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SULLE ORME DI MARCO POLO: ITALIANI IN CINA

SULLE ORME DI MARCO POLO: ITALIANI IN CINA


Per gentile concessione della Fondazione Migrantes, pubblichiamo un estratto del libro "Sulle orme di Marco Polo: Italiani in Cina. Progetto A.M.I.C.O (Analisi della Migrazione degli Italiani in Cina Oggi )" di Giovanna Di Vincenzo, Fabio Marcelli, Maria Francesca Staiano. Il volume verrà presentato oggi alle 17 presso Società Geografica Italiana, Palazzetto Mattei in Villa Celimontana via della Navicella, 12 Roma.
 


 

Roma, 03 giu. - Il lifestyle degli italiani trionfa nelle megalopoli cinesi. Vivere in una città come Pechino significa per i giovani intraprendenti trovarsi al centro del mondo, in un crocevia continuo e costante di gente di ogni nazionalità e cultura. Il ventottenne romano Fabio De Angelis ha scelto la capitale cinese come luogo di crescita non solo professionale ma di formazione umana, affascinato dalla sua connotazione di “villaggio globale” popolato da più di 20 milioni di abitanti, che concilia le caratteristiche della metropoli tentacolare con quelle del paesino. Questa contraddizione è dettata dalla conformazione urbanistica propria di Pechino, caratterizzata nella zona centrale dall’intersecarsi perpendicolare degli hutong, i piccoli vicoli caratteristici, dove si svolge la vita cittadina di molti cinesi e c’è un forte senso di condivisione del suolo comune.

 

Negli ultimi anni vi è stata una rivalutazione della zona degli hutong, dove sempre più occidentali decidono di risiedere. Questa connotazione di Pechino consente di vivere a contatto con la popolazione locale e con stranieri provenienti da ogni parte del mondo e di costruire una rete di relazioni umane multiculturali utili per la propria attività. Questa è stata la fortuna che ha favorito il progetto di Fabio, che nel 2011 assieme ad un gruppo di amici ha fondato il Modernista, una caffetteria che nasce proprio al centro della zona degli hutong. Fabio si è trasferito a Pechino subito dopo la Laurea in Lingue e Civiltà Orientali all’Università La Sapienza di Roma, per frequentare corsi di perfezionamento linguistico e incominciare a guardarsi intorno per la ricerca di un impiego in ambito culturale, riuscendo dapprima ad inserirsi in una compagnia teatrale come scenografo e, in seguito, come assistente in una galleria d’arte. Il locale, dal giorno dell’inaugurazione a novembre 2011, fino ad oggi, è diventato uno dei più famosi e frequentati della zona, ricevendo anche riconoscimenti importanti a livello cittadino come i Beijinger Awards.

 

Grazie alla collaborazione con altri locali ed associazioni per la realizzazione di iniziative culturali, come esposizioni fotografiche, mercatini vintage, cineforum e scambio di libri, il locale ha attirato l’attenzione dei clienti cinesi e occidentali. La clientela rimane però, maggiormente straniera, in quanto i cinesi, spiega Fabio, "hanno una cultura del locale pubblico e un’idea di intrattenimento molto diversa dalla nostra, ciononostante sono molto incuriositi dalle proposte culinarie del locale, che essendo stato fondato anche da una ragazza spagnola, kirghisa e una ragazzo di Hong Kong, riunisce e propone i sapori di queste cucine". Anche le iniziative di intrattenimento, come le lezioni di swing e gli spettacoli di cabaret, riscuotono molto successo da parte della popolazione locale, soprattutto dei giovani studenti e della nuova classe media, affascinata dallo stile retrò degli interni, lontano dagli esempi commerciali di locali tipici di altre zone come quella a maggiore concentrazione di expat, Sanlitun.

 

L’intento dei soci è stato quello di creare un luogo che potesse offrire attività nei vari momenti della giornata, dove poter trascorrere il pomeriggio sorseggiando un tè e la serata ascoltando musica dal vivo. "L’idea – racconta Fabio – trae ispirazione dal movimento culturale modernista degli inizi del Novecento in Europa, che professava un’ideologia ottimista per il futuro, in cui ogni individuo era in grado di realizzare qualcosa di straordinario. Un'atmosfera che ricorda appunto, quella della Cina contemporanea, con in serbo per tutti grandi aspettative in termini di opportunità individuali, e che invece diventa sempre più rarefatta in Italia, dove la realizzazione di questo progetto non solo non sarebbe stata economicamente sostenibile, ma anche più difficoltosa a livello burocratico". La scelta di non uniformarsi a un modello di business sicuramente di facile guadagno ma scontato, è stata il vero punto di forza alla base del profitto, proprio perché il Modernista con la sua specificità è l’unico nel suo genere a Pechino. Come fosse un’oasi europea nell’ex città imperiale, il locale si configura quale spazio ricreativo e di interazione tra persone di provenienza, cultura ed estrazione sociale differente, in cui si diffonde una concezione del divertimento straniero che diventa esperienza culturale anche per il cinese medio con scarsa conoscenza delle varietà del mondo occidentale.

 

03 giugno 2014


Per ulteriori informazioni:
Progetto AMICO
progettoamico.cina@gmail.com

 

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