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STOP PRIVATIZZAZIONE PIREO: CINA PREOCCUPATA

STOP PRIVATIZZAZIONE PIREO: CINA PREOCCUPATA


di Sonia Montrella

Twitter@SoniaMontrella

 

Pechino, 29 gen. - La Cina si dice "molto preoccupata" per lo stop di Atene alla privatizzazione del porto del Pireo. L'annuncio del nuovo governo greco sull'arresto delle privatizzazioni, che ieri ha portato al tracollo della borsa di Atene, ha colto di sorpresa il governo di Pechino, interessato alla vendita del porto del Pireo, per la quale la società cinese Cosco era in pole position insieme ad altre quattro compagnie.

"L'accordo con Cosco sarà rivisto  nell'interesse del popolo greco" ha detto ieri Thodoris Dritsas, vice ministro del trasporto marittimo.

"Abbiamo appreso da articoli di giornale - dice il portavoce del ministero del Commercio cinese, Shen Danyang - che il nuovo governo greco ha messo fine alla privatizzazione del porto del Pireo. Questo ci preoccupa molto". "Seguiamo la questione molto da vicino. Intendiamo esortare il governo greco a proteggere i diritti e gli interessi legali delle società cinesi in Grecia, tra cui Cosco".


Più ottimista la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunyin: "L'accordo tra il Pireo e Cosco è diventato un esempio di mutuo beneficio, di cooperazione win-win tra i due Paesi. Confidiamo nell'intenzione di entrambi i governi nel continuare a collaborare in molti campi, garantendo progressi e benefici a entrambi i popoli".

La conglomerata Cosco si era già aggiudicata nel 2008  una concessione a 35 anni di due terminali del porto del Pireo grazie  a un accordo dal valore di 4,3 miliardi di euro; ed era in lizza per l'acquisizione del 67% dell'Autorità portuale, che doveva essere privatizzata, prima dello stop.


Contro la decisione di Atene anche il quotidiano cinese statale Global Times che titola un editoriale sul rischio per la Grecia di perdere credibilità con gli investitori. "Il congelamento delle privatizzazioni e il cambio di rotta repentino potrebbero danneggiare la fiducia degli investitori esteri e provocare ulteriori conseguenze" ha detto al GT Zhang Zuqian, analista dello Shanghai Institute for European Studies.


Altri analisti – sottolinea il quotidiano – giudicano "irrazionale" la mossa. "I progetti non si basano su accordi tra privati, ma tra governi. Un annuncio unilaterale va contro le procedure internazionali" spiega Zhang Min, ricercatrice dell' Institute of European Studies of the Chinese Academy of Social Sciences. Pechino – aggiunge – deve gestire la questione con la massima delicatezza. Non è escluso che la decisione sia dovuta a una mancanza di esperienza da parte del nuovo esecutivo e dal desiderio di rassicurare il popolo greco".

Per l'editorialista Liu Zhun, invece, Pechino dovrebbe imparare da questo 'incidente' e prendere maggiori precauzioni per mettere al riparo i suoi investimenti futuri dal rischio instabilità politica. "Molti media occidentali hanno criticato gli investimenti cinesi all'estero, sostenendo che i progetti hanno legami politici e puntano più allo sfruttamento di risorse  che al benessere delle comunità locali. Secondo quest'ottica la Cina riveste il ruolo di nuovo colonizzatore. Nonostante questi ostacoli le società cinesi stanno lavorando duramente per entrare a far parte della competizione globale. Ciò crea posti di lavoro e aumenta le rendite del governo con cui stringe accordi. La Grecia ha fortemente bisogno di aiuti in quanto i creditori in Europa si rifiutano di rinegoziare il debito. La Cina si è fatta portatrice di questi aiuti, ma Atene ha ritrattato velocemente le promesse, dimenticando di essere la culla della civiltà occidentale".

 

29 gennaio 2015

 

 

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