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I PROSSIMI UOMINI AL POTERE, UN'AGENDA PER LA LEADERSHIP

<span></span>I PROSSIMI UOMINI AL POTERE, UN AGENDA PER LA LEADERSHIP


A Zhongnanhai è il momento di tirare le somme. Mancano poche settimane al Congresso fissato per l'8 novembre e che nominerà i prossimi leader al governo di Pechino, ma è in questi giorni che nelle stanze segrete del PCC vengono scelti  gli uomini che guideranno il Paese per i prossimi 10 anni. 

A poche settimane dal Congresso del Pcc che definirà la nuova leadership, "China 2030" sembra un buon punto di partenza per comprendere quali saranno i compiti che attendono i massimi dirigenti cinesi nei prossimi dieci anni. 


 

I PROSSIMI UOMINI AL POTERE

 

(di Sonia Montrella

twitter@soniamontrella)

 

Roma, 19 ott. –  A Zhongnanhai è il momento di tirare le somme. Mancano poche settimane al Congresso fissato per l'8 novembre e che nominerà i prossimi leader al governo di Pechino, ma è in questi giorni che nelle stanze segrete del PCC vengono scelti  gli uomini che guideranno il Paese per i prossimi 10 anni.

 

E secondo alcune fonti citate dalla Reuters, i tre potenti della Cina - il presidente Hu Jintao, il vice presidente Xi Jinping e l'ex presidente Jiang Zemin - avrebbero già raggiunto un accordo su coloro che formeranno il Comitato Permanente del Politburo, la più alta istituzione con poteri decisionali in Cina. 

 

La lista, che potrebbe essere soggetto all'opposizione e alle modifiche da parte dei veterani del partito, prevede quest'anno un taglio del Comitato Permanente da nove a sette membri, una decisione che, secondo alcuni, sarebbe stata avanzata dallo stesso Xi Jinping e da quello che è dato come il futuro Premier cinese – il candidato Li Keqiang , 57 anni.

 

L'elenco  includerebbe anche il vice premier Wang Qishan, 64 anni, uno dei favoriti per gli investitori stranieri che attualmente gestiscono il portfolio finanziario.  Tuttavia, non sembra essere menzionato uno dei riformatori politici più schietti del partito, Wang Yang, 57 anni, capo del partito della provincia meridionale del Guangdong, e apprezzato in Occidente per il suo approccio liberale. La lista sembra invece includere Liu Yunshan, 65 anni, ministro della Propaganda cinese, il quale ha tenuto i media nazionali al guinzaglio, nel tentativo, non sempre ben riuscito, di controllare la rete Internet cinese sempre più 'indisciplinata' e che conta più di 500 milioni di utenti.

 

"Hu Jintao vorrebbe Wang Yang fuori dal Comitato Permanente perché è troppo riformista, troppo alto il rischio di un cambiamento significativo", ha dichiarato David Zweig, esperto di politica cinese della Hong Kong University of Science and Technology, aggiungendo che "la lista è ben equilibrata e riporta candidati consapevoli del bisogno di riforme, e che probabilmente si concentreranno più su riforme economiche che non su riforme politiche. Credo che questo gruppo si muoverà abbastanza velocemente verso il cambiamento".

 

Gli altri papabili che si sono distinti più per le alleanze interne al partito piuttosto che per le loro idee riformiste sono: Li Yuanchao, 61 anni, capo del potente Dipartimento organizzativo del partito; Zhang Dejiang, 65 anni, che ha preso il posto di Bo Xilai – deposto dal suo incarico in seguito allo scandalo che ha visto coinvolto in primis sua moglie e poi lui in prima persona –  come capo del partito di Chongqing nella Cina sudoccidentale e Zhang Gaoli, 65 anni, capo del partito della città di Tianjin.

 

Giudicare la loro fame di riforme politiche non è semplice e, d'altra parte, per loro potrebbe essere un'arma a doppio taglio dichiarare apertamente le loro intenzioni a questo punto del gioco. È da notare tuttavia che Zhang Gaoli e Wang Qishan sono entrambi per loro natura riformatori finanziari, mentre Li Yuanchao ha scosso il suo dipartimento con riforme dallo stile meritocratico

 

XI JINPING TRA CONTINUITA' E RIFORME


 

Sono in molti a chiederselo. E da diversi mesi. Chi è davvero Xi Jinping, l'uomo destinato a diventare il nuovo presidente cinese? Che tipo di leader sarà: un tranquillo tecnocrate che seguirà la strada già tracciata dai suoi predecessori, o un leader carismatico capace di riformare il sistema politico  ed economico cinese come il duo Hu Jintao-Wen Jiabao non è stato in grado di fare? Tra queste due possibilità ci sono molte zone grigie. E l'atteggiamento del leader in pectore del Dragone, per ora riservato, non aiuta a fugare i dubbi di analisti, studiosi ed esperti.

 

A poche settimane, ormai, dall'inizio del prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese, previsto in via ufficiosa per la metà del mese di ottobre, arrivano segnali di un possibile cambiamento di rotta. E tra le indiscrezioni affiorano i primi punti dell'agenda politica del probabile nuovo leader cinese. A colloquio nelle scorse settimane con Hu Deping, esponente di punta dell'ala riformista del partito, Xi Jinping avrebbe stabilito tra le priorità per il Paese: oltre alle liberalizzazioni in economia, anche un controllo meno oppressivo della politica sulla vita dei cittadini. Secondo quanto riportato da una fonte vicina ai vertici del PCC sentita dall'agenzia di stampa Reuters, il candidato a succedere a Hu Jintao alla guida dello Stato è un uomo conscio del fatto che dovrà affrontare i problemi del Paese, che egli stesso avrebbe definito "senza precedenti" e interni al partito, come "corruzione e indisciplina". La sfida per il nuovo leader sarà quella di "raggiungere il progresso e il cambiamento senza perdere la stabilità".

