezza dei membri del partito attorno alla leadership: "Dobbiamo continuare con risolutezza  il percorso intrapreso dal partito e dal popolo molto tempo fa, senza tirarci indietro di fronte ai pericoli o farci distrarre dalle interferenze" un'esortazione che si colloca a pochi mesi dall'esplosione del caso Bo Xilai, lo scandalo politico più grave degli ultimi 20 anni di storia cinese. Quanto all'economia Hu aveva dichiarato con riferimento all'impasse: "Stiamo andando incontro a opportunità senza precedenti e ci dobbiamo confrontare con sfide senza precedenti". Parole, quelle di Hu, che in molti hanno letto come una rivendicazione della propria eredità: "Non c'è stato niente di nuovo nel discorso sulle riforme politiche ed economiche – ha dichiarato al South China Morning Post Wu Si, direttore dello Yanhuang Chunqiu, rivista di Pechino che spinge in favore delle riforme - ma sembra che Hu voglia rinvigorire il consenso attorno alle scelte operate e dimostrare che nessun cambiamento è possibile rispetto ad esse".

 

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