Diritto

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Condannato a 11 anni
il cognato di Liu Xiaobo

Condannato a 11 anni<br />il cognato di Liu Xiaobo


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Roma, 10 giu.- Condannato a 11 anni di detenzione. A Liu Hui, cognato dell'attivista premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo dietro le sbarre dal 2009 con l'accusa di sovversione ai danni dello stato, il governo cinese ha riservato lo stesso destino del marito di sua sorella. L'accusa questa volta è quella di frode fiscale. Un pretesto per legare le mani alla famiglia Liu che non ha mai risparmiato critiche a Pechino, assicurano molti osservatori.

La condanna è arrivata domenica dalla corte di Huairou, la quale ha stabilito che il Liu Hui, manager di una compagnia attiva nel settore del Real Estate di Shenzhen, è colpevole, insieme a un altro collega, di aver truffato per oltre 3 milioni di yuan (circa 300mila euro) un uomo chiamato Zhang Bing. Liu sostiene fermamente di essere innocente; il suo legale spiega che quei soldi sono stati restituiti e che sul piano civile ciò non costituisce reato. In più – aggiunge l'avvocato, Mo Shaoping - non ci sono abbastanza prove per una sentenza del genere.  L'uomo, rilasciato su cauzione lo scorso settembre, è stato arrestato di nuovo a febbraio dopo che l'anno scorso una serie di attivisti e giornalisti stranieri hanno tentato di raggiungere casa della sorella Liu Xia.

Con la condanna del fratello, il governo cinese isola definitivamente la donna, agli arresti domiciliari sin dall'incarcerazione di Liu Xiaobo, ex leader delle proteste di Tian'anmen e promotore insieme al altri dissidenti del manifesto "Charta '08", che contiene una serie di proposte per riformare lo stato cinese in senso multi-partititico e democratico.

Passano poche ore dall'annuncio dell'onorificenza al marito da parte della Commissione di Oslo e Liu Xi, ex poetessa e fotografa, viene reclusa nella sua casa di Pechino senza aver commesso alcun reato. Nei sua confronti non è stata formalizzata alcuna accusa, Liu Xia è dunque sottoposta a una forma di detenzione illegale. Gli apparati di sicurezza continuano tuttavia a sostenere che Liu Xia non viene trattenuta contro la sua volontà. Qualche mese fa un amico di famiglia aveva dichiarato alla BBC: "Due poliziotti vivono con lei nel suo appartamento e moltissimi agenti in borghese circondano costantemente il palazzo. Le viene concesso di visitare solo la madre e il marito, e una delle sue migliori amiche può andarla a trovare circa una volta al mese, sempre in presenza di un funzionario di polizia. Per il resto, non può andare da nessuna parte, non può fare una passeggiata al parco, non può neanche entrare in un negozio. Liu Xia sta male, soffre molto per la perdita della sua libertà personale e si preoccupa continuamente per il marito in prigione".

Da ieri le preoccupazioni della donna si sono raddoppiate: "Non riesco assolutamente ad accettare questa condanna" ha dichiarato dopo la pronuncia della corte. "E' del tutto illegale" continua. "Non so se questo Paese è impazzito o se ci odia fino a questo punto. Mio fratello, mio fratello!"

Intanto, mentre la stampa riempie le pagine dei giornali con i risultati della campagna anti-corruzione lanciata da Xi Jinping, le associazioni per la difesa dei diritti umani, fanno sapere che da metà marzo a metà maggio più di una decina di attivisti anti-corruzione sono finiti dietro le sbarre con l'accusa di "disturbo dell'ordine sociale", "incitazione alla sovversione dello stato", "estorsione" e "assemblea illegale". Per "aver tentato di sovvertire l'ordine dello stato" gli attivisti rischiano fino a 15 anni di reclusione, le altre accuse prevedono 'solo' cinque anni di carcere.

Quattro di loro -  il giornalista Hou Xin; un assicuratore, Yuan Dong; ed altri due, sono finiti in manette per essersi radunati a piazza Xidan a Pechino con cartelli con slogan del tipo "chiedete ai funzionari di rendere pubblici i loro beni", oppure "finché non mettiamo fuori giochi i funzionari corrotti non ci sarà alcun Sogno cinese".

"Quando il presidente Xi Jinping richiede una risposta dura alla piaga della corruzione, viene vista come una politica innovativa; quando la gente comune dice la stessa cosa in pubblico, il governo parla di sovversione" osserva Sophie Richardson, direttrice in Cina di Human Rights Watch.

"Chiediamo al governo cinese di far cadere prima possibile tutte le accuse e rilasciare gli attivisti attualmente in custodia per aver espresso pacificamente la propria opinione" dichiara Andrew Anderson, vice direttore di Frontline Defenders.

 

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