 

Al di là di quelle che sembrano poco più che semplici dichiarazioni di intenti, estrapolate dal contesto in cui sono state dette, Xi Jinping dovrà passare dalle parole ai fatti nei prossimi mesi, per fronteggiare una situazione sociale ed economica molto diversa da quella con cui si sono confrontati i suoi predecessori. L'economia è in una fase di rallentamento certificata dai segnali contrastanti dei principali indicatori. Le previsioni sul PIL lasciano intendere che la crescita del paese nel 2012 non arriverà a raggiungere la soglia psicologica dell'8%, ritenuta da Pechino il risultato minimo per arginare la disoccupazione. Il volume delle esportazioni è stato pesantemente ridimensionato dalla crisi dell'Eurozona, il principale cliente del Dragone, mentre la domanda interna è ancora scarsa. I risparmi delle famiglie sono poi minacciati dalla persistente bolla immobiliare e dall'aumento del costo della vita. Una situazione molto più difficile rispetto a dieci anni fa, quando Hu Jintao aveva ereditato il potere dal suo predecessore, Jiang Zemin. Tra le intenzioni del probabile futuro presidente, allora, ci sarebbe quella di ridurre le tasse e di stimolare l'economia attraverso incentivi alle imprese private.

 

Mentre Pechino si appresta a celebrare la fine della "decade d'oro" segnata dal duo Hu Jintao-Wen Jiabao alla guida della Cina, analisti e osservatori tracciano un primo bilancio degli ultimi dieci anni, spesso in contrasto con l'enfasi dei media cinesi e con il tentativo dello stesso Hu di farsi ricordare come il presidente dello "sviluppo scientifico" e della "società armoniosa": due concetti a lui cari, che lascia alla Cina come propria eredità dottrinale. Secondo Zhu Lijia, professore presso l'Accademia Cinese di Governance, Hu e Wen avrebbero tratto vantaggio dagli sforzi dei loro predecessori, Jiang Zemin e Zhu Rongji, le cui riforme hanno dato alla Cina un periodo di prosperità che si è protratto fino agli anni della loro leadership. "L'effetto combinato delle riforme e delle aperture degli scorsi venti anni - afferma il professore al South China Morning Post - ha fatto accelerare l'economia e non è detto che l'attuale amministrazione abbia fatto meglio della precedente sul piano delle riforme economiche".

 

Un bilancio, insomma, non soddisfacente, tanto più ora che il Paese si trova in difficoltà per la crisi globale. Ma non c'è solo l'economia. Anche in politica Xi punta a presentarsi come un riformatore, pur sapendo che l'opinione pubblica è stanca di sentire dai leader "grandi parole" a cui non seguono fatti significativi e preferisce evitare di fare "promesse irrealistiche". La stabilità sociale per Xi passa attraverso la lotta alla corruzione, che negli ultimi ha prodotto un solco sempre più profondo tra le famiglie dei dirigenti politici e la classe media. Una rabbia che trova sfogo su internet, attraverso i siti di microblogging come Weibo su cui si scatenano i netizens critici verso il regime. L'ultimo episodio risale a soli pochi giorni fa, quando si era diffusa la notizia che in un incidente stradale dello scorso marzo, aveva perso la vita il figlio del segretario personale di Hu Jintao, Ling Jihua, impegnato - pare - in un gioco erotico al volante con altre due ragazze a bordo della vettura lanciata a tutta velocità tra le superstrade della capitale cinese.

 

Durante i colloqui con Hu Deping, Xi avrebbe fatto riferimento anche allo scandalo politico che da mesi scuote la Cina, il caso Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing sospeso il 10 aprile scorso da tutte le cariche a livello nazionale per "gravi violazioni disciplinari" dopo che la moglie era stata arrestata per l'omicidio dell'uomo d'affari inglese Neil Heywood. Sulla vicenda, definita unanimemente come il più scandalo politico cinese degli ultimi venti anni per i legami di Bo con alcuni generali dell'esercito ed esponenti politici di primo piano, il presidente in pectore si allinea alle decisioni prese dal partito: prende le distanze da Bo Xilai con il suo interlocutore affermando di non averlo mai appoggiato. Xi avrebbe detto che il caso andrà trattato "secondo i dettami disciplinari del partito e secondo la legge", anche se il suo atteggiamento, nel privato, secondo alcuni analisti, sarebbe più indulgente nei confronti del deposto leader di Chongqing.
Figlio di Xi Zhongxun, funzionario dell'ala riformista del partito e vicino per posizioni politiche a Hu Yaobang, il leader riformatore scomparso alla vigilia dei fatti piazza Tian'anmen, il cinquantanovenne Xi Jinping appartiene alla fazione dei "principi rossi", termine con cui genericamente si indicano i figli dell'aristocrazia comunista che ha partecipato alla rivoluzione guidata da Mao Zedong. Quella dei princelings è la fazione più importante all'interno del PCC, assieme ai tuanpai formatisi nella Lega Giovanile del partito, guidati da Hu Jintao. Anche Bo Xilai, figlio di Bo Yibo, uno degli otto immortali eroi della rivoluzione, apparteneva, fino a pochi mesi fa, alla stessa corrente. La sua probabile nomina ai vertici del partito e dello Stato sancirebbe l'avvicendamento alla guida del Paese tra le due grandi fazioni. Ma al di là della spartizione delle cariche e delle poltrone, il nuovo presidente della seconda economia del pianeta dovrà convincere i suoi interlocutori, e i mercati, della volontà di cambiamento.
  "Dobbiamo tenere alta la bandiera delle riforme -avrebbe confidato a Hu Deping - anche di quelle del sistema politico". Se la successione andrà come previsto, tra poche settimane Xi Jinping sarà chiamato a passare dalle parole ai fatti.

