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AGRICOLTURA: MARTINA, ASIA NUOVA FRONTIERA PER L'ITALIA

AGRICOLTURA: MARTINA, ASIA NUOVA FRONTIERA PER L ITALIA


Roma, 2 gen. -  "Il 2015 e' stato un anno record, toccheremo 36 miliardi di euro di export di agroalimentare, il record assoluto". Maurizio Martina traccia un bilancio in positivo per il settore agroalimentare italiano nel 2015 e anticipa che anche il 2016 sara' cruciale e il modello italiano puntera' su green e Made in. Tempo di bilanci e il ministro delle politiche Agricole spiega all'AGI che questo e' stato un anno "in linea con l'obiettivo che ci siamo dati per il 2020 di giungere a 50 miliardi di export agroalimentare. Un anno incredibile in mercati come quello americano, dove abbiamo fatto performance di crescita notevolissime, abbiamo aumentato del 40%, facendo un lavoro enorme con il viceministro Carlo Calenda e con Ice".

 

Insomma, "c'e' un lavoro unitario dell'Agricoltura e del Mise che da anni non si vedeva. Noi abbiamo messo in quel piano 30 milioni di euro, cosa mai accaduta, sul piano straordinario Made in. Mai il ministero aveva investito sulla promozione dell'internazionalizzazione del sistema". Per il futuro "abbiamo ancora tantissimo da fare" ma le imprese italiane stanno interpretando al meglio questo cambio di passo. In questo, ha aggiunto il ministro, "Expo e' stato un acceleratore formidabile perche' ci ha consentito di viaggiare come una squadra unita pubblico e privato: ministeri, consorzi, regioni, imprese, tutti hanno lavorato insieme". E i frutti si vedranno anche nel 2016, ha proseguito il ministro, con un'agenda di missioni estere importanti nelle diverse aree del pianeta su cui l'Italia punta, dall'Asia agli Usa all'Africa. "I punti di forza dell'agricoltura italiana sono stati diversi, dalla leadership nel green e nell'impatto ambientale, alle filiere di trasformazione, alle indicazioni geografiche tipiche. Noi siamo l'agricoltura piu' green d'Europa, con il piu' basso tasso di emissioni per prodotto, e la piu' biologica d'Europa con 50.000 imprese bio e un ettaro su dieci coltivato a biologico" ha spiegato Martina. 

 

Poi c'e' il modello delle indicazioni geografiche, che pero' non ha status legale in tutto il mondo. "E' un modello che piace, ma la prima    vera questione e' la corretta informazione. Non dobbiamo dar per scontato che un consumatore oltreoceano, in Usa o in Cina, sappia che quando diciamo indicazione geografica parliamo di una filiera precisa, con sistemi di qualita' e disciplinari di produzioni definiti. Diamo per scontato che un consumatore cerchi il cibo italiano rispetto al 'falso cibo italiano'". E la prima vera partita fuori dal contesto europeo e', ha sottolineato, "informare correttamente sulla qualita' agroalimentari italiane". "La seconda partita ancor piu' delicata - ha spiegato Martina - e' guadagnare terreno nelle partnership commerciali con questi mercati provando a consolidare anche sul piano del diritto commerciale e delle norme giuridiche elementi che consolidino queste specificita'. Qui la partita si gioca in maniera molto piu' delicata su alcuni nodi come il riconoscimento delle indicazioni geografiche dove non sono riconosciute, il divieto di evocazioni di nomi o colori riconducibili a modelli produttivi particolari. La frontiera su questo e' difficile, una battaglia legale difficile che pero' si deve fare e noi ci stiamo armando per farla".

 

E infine la terza frontiera e' il nodo legato alla rete, a come il cittadino consumatore acquista attraverso le nuove reti del commercio elettronico. "Anche su questo nodo - ha aggiunto Martina - abbiamo un primato, anzi due. Innanzitutto siamo di gran lunga il paese che piu' di altri sta penetrando in internet e commercio elettronico con sistemi di riconoscibilita' delle qualita' agroalimentari. E poi siamo l'unico ministero al mondo ad avere dei protocolli di lavoro con provider internazionali come Alibaba ed Ebay per il contrasto con il falso cibo commercializzato su queste reti". Ci sono dunque degli ispettori del ministero dell'Agricoltura, che "possono interagire con questi provider, rilevare il falso cibo italiano commercializzato ed escludere dalle piattaforme commerciali questi prodotti. E' successo recentemente con un produttore indiano che cercava di commercializzare 5000 tonnellate di falso parmigiano reggiano, e' stato individuato, segnalato al provider ed e' stato tolto dalla piattaforma commerciale. Anche su questo esercitiamo una leadership".

 

02 GENNAIO 2015

 

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