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Fine dei giochi
per Bo Xilai

Fine dei giochi <br />per Bo Xilai


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 5 nov. - Due nuovi vice presidenti del Comitato Militare Centrale e due espulsioni. Sono gli ultimi verdetti politici prima dell'inizio del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese che sancirà il passaggio di consegne dalla quarta alla quinta generazione di leader.

 

L'espulsione dal partito dell'ex leader di Chongqing, Bo Xilai, è stata ratificata anche dal settimo plenum del Comitato Centrale, la più alta istituzione della vita politica cinese, che esprime la leadership del partito e dello Stato. Sempre più solo, senza più la copertura dell'immunità, dopo l'espulsione dall'Assemblea nazionale del Popolo Bo Xilai dovrà affrontare il processo che lo vedrà alla sbarra da semplice cittadino. Bo era stato sospeso da tutte le cariche a livello nazionale il 10 aprile scorso, lo stesso giorno in cui sua moglie, Gu Kailai, era stata arrestata per l'omicidio dell'uomo d'affari inglese Neil Heywood. Ad agosto Gu è stata giudicata colpevole ed è stata condannata alla pena di morte, poi tramutata in ergastolo. Wang Lijun, ex vice sindaco e capo della Pubblica sicurezza di Chongqing, braccio destro di Bo Xilai, è stato condannato a 15 anni di carcere per abuso di potere, corruzione, defezione, e per avere piegato la legge ai propri fini personali. Wang si era reso protagonista di una clamorosa fuga al consolato Usa di Chengdu, per chiedere asilo politico. Con il suo gesto, ha dato il via al caso Bo Xilai, che ha portato alla defenestrazione del leader della nuova sinistra, consumatasi il 28 settembre scorso, con l'espulsione dal PCC, e ratificata ieri dal Comitato Centrale.

A condividere la stessa sorte di Bo Xilai c'è anche l'ex ministro delle Ferrovie, Liu Zhijun, accusato anch'egli di "gravi violazioni disciplinari" e corruzione. Liu Zhijun era stato sospeso dal suo incarico e  indagato dalla Commissione Disciplinare per "gravi violazioni dei regolamenti del Partito", a febbraio dello scorso anno. Liu deteneva un potere straordinario in virtù delle risorse erogate al ministero delle Ferrovie dal pacchetto di stimoli all'economia varato nel 2008 e, negli anni, il ministero da lui diretto si era arrogato competenze che avrebbe dovuto condividere con le autorità provinciali, facendo del ministero delle Ferrovie quasi un potentato a sé. Per entrambi i leader è previsto un processo penale.

LE PROMOZIONI

Due generali ascendono ai vertici dell'esercito: sono Fan Changlong, capo del Comando militare di Jinan, il più importante della Cina orientale, e Xu Qiliang, già capo dell'aeronautica. Entrambi sono stati nominati ieri vice capi del massimo organo militare della Repubblica Popolare Cinese. Lo rivela un comunicato dell'agenzia di stampa statale cinese Xinhua. La loro promozione è diventata effettiva nella giornata di domenica con la ratifica del Comitato Centrale del partito, al termine del settimo plenum. Altre due promozioni sono poi state ratificate ieri. Il vuoto lasciato da Bo e Liu nel Comitato Centrale, da ieri è ricoperto da due nuovi membri effettivi: Wang Xuejun, vice segretario generale del Consiglio di Stato, e Wang Jianping, comandante della Polizia Armata del Popolo, la Wujing, il potente corpo paramilitare che si occupa della sicurezza interna. Entrambi erano membri supplenti del Cc.

Fan Changlong è considerato un fedele alleato dell'attuale ministro della Difesa, Liang Guanglie, che lascerà il posto al termine del Congresso. Fan ha ottenuto il posto superando la concorrenza di Chang Wanquan, generale, ed ex direttore del Dipartimento generale degli Armamenti, dato in un primo tempo come favorito. Per lui, ora, si prevede un futuro come ministro della Difesa nel prossimo esecutivo. Xu Qiliang è invece considerato vicino a Jiang Zemin. Proprio l'accordo sul nome di Xu Qiliang ai vertici dell'esercito sarebbe, secondo Anthony Wong Dong, esperto di questioni legate all'Esercito Popolare di Liberazione, al centro del futuro assetto del Comitato Militare Centrale: Hu Jintao avrebbe dato il suo sì alla nomina in cambio della sua permanenza al vertice dell'esercito per ancora uno o due anni.

L'ULTIMO ENIGMA DI HU

La permanenza o meno al vertice della Commissione Militare Centrale per Hu Jintao rappresenta ancora un'incognita per il futuro asseto del potere. Hu può riservarsi il diritto di cedere le cariche che occupa (presidente cinese, segretario generale del partito e capo della Commissione Militare Centrale) in momenti diversi al suo successore, Xi Jinping, procrastinando la sua uscita di scena e influenzando i nuovi vertici della politica cinese dall'interno. "L'Esercito Popolare di Liberazione -afferma una fonte interna sentita dal South China Morning Post- hanno chiesto a Hu di rimanere per assicurare continuità in questo periodo difficile".

Tre possibilità. Hu potrebbe decidere di effettuare il passaggio di consegne in una volta sola, al termine del Congresso e lasciare tutte le cariche, compresa quella di capo della Commissione Militare centrale; potrebbe decidere di attendere fino all'inizio del 2013; oppure potrebbe seguire l'esempio di Jiang Zemin che ha mantenuto la carica di capo della Comiissione Militare Centrale per due anni dopo la sua uscita di scena come presidente e segretario generale del partito. Secondo alcune indiscrezioni dell'agosto scorso, Hu sarebbe disposto a lasciare tutte le cariche all'inizio del nuovo anno se il suo protetto all'interno del Comitato Permanente, Li Keqiang, candidato a diventare il prossimo primo ministro, diventasse anch'egli vice capo della Commissione Militare Centrale.

Per il momento non ci sono certezze sulle mosse che Hu Jintao intende compiere. Secondo fonti interne, Xi Jinping non avrebbe nulla da ridire se Hu Jintao rimanesse a capo della Commissione fino a marzo prossimo, termine previsto per completare la transizione ai vertici del partito e dello Stato. Un'eventualità, questa, che potrebbe dare tempo a Xi di concentrarsi sulla sua agenda politica nei primi mesi da presidente. Ma, allo stesso tempo, rendere ancora più lenta la transizione.

 

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