 

LI KEQIANG IL RIFORMISTA

 

Li Keqiang è l'attuale vice premier della Repubblica Popolare, vice segretario del Partito, e settimo funzionario nella gerarchia del Comitato permanente dell'Ufficio politico del Pcc. Dal 2010 è anche direttore della Commissione di Stato per la sicurezza alimentare. In qualità di primo assistente del premier Wen Jiabao, si occupa in particolar modo di sviluppo economico, controllo dei prezzi, finanza, cambiamento climatico e macroeconomia. Viene accreditato come il più probabile successore di Wen alla carica di premier della Repubblica Popolare, candidatura fortemente sostenuta dalla fazione  guidata dalla coppia Hu-Wen.

 

Nato nel 1955 nel distretto di Dingyuan dell'Anhui, Li è figlio di un funzionario provinciale. Nel 1974 durante la Rivoluzione Culturale viene inviato a lavorare nelle campagne nel distretto di Fengyang, nell'Anhui, dove nel 1976 entra a far parte del PCC e diventa il segretario del partito della squadra locale di produzione. Nello stesso periodo ottiene un   riconoscimento per lo studio del pensiero di Mao Zedong. In seguito rifiuta l'offerta del padre di candidarsi per entrare a capo del distretto preferendo iscriversi alla facoltà di Legge all'Università di Pechino, la Beida, dove nel 1982 ottiene un diloma di laurea in Legge. Quello stesso anno entra a far parte della Lega della gioventù comunista cinese (CYL) in qualità di membro della Segreteria, lavorando a stretto contatto con l'allora Segretario Generale Hu Jintao. Nel 1993 diviene Segretario Generale dell'organizzazione fino al 1998. Pur non avendo genitori o parenti nell'aristocrazia del partito, Li rappresenta uno dei membri della prima generazione di politici cinesi che si è affermata a partire dalla direzione della CYL.

 

"Tre incendi Li". Dal 1998 al 2004 è governatore della popolosa provincia dello Henan. Durante il suo mandato scoppiano tre grandi incendi nella provincia (quello di Luoyang fece 309 vittime) oltre al clamoroso scandalo del sangue infetto dall'Aids usato per le trasfusioni. In accordo con i funzionari del governo provinciale Li decide di evitare qualsiasi evento pomposo che non sia inerente alle attività governative e dirige lo sviluppo economico dell'Henan trasformando la povera provincia interna in un'area attrattiva per gli investimenti. Sotto la guida di Li, il Pil locale balza dal 28° al 18° posto nella classifica nazionale, ma, in un Paese ancora legato alle superstizioni, l'attuale vice premier resterà sempre "Tre incendi Li".

 

Il probabile futuro premier della Cina appare liberale e riformista: "Non è più possibile per la Cina rimandare ancora le riforme, al contrario è arrivato il momento di creare un nuovo modello economico" aveva detto Li a marzo nel corso di un dibattito a porte chiuse cui hanno preso parte funzionari di altro livello, businessman stranieri e, soprattutto, il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. "Il Paese ha raggiunto un punto cruciale che necessita di un cambiamento del modello economico. E' iniziata una fase decisiva per le riforme" aveva detto il vice premier. "Daremo il via a politiche più flessibili, mirate e lungimiranti",  soprattutto nel settore finanziario con focus su tasse, prezzi ed equa distribuzione delle entrate.

 

Polverone Wikileaks. Nel 2010 Li finì al centro di una polemica per via di alcune cablogrammi di Wikileaks. "I dati sul PIL cinese sono artificiali e non attendibili" secondo il gruppo di Assange a rivelarlo sarebbe stato proprio il vice premier all'epoca funzionario di alto livello della regione nordorientale del Liaoning, durante una cena con l'ambasciatore USA in Cina, Clark Randt.

 

YU ZHENGSHENG: IL PRINCIPINO DI SHANGHAI

 

Yu Zhengsheng è membro del Politburo dal 2002 e capo del Partito di Shanghai dal 2007. I pronostici lo vogliono seduto al Comitato Permanente del Politburo, ma l'età anagrafica potrebbe giocare contro il coronamento della sua carriera politica.

 

Nato nel 1945 a Shaoxing, nello Zhejiang, Yu si laurea nell'Istituto di Ingegneria militare di Harbin in automazione di missili. Nel 1964 si iscrive al Partito e nel 1982 fa il suo ingresso nel mondo della politica entrando nel Ministero dell'Industria Elettronica. Dieci anni dopo viene eletto membro del Comitato Centrale durante il 14° Congresso e nel 1998 viene nominato ministro delle Infrastrutture.

 

Alla guida di Shanghai Yu è testimone di eventi grandiosi, come l'Esposizione universale del 2010, e tragici, come l'incendio dello stesso anno che non solo provocò un gran numero di morti, ma fece luce su uno scandalo di corruzione all'interno del Dipartimento per lo sviluppo urbano della città, svelato dallo stesso Yu. Lo scorso agosto il segretario ha inaugurato nella sua città la prima banca per l'innovazione tecnologica, frutto di una joint-venture sino-americana.

 

Nell'edizione del  settembre, Qiushi, il giornale ufficiale del Partito, ha pubblicato un lungo articolo in cui osservava come Shanghai sia sul binario giusto per diventare una metropoli guida nel mondo sotto le direttive dello sviluppo scientifico, una teoria del partito 'professata' da Hu Jintao.  Per gli analisti, il tempismo del Qiushi suggeriva che la poltrona di Yu al Comitato Permanente è pressoché assicurata. Nonostante l'ombra proiettata dal fratello Yu Qiangsheng, ex funzionario di alto rango nel ministero della Sicurezza di Stato, che nel 1985 fuggì negli USA.

 

Yu non ha mai fatto mistero di quelle che sono le sue idee sulla Rivoluzione Culturale: "Mao ha commesso una serie di errori personali […] ha lanciato la Rivoluzione Culturale nel tentativo di evitare che i contadini e gli operai diventassero delle sottoclassi, ma non avrebbe dovuto farlo nel modo in cui lo ha fatto" aveva dichiarato lo scorso anno in un discorso pronunciato alla Jiao Tong University di Shanghai. Yu aveva raccontato di aver perso, in un modo o nell'altro, sei membri della famiglia per le barbarie della Rivoluzione, compresa la sua sorella minore che si tolse la vita e sua madre, diventata schizofrenica nei 7 anni di reclusione.  Il suo albero genealogico affonda le radici nell'aristocrazia cinese della dinastia Qing e nelle file del Guomindang, motivi sufficienti al tempo del decennio di Rivoluzione culturale per essere accusato di destrismo ed essere perseguitato.

 

Nonostante sia un "principino", Yu ha sempre saputo mantenere buone relazioni con entrambe le fazioni politiche, fedele l'una a Jiang Zemin e l'altra al suo successore Hu Jintao, ed è largamente considerato un protetto sia dell'ex-presidente che di Deng Xiaoping. Le relazione di Yu con la famiglia di quest'ultimo ha radici profonde: già a partire dall'inizio degli anni '80 il segretario stringe un forte legame di amicizia, che continua tutt'oggi, con il figlio di Deng Xiaoping, Deng Pufang. Yu vanta inoltre in famiglia nomi noti della Nuova Cina:  è figlio della giornalista ed x direttrice del Beijing Daily Fan Jing e dell'ex politico Yu Qiwei (meglio conosciuto come Huang Jing) il quale in gioventù aveva sposato Jiang Qing, passata successivamente alla storia come l'ultima moglie di Mao Zedong, membro di quella Banda dei Quattro accusata dopo la morte di Mao e dopo la Rivoluzione Culturale di complotto contro il Partito e lo Stato, ed  eliminata dalla scena politica. Suo suocero è invece Zhang Zhenhuan, Generale di Stato maggiore dell'Esercito di Liberazione popolare.

 

Cauto nei commenti, Yu non ha mancato, a seguito degli eventi degli ultimi mesi, di definire Bo Xilai un "funzionario nudo", termine con il quale si designa un politico che ha trasferito la propria famiglia e tutti i propri possedimenti all'estero.

 

ZHANG DEJIANG: DALLO SCANDALO SARS AL CAPITOLO CHONGQING

 

Vice premier dal 2008 con delega ai Trasporti, all'Energia e alle Telecomunicazioni, Zhang Dejiang è l'uomo che nel marzo del 2012 ha sostituito il Capo della municipalità di Chongqing, Bo Xilai, ex astro nascente del Pcc un tempo destinato a un seggio nel Comitato Permanente e ora in attesa di processo.
Nato nel novembre del 1946 a Tai'an, nella provincia del Liaoning, tra gli altri incarichi ha ricoperto quello di viceministro degli Affari Civili, segretario della prefettura di Yanbian e segretario delle province del Jilin, Zhejiang e Guangdong, diventando membro del Politburo nel 2002. Zhang è inoltre un esperto di Nord Corea, complici i due anni passati a studiare economia all'Università di Pyongyang dopo la laurea in lingua coreana presa in Cina.

 

Ma nel suo curriculum figurano anche due capitoli neri. Nel 2003 nella provincia del Guangdong scoppia l'epidemia di SARS: Zhang Dejiang, allora segretario del partito dalla provincia (2002-2007) si scaglia contro i media di Hong Kong che hanno diffuso la notizia e riesce a tenere all'oscuro di tutto i cittadini della provincia causando così il contagio della popolazione. Una mossa che fa cadere su Zhang, allora capo per la gestione dell'emergenza, una pioggia di critiche e attacchi. Nel luglio del 2011 due treni si scontrano sulla linea ferroviaria ad alta velocità Wenzhou – Hangzhou. L'incidente causerà la morte di 39 persone, tra cui un'italiana, la ventitreenne di Napoli Assunta Liguori. Zhang, vice premier con delega ai trasporti, viene inviato sul posto, ma secondo media indipendenti ha gestito il caso dalla sua stanza all'hotel Shangri- La di Wenzhou invece di andare sul luogo dell'incidente.

 

A Chongqing, Zhang si è interessato principalmente di riorganizzare la municipalità e rassicurare gli investitori stranieri di Hong Kong e Taiwan sottolineando che il settore privato potrà ottenere un supporto maggiore da parte dello Stato  solo a condizione di abbandonare la politica di Bo Xilai. Ma Zhang ha anche assicurato che tutti gli investimenti e i progetti, proposti nell'era di Bo, non verranno comunque abbandonati.
Il forte legame del principino Zhang con la cricca di Shanghai – è figlio del generale dell'Esercito di liberazione popolare Zhang Zhiji - e,  in particolare, il legame con il vecchio Presidente Jiang Zemin sono forti segnali della sua direzione politica.
  Zhang è una figura chiave nella strategia di Jiang Zemin di successione al potere del 18esimo Congresso" sostiene Dong Liwen, professore alla Scuola centrale di Polizia di Taiwan. "La relazione tra i due - spiega Zhang - risale al marzo del 1990, quando Zhang, che parla coreano, accompagnò I'allora presidente in un'importante missione di solidarietà a Pyongyang tra l'isolamento internazionale del dopo-Tian'anmen".
Come il resto della fazione dei principini, lo stile amministrativo di Zhang si concentra su uno sviluppo economico rapido e un governo dal pugno di ferro. L'unico ostacolo alla nomina di Zhang potrebbe esser solo l'età, 66 anni, in quanto potrebbe concludere un solo mandato.

 

 

LI YUANCHAO: IL WATCHDOG DEL PCC

(aggiornamento: Un nuovo scandalo travolge Li Yuanchao)

 

 

Li Yuanchao è capo del Dipartimento organizzativo del Partito Comunista cinese dal 2007, un ufficio poco conosciuto dai non addetti ai lavori, ma molto potente in quanto controlla la condotta del PCC e dei quadri e recluta gli aspiranti membri. Un ruolo ricoperto in passato anche dai grandi nomi della Nuova Cina, da Mao Zedong a Deng Xiaoping. "Istruzione, supervisione, punizione e riforma sono elementi essenziali nella prevenzione della cattiva gestione di reclutamento del personale governativo" ha detto Li qualche mese fa. A marzo fu proprio Li ad annunciare la destituzione di Bo Xilai da capo del partito di Chongqing. Un ruolo di primo piano che dimostra quanto sia influente il Dipartimento guidato da Li, sebbene la scelta di cacciare il boss di Chongqing sia stata presa nelle stanze segrete del Politburo.

Originario della provincia dello Jiangsu, Li nasce nel 1950 nella contea di Lianshui da una coppia di rivoluzionari. Suo padre è un ex vice sindaco di Shanghai.  Nel 1978 aderisce al Partito Comunista; si laurea in matematica nel 1982 all'Università Fudan e ottiene un dottorato in Economia all'Università di Pechino. Ma Li non si accontenta e nel 2002 consegue un diploma di dottorato in legge ad Harvard. Nel 2007 entra a far parte del  Politburo, e del Segretariato della Commissione Centrale del PCC. In passato Li ha inoltre ricoperto l'incarico di capo del Partito della provincia del Jiangsu. E' fermamente convinto della supremazia del partito e del diritto a governare. In un discorso pronunciato ad Harvard qualche anno fa, Li Yuanchao affermò che proprio la capacità del partito di attingere alle risorse ha permesso al Paese di gestire la crisi finanziaria.

 

L'emergenza alghe nel Lago Tai, inquinato dalle industrie lungo la riva, gli ha fatto guadagnare punti: chiamato a gestire la crisi di acqua potabile di milioni di persone, Li ha guidato una delegazione a Singapore per cercare esperti che potessero risolvere il problema.

 

A 61 anni Li ha i piedi piantati su solide basi: vicino alla "Cricca" di Shanghai e al vecchio Presidente Jiang Zemi, il principino Li – è figlio di di Li Gancheng ex vice sindaco di Shanghai - ha ottimi rapporti anche con l'altra fazione corrente del PCC, quella della Lega dei Giovani Comunisti, di cui Hu Jintao rappresenta il massimo esponente.

 

Per queste sue connessioni, per le buone doti diplomatiche, per la capacità di oltrepassare i confini delle diverse ed opposte fazioni,  si ritiene che presto farà parte della Comitato Permanente nel Politburo.  Secondo una fonte anonima interna al partito Li avrebbe ricevuto il 95% delle approvazioni in un sondaggio dello scorso maggio cui hanno preso parte oltre 300 tra top leader e membri del PCC. Stesso rating, riporta il South China Morning Post, per Wang Qishang, Xi Jinping e Li Keqiang.


 

 

WANG QISHAN: IL "MANAGER DELLA CRISI"

 

 

Wang Qishan, è vice premier della Repubblica Popolare cinese con delega alla Finanza e al Commercio estero.  Già membro del Politburo dal 2007, secondo gli analisti Wang ha un currulum vitae che lo rende tra i più 'papabili' a sedere nel Comitato Permanente del Politburo nel cambio al vertice del prossimo mese.

 

Principino, figlio di un capo partito dello Shaanxi e genero dell'ex Vice premier Yao Yilin (1983-1988), Wang nasce nel 1948 nello provincia dello Shaanxi. Nel 1976 si laurea in storia all'università Xibei di Xiamen e nel 1983 si iscrive al PCC. Negli anni 90 ricopre  il ruolo di vice governatore in diversi Istituti bancari nazionali, e di governatore della China Construction Bank dal 1994 al 1997. Nel 2003 entra a far parte della Commissione della Municipalità di Pechino e, nello stesso anno, viene eletto sindaco della Capitale. Nel 2008 viene nominato vice presidente del Consiglio di Stato. Ma il merito più grande che gli si attribuisce è quello di essere considerato un riformatore e risolutore di problemi.
  Dalla sua entrata al Politburo e dalla nomina a Vice Presidente del Consiglio di Stato, Wang ha giocato un ruolo cruciale nella gestione della crisi finanziaria globale del 2008.

 

Con una personalità, un modo di lavorare e un iter simile al suo mentore politico Zhu Rongji, Wang appare come il "manager della crisi",  appellativo che si è guadagnato per aver gestito alcuni degli eventi di maggior portata della recente storia cinese: dall'organizzazione delle Olimpiadi nel 2008 alla crisi del debito del Guangdong (anni Novanta), alla gestione della Sars a Pechino (2003). A questo proposito Willy Lam,  Professore di Storia cinese alla Chinese University di Hong Kong e senior fellow presso la Jamestown Foundation Senior Fellow ha detto di lui: "Wang ha una personalità carismatica. Ha ricevuto molti apprezzamenti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità non solo per il modo in cui ha cooperato durante l'emergenza Sars, ma anche per i suoi tentativi di modernizzare il sistema sanitario di Pechino" .

 

Ma soprattutto, Wang è un politico che sa muoversi in modo abile al di fuori dei confini nazionali e che, al contrario di molti politici cinesi, sa come parlare ai suoi omologhi esteri. Esemplare il suo rapporto con gli Stati Uniti: negli anni il vice premier cinese ha sviluppato una profonda amicizia con l'ex Segretario del Tesoro americano Henry Paulson che lo descrive come "un uomo in grado di comprendere sia gli uomini che i mercati" e con uno "straordinario senso dell'umorismo". L'attuale segretario del Tesoro Timothy Geithner lo ha invece definito in passato "problem solver" e "pompiere".

 

I fautori delle riforme e soprattutto gli analisti economici stranieri, nutrono grandi speranze su Wang che considerano la "voce progressista" della Cina e da cui si aspettano maggiori aperture e cambiamenti concreti. Tra le sue priorità politiche figura infatti la liberalizzazione del sistema finanziario cinese a tutti i livelli. Un concetto che il leader ha illustrato ampiamente in un editoriale dal titolo "La liberalizzazione del mercato è il motore per la crescita economica" apparso sul New York Times il 5 maggio del 2009. Per Wang la via d'uscita dalla crisi finanziaria è rappresentata da un sistema composto da due mani: la prima è quella invisibile del mercato di Adam Smith, la seconda quella del governo.

