In evidenza

Guerre di dumping

UE SI SCAGLIA CONTRO L'HIGH TECH CINESE

UE SI SCAGLIA CONTRO L HIGH TECH CINESE<br />


di Sonia Montrella



Roma, 29 mag.- Bruxelles, primo partner commerciale di Pechino, dice no all'high tech made in China e promette seri provvedimenti contro due colossi delle telecomunicazioni cinesi: Huawei e Zte. Motivo? Sussidi ottenuti illegalmente dal governo e pratiche di dumping sleali a danno dei competitor europei, tuonano dal Belgio. Nel mirino, si legge sul Financial Times, anche altre aziende del Dragone attive nel settore che come Huawei e Zte si sarebbero viste arrivare (per vie traverse) aiuti finanziari dal governo di Pechino, determinato a strappare una fetta di clienti più grossa possibile ai più acerrimi nemici occidentali: Nokia e Alcatel. In cantiere a Bruxelles anche una nuova legge che autorizzerebbe ritorsioni contro quei governi che rifiutano di aprire gli appalti pubblici alle compagnie europee.  

La notizia deve suonare all'orecchio del Dragone come una dichiarazione di guerra: è la prima volta, infatti, che l'Unione europea apre un'indagine commerciale di sua spontanea iniziativa e non a seguito di una richiesta ufficiale da parte di un'azienda del blocco.

Gli 'imputati' cinesi assicurano di non aver infranto alcuna regola e sostengono che il successo dei loro affari e della loro crescita vertiginosa risiede semplicemente in una maggiore agilità nel mondo degli affari rispetto ai loro concorrenti del Vecchio continente. Inoltre, continuano ancora le società, i sussidi incriminati non sono diversi da quelli che l'Ue elargisce alle sue compagnie" .

La crisi economica ha cambiato la visione della Cina da parte di molti stati membri del blocco, spiega al quotidiano inglese Jonathan Holslag del Brussels Institute of Contemporary China Studies. "Hanno sviluppato un maggior senso di protezione nei confronti delle industrie restanti e guardano alla Cina come a una minaccia più che a un partner economico".  Una percezione che sembra in un certo modo trovare conferma nei numeri: tra il 2000 e il 2010 il deficit commerciale dell'Europa con la Cina è più che triplicato toccando i 168 miliardi di euro.
"Stiamo affrontando diverse questioni con la Cina" – in primis quella sulle restrizioni nelle esportazioni di terre rare la cui risoluzione è stata affidata al Wto – "e le nostre risposte non sono abbastanza forti".

La proposta ha generato un certo imbarazzo. Sono passati poco meno di 4 mesi dalla visita in Cina del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e quello del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Secondo i media cinesi proprio mentre il Commissario europeo per il Commercio Karel De Gucht era la ricerca di prove  sulla colpevolezza delle compagnie high tech cinesi, Bruxelles era in procinto di spedire un team di tecnici a Pechino con un portafoglio colmo di bond del governo che la Cina avrebbe dovuto valutare di acquistare.
 
A febbraio i due presidenti dell'Eurozona erano volati in Cina per partecipare al summit economico Cina-Ue, ma l'appuntamento rappresentava anche l'occasione per 'ingolosire' il Dragone – detentore delle più imponenti riserve in valuta estera – e persuaderlo a investire in uno dei fondi salva-stato messi a punto per le nazioni in difficoltà. Al summit il governo cinese ribadì l'intenzione di investire in Europa, ma nelle sue aziende più che in quote di debito. Una posizione rimarcata un mese dopo – seppur tra le righe - anche da Wu Hailong ambasciatore cinese a Bruxelles: "Molti dei Paesi più ricchi al mondo fanno parte del blocco europeo. Ritengo che l'Europa abbia le risorse per farcela da sola".



ARTICOLI CORRELATI

WEN, CINA PRONTA A MAGGIOR SOSTEGNO A EUROPA

HUAWEI: BORN IN SHENZHEN


© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci