Ambiente

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Inquinamento diventa
la prima causa di protesta

Inquinamento diventa <br />la prima causa di protesta<br />


di Caterina Pintus
 
Pechino, 7 mar.- L'inquinamento è diventata la causa principale di malcontento in Cina, sorpassando le proteste sugli espropri di terreni. Lo ha dichiarato Chen Jiping, funzionario in pensione del Partito Comunista cinese. Chen ha aggiunto che ogni anno si contano dai 30mila ai 50mila "incidenti di massa" che, grazie alla diffusione di internet, sono diventati strumenti ancora più efficaci per esprimere la propria rabbia. "Quello dell'ambiente è un argomento che sta a cuore a tutti" ha dichiarato Chen ai giornalisti, durante una riunione della Conferenza Consultiva del Popolo, di cui è membro, " se si vuole costruire una fabbrica che potrebbe provocare dei tumori, come si può rimanere tranquilli?"

La classe dirigente cinese, spinta dal crescente malcontento popolare e dalle critiche apparse sulle pagine degli organi di stampa statali, comincia a mostrare maggiore interesse per le tematiche ambientali. Da settembre il governo si è impegnato a fornire dati più completi sulla qualità dell'aria di Pechino e a migliorare gli sforzi per il controllo dell'inquinamento. Il tema è anche al centro dell'Assemblea Nazionale del Popolo che si sta svolgendo in questi giorni, durante il quale il premier Wen Jiabao ha dichiarato che è necessario riequilibrare lo sviluppo economico all'ambiente. Ormai "la gente esige trasparenza e vuole partecipare ai processi decisionali nei progetti che riguardano l'ambiente e la salute, il governo non può continuare a fissare questi progetti sulla base degli obiettivi del Pil", ha affermato Ma Jun, ambientalista di Pechino e direttore dell'Istituto per gli Affari Pubblici e Ambientali.

Ma quant'è alto il prezzo che la Cina sta pagando?

Secondo Fu Ying, portavoce del Congresso Nazionale del Popolo, trent'anni di crescita economica a ritmo spedito hanno prodotto conseguenze disastrose. Moltissime persone sono stufe di vivere in città inquinate e negli ultimi anni i 'timori verdi'  sono stati causa di conflitti tra i governi locali e la popolazione. Tra il 2006 e il 2010, secondo il sociologo dell'università Tsinghua Sun Liping, gli "incidenti di massa" sono raddoppiati arrivando a 180.000 all'anno. Questi scontri, in alcune città, sono riusciti a fermare dei progetti inquinanti, come ad esempio quello della produzione di parassilene chimico in uno stabilimento della China Petroleum & Chemical Corp a Ningbo o il progetto di un condotto di scarico dei rifiuti a Qingdao.

A Pechino, dove la principale fonte di inquinamento è costituita dalla combustione di carbone, la concentrazione delle polveri sottili ha raggiunto alle 19 di mercoledì sera, i 234 microgrammi per metro cubo , superando di gran lunga le cifre raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Salute che prevedono un'esposizione giornaliera alle polveri sottili non maggiore di 25 microgrammi per metro cubo.

Secondo Fang Fang, amministratore delegato per la Cina della banca di investimento JP Morgan, una buona strategia per ridurre l'inquinamento sarebbe quella di introdurre una tassa sulle automobili. In un'intervista alla Bloomerg Television Fang si è impegnato a portare la sua proposta al Congresso, di cui è un delegato.

Le preoccupazioni  ambientali non risparmiano nemmeno i principali gruppi industriali del paese. Yun Gongming, presidente della China Huadian Company, uno dei maggiori produttori statali di elettricità, ha dichiarato che queste compagnie hanno la responsabilità sociale di ridurre le emissioni. La Huadian ha annunciato che quest'anno spenderà 6 miliardi di yuan (circa 6 milioni di euro) in strumenti volti ad eliminare le emissioni di solfuro e nitrato. Questo anche perché come ha dichiarato lo stesso Yun: " Vedere la gente nella capitale indossare le mascherine protettive è abbastanza imbarazzante. Nessuno vuole vivere in una città inquinata con la paura di contrarre qualche malattia nel giro di due o tre anni".

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