 

 

ZHANG GAOLI: L'ECONOMISTA SOBRIO DEL PCC

 

Zhang Gaoli è Segretario del Partito di Tianjin dal 2007, e membro del Politburo dallo stesso anno, nonché membro a pieno titolo del Comitato Centrale del PCC dal 2002. 
Nasce nel 1946 a Jinjiang, nella provincia del Fujian. Si laurea alla facoltà di economia dell'università di Xiamen, con indirizzo pianificazione e statistica. Nel 1970 comincia a lavorare per un'azienda petrolifera del Guangdong in cui farà carriera partendo dal basso iniziando come facchino fino a diventare vice general manager. Nel 1973 si iscrive al partito comunista. I successi riportati nel comitato di partito della azienda lo porteranno a coprire cariche importanti prima a livello di prefettura, poi di provincia, nel Guangdong. Nel '98 è anche segretario del  partito della città di Shenzhen. Gli viene in seguito affidato lo sviluppo della regione dello Shandong, dove  ricopre la carica di governatore e segretario di partito fino al 2007.
Nel 2007 l'economista Zhang Gaoli viene nominato segretario del comitato di partito della municipalità di Tianjin, municipalità che sotto la sua guida ha battuto il record di crescita.
E' considerato un protetto dell'ex vice Presidente Zeng Qinghong e dell'ex presidente Jiang Zemin, un legame che, secondo i detrattori di Zhang, starebbe influendo l'ascesa al Comitato Permanente più di qualsiasi altro successo politico. Gli osservatori lo vedono seduto sulla poltrona di vice premier o alla Conferenza Consultiva Politica del PCC. 

 

Zhang Gaoli sostiene l'importanza cruciale del miglioramento dell'attività del partito. Per riuscirci Zhang  dice di confidare in modo particolare nell'ascolto dell'opinione dei quadri a tutti i livelli: ogni singolo quadro deve prendere coscienza del proprio ruolo e impegnarsi attivamente. Chiede una maggiore vicinanza tra i funzionari e le masse, affinché si comprendano le esigenze del popolo e auspica un approfondimento nella pratica della "visione di sviluppo scientifico" (teoria attribuita a Wen Jiabao e Hu Jintao, considerata, almeno in teoria , un punto importante della linea del partito). Pur riconoscendo l'importanza di uno sviluppo economico rapido, Zhang ha più volte ricordato che quello che conta di più è il benessere della popolazione.
  Ha affermato l'importanza all'interno del partito di una conoscenza e interiorizzazione dei più recenti risultati teorici del marxismo cinese, e vuole che si applichi una valida coesione di teoria e pratica. Fine ultimo: il raggiungimento "stabilità armoniosa". 

 

Sobrietà e correttezza le sue parole d'ordine: per Zhang i quadri hanno "due doveri: evitare esagerazioni e sprechi, e agire coscienziosamente, dando importanza alla pratica.
A proposito di sprechi sostiene anche che bisognerebbe diminuire e abbreviare gli incontri e le attività del partito,  tagliando sulla retorica e le menzogne. Si dovrebbero riportare con maggiore chiarezza i risultati degli incontri e delle attività sui giornali e si dovrebbe fare qualcosa di più concreto.



WANG YANG: IL LIBERALE DI WUKAN (O LIU YUNSHAN?)

 


Wang Yang è il capo del partito della provincia del Guangdong e membro del Politburo.  Wang nasce nel 1955 in un'umile famiglia di Suzhou, nella provincia dello Anhui (la stessa di Hu Jintao). Dal '72 al '76 lavora in una fabbrica che si occupa di trasformazione di prodotti alimentari e nel 1975 fa il suo ingresso nel Partito comunista. Nel 1979 inizia gli studi di economia politica alla Scuola Centrale del Partito a Pechino. Tornato nel suo paese d'origine, si iscrive alla Lega delle Gioventù comunista, la fazione politica interna al PCC che fa capo a Hu Jintao. Nell'Anhui Wang ricopre i suoi primi ruoli di responsabilità all'interno del partito. Dal 2005 al 2007 è invece a Chongqing con la carica di capo di partito nella municipalità.  Nella megalopoli la sua amministrazione guadagna stima per aver risolto  accontentando entrambe le parti un caso di esproprio di una casa che doveva essere demolita per far posto al progetto di sviluppo urbano, una decisione cui il proprietario si opponeva da anni.

 

Nel 2007 gli succede Bo Xilai ad oggi rimosso da tutte le cariche, espulso dal PCC e in attesa di processo per corruzione e abuso di potere e relazioni improprie con altre donne) mentre Wang diviene segretario del partito nella provincia del Guangdong dove ha modo di costruire l'immagine di leader liberale che lo contraddistingue. Il risultato è il "modello Guangdong", che pone l'enfasi sul settore privato, sullo sviluppo economico e sulla crescita della società civile, in contrapposizione al "modello Chongqing", quello di Bo Xilai, che affida la crescita economica nelle mani delle imprese di stato e che si batte contro la criminalità organizzata e la corruzione in nome di un revival neo-maoista.

 

Il più grande successo di Wang è la gestione dell'incidente di Wukan: un piccolo villaggio di pescatori  insorto alla fine del 2011 contro gli espropri illegittimi ad opera di funzionari corrotti. Quando la situazione si fece particolarmente tesa, Wang decise di intervenire pacificamente anziché reprimere nel sangue le rimostranze: ha concesso delle elezioni di villaggio per la scelta dei nuovi leader locali. Questo avvenimento, secondo alcuni analisti, costituisce un importante precedente democratico, una soluzione alternativa alla polizia armata per la soluzione dei non rari eventi di questo tipo. Il suo approccio alla crisi di Wukan, inoltre, gli ha fatto guadagnare un posto nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo del 2012 di Time.
Per Wang Yang il progresso della Cina passa attraverso le riforme che - ha spiegato il leader qualche mese fa –"rappresentano una soluzione fondamentale. Non dovremmo avere paura di assumere rischi. E' difficile ma sarà ancora più difficile se non portiamo avanti le riforme".
Ma attenzione a non chiamarlo democratico, avverte la BBC,  a Wukan c'è stato comunque impiego di forze di polizia, e inoltre se il suo pensiero non fosse in linea con quello del partito, non sarebbe in lizza per entrare nel Comitato Permanente.

 

LIU YANDONG: LA DONNA PIU' POTENTE DELLA CINA

 


Liu Yandong, 66 anni, è definita da molti la donna più potente del Paese; di sicuro è la quinta a sedere nel Politburo sin dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949 – l'unica al momento tra i 25 membri - , ed è in corsa per diventare la prima donna in assoluto ad occupare una sedia nel potentissimo Comitato Permanente del Politburo. Un percorso che, come nel caso di Yu Zhensheng, potrebbe essere ostacolato dall'età. Nel 'medagliere politico' vanta il titolo di consigliere di Stato (dal 2008), di membro a pieno titolo del Comitato Centrale del PCC (2007) e del Politburo (2002). Liu ha inoltre un passato alla guida della All China Women's Federation.

 

Nata nel 1945 a Nantong, provincia del Jiangsu, Liu Yandong si iscrive al Partito nel 1964. Nel 1970 si laurea in ingegneria chimica all'università Qinghua di Pechino. E tra il 1990 e il 1998 torna sui libri prima all'università Renmin di Pechino, dove ottiene un master in sociologia, e poi alla Jilin University dove specializza in legge. Tra il 2002 e il 2007 è a capo del Reparto operativo del Fronte Unito del partito comunista, un'organizzazione controllata dal Comitato Centrale del partito che gestisce le relazioni con l'elite non appartenente al PCC.
  La sua carriera politica si è formata nella Lega della Gioventù comunista, a stretto contatto con Hu Jintao. Dal 2007 ha collezionato le cariche che ha tutt'ora all'attivo insieme a quella di supervisore dei ministeri di Salute, Cultura ed Educazione.

 

Fa parte del gruppo dei cosiddetti "principini", i figli delle vecchie guardie del PCC. Suo padre, Liu Ruilong, fu uno degli alti quadri di partito colpiti dalla Rivoluzione Culturale; allora Liu condannò suo padre e ne prese le distanze, come era comune durante la Rivoluzione Culturale. Secondo la stampa internazionale, dopo l'allontanamento di Bo Xilai per lei c'è una più che concreta possibilità di entrare nel Comitato Permanente del Politburo, la stanza dei bottoni del governo cinese.

 

Bo Zhiyue, professore l'università di Singapore che studia la leadership cinese, sostiene che uno dei punti di forza di Liu Yandong siano i suoi contatti: la donna ha, di persona o attraverso familiari, legami con quasi tutti i maggiori leader cinesi e mondiali. E' molto vicina all'ex presidente Jiang Zemin, ha lavorato con Hu Jintao nella Lega della Gioventù comunista e ha seguito gli stessi studi di Xi Jinping (probabile prossimo presidente) alla Qinghua. L'immagine che proietta è quella di un leader efficiente, modesto e prudente. Il professor David Greenway, vice rettore dell'università di Nottingham, ha lodato le sue conoscenze dei processi economici e dell'ambito dell'educazione, ha una visione chiara delle sfide che la Cina dovrà affrontare nella riforma del sistema scolastico e universitario.

 

Alcuni analisti la considerano una riformista e sembrerebbe sia favorevole ad ampliare i contatti della Cina con l'esterno, come si evince dalla sua proposta di collaborazione di scienziati stranieri con esperti cinesi.

 

 

 

UN'AGENDA PER LA NUOVA LEADERSHIP

(di Antonio Talia

twitter@antoniotalia)

 

 

Milano,19 ott.- La Banca Mondiale lo aveva scritto chiaro e tondo diversi mesi fa: senza robuste riforme la Cina rischia la crisi economica. La previsione risale al febbraio scorso, ed è contenuta nel dossier "China 2030" pubblicato da World Bank e dal Centro Ricerche e sviluppo, un importante think tank cinese. Alla presentazione del dossier - insieme all'allora presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick - partecipò  anche il vicepremier Xi Jinping, il leader che secondo ogni aspettativa prenderà il posto dell'attuale primo ministro Wen Jiabao nell'imminente cambio ai vertici. Un chiaro segnale che le modifiche da applicare al "Modello Cina" contenute nel dossier hanno l'imprimatur di certi settori del Partito comunista cinese, insieme al fatto che  tra gli autori spicca Liu He, influente consigliere del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere.

 

A poche settimane dal Congresso del Pcc che definirà la nuova leadership, "China 2030" sembra un buon punto di partenza per comprendere quali saranno i compiti che attendono i massimi dirigenti cinesi nei prossimi dieci anni.  

 

Il senso di Pechino per l'ambiente

 

La Cina è già il primo paese al mondo per emissioni di gas serra, ma ai ritmi attuali il picco massimo sarà raggiunto tra il 2025 e il 2030: lo sostiene lo studio di un gruppo di ricercatori californiani del Lawrence Berkeley National Laboratory diffuso ad aprile. Secondo questi dossier, fattori come la domanda cinese di elettrodomestici, il livello di alcune industrie e le nuove costruzioni raggiungeranno la saturazione nel giro di 15-20 anni.

 

La ricaduta delle emissioni cinesi è determinante per la lotta al riscaldamento globale. La Cina conta 1.34 miliardi di abitanti ed emette già un quarto delle emissioni mondiali, più degli Stati Uniti, che hanno ceduto a Pechino il triste scettro di primo inquinatore del mondo diversi anni fa. La maggior parte dell'elettricità impiegata dal Dragone viene generata da obsolete centrali a carbone altamente inquinanti, ma da tempo ha avviato enormi investimenti in energie pulite e rinnovabili. Molti di questi investimenti, tuttavia, sembrano serviti più a ottenere appalti per le aziende controllate da soggetti in ottimi rapporti coi dirigenti del Partito –e quindi a ottenere aiuti di Stato- che non ad avviare un'effettiva riforma della produzione di energia: lo conferma ad esempio il rapporto diffuso dalla società di consulenza Clean Biz Asia, secondo il quale l'industria delle pale eoliche è ormai entrata in fase di sovrapproduzione.

 

Tra le "sei direzioni strategiche" indicate da China 2030 c'è l'adozione di tecnologie "verdi" capaci di  fare da volano allo sviluppo, riducendo contemporaneamente i costi dell'inquinamento sullo stato sociale.  

 

Trappola per colletti bianchi

 

Le società statali controllano settori chiave come l'energia, le risorse naturali, le telecomunicazioni, le infrastrutture; dominano gli appalti pubblici –chiudendoli alle aziende straniere- , si espandono all'estero e ottengono facile credito dalle banche. Ma bloccano ai privati l'accesso ai prestiti, paralizzano la concorrenza, obbediscono a un'agenda politica e quelle tra loro capaci di ottenere profitti sono costrette a ridistribuirli alle altre, spesso ridotte a veri e propri carrozzoni di Stato: secondo "China 2030" queste caratteristiche che hanno garantito il successo del "Modello Cina" negli ultimi 10 anni, adesso vanno profondamente riviste.

 

La ragione va rintracciata nella "trappola del reddito medio" descritta per la prima volta dagli economisti Indermitt Gill e Homi Kharas, quel pantano di bassa produttività nel quale sprofondano le economie in via di sviluppo dopo essere riuscite a conquistare un reddito medio procapite tra i 3mila e i 6mila dollari.

 

Nel terzo trimestre 2012, secondo i dati pubblicati dall'Ufficio Nazionale di Statistica, l'economia cinese è cresciuta del 7,4%, ai minimi dallo scoppio della crisi globale del 2008.

 

Per evitare che la trappola scatti, la ricetta degli analisti è composta anche da una profonda riforma del ruolo delle imprese di Stato, che devono essere trasformate in aziende produttive e capaci di andare sul mercato e affrontare la concorrenza.  

 

Mirino puntato sulle banche

 

Non è uno slogan di Occupy Wall Street, ma un indirizzo tracciato nientemeno che dall'attuale premier Wen Jiabao.

 

"Francamente, le nostre banche ottengono profitti troppo facilmente –ha dichiarato Wen Jiabao ai microfoni di China Radio International nell'aprile scorso - e ciò accade perché un piccolo gruppo di grandi banche occupa una posizione di monopolio, il che significa che si possono ottenere capitali e prestiti solamente attraverso queste banche".

 

Nel 2011 le quattro grandi banche del Dragone –Industrial and Commercial Bank of China Bank of China, Agricultural Bank of China e China Construction Bank- hanno generato profitti per 99 miliardi di dollari, più del doppio delle controparti statunitensi, ma adesso finiscono sul banco degli imputati come simbolo di un sistema che concede credito solamente ai grandi conglomerati statali, quando le imprese private sono abbandonate al cosiddetto "sistema bancario ombra", che applica tassi d'interesse insostenibili e provoca distorsioni nel sistema finanziario.

 

Mentre nell'autunno 2011 un polmone dell'imprenditoria privata come la città di Wenzhou tremava sotto i colpi di una crisi di liquidità provocata proprio dalle banche sotterranee, gli istituti di credito principali continuavano a erogare finanziamenti alle amministrazioni locali. E' il sistema delle LIC, Local Investment Companies: si tratta di agenzie semipubbliche adoperate dalle amministrazioni locali per aggirare i limiti imposti dal governo centrale alla raccolta diretta di fondi. Come funziona il sistema? Le LIC-nei cui consigli di amministrazione siedono uomini di fiducia del governo locale - si presentano alle banche e chiedono prestiti per la creazione di infrastrutture, presentando come garanzia la terra, che in Cina è di proprietà dello Stato.

 

Le stime dei revisori inviati dal governo centrale indicano che con questo metodo nel biennio 2009-2010 le amministrazioni locali hanno ottenuto prestiti per 10700 miliardi di yuan (1282 miliardi di euro, al cambio attuale), di cui circa un quinto sarebbe ormai in sofferenza. Questo solamente secondo le stime ufficiali, dato che alcuni mesi fa Fitch ha pubblicato l'ennesimo rapporto in cui si afferma che i "bad loans" di China Development Bank, Agricultural Development Bank of China e Export Import Bank of China, le tre banche di stato incaricate di finanziare le infrastrutture, potrebbero essere superiori alle valutazioni.

 

Come già avvenuto negli anni '90, quando le banche cinesi erano nell'occhio del ciclone per una forte crisi di liquidità, Pechino potrebbe decidere di limitare i danni prima che la situazione diventi veramente pericolosa attrverso la creazione di "bad companies" sacrificabili, capaci di assumersi il rischio contratto dalle banche nel loro rapporto a doppio filo con le amministrazioni locali.

 

Dall'export alla domanda interna

 

Come ripetuto ormai fino alla nausea da numerosi economisti, la chiave per il nuovo decennio dell'economia cinese consiste nella transizione da una crescita basata sugli investimenti –specialmente pubblici, in infrastrutture- e sulle esportazioni a una crescita fondata sui consumi interni.

 

Una trasformazione che può essere raggiunta –sempre secondo analisti Banca Mondiale- solamente attraverso i gradini descritti finora. E alla quale- secondo il magazine del Partito "Cercare la verità"- avrebbe esortato lo stesso premier Hu Jintao in un recente discorso.

 


 

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