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RIAPERTO IL CASO DELL'AUTO-IMMOLATORE DELL'AEROPORTO DI PECHINO

RIAPERTO IL CASO DELL AUTO-IMMOLATORE DELL AEROPORTO DI PECHINO


di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 22 lug. - Il caso dell'uomo sulla sedia a rotelle che si è immolato all'aeroporto di Pechino sabato sera è stato riaperto. Le autorità del Guangdong hanno ordinato alla polizia della città di Dongguan di riaprire il fascicolo riguardante il caso di Ji Zhongxin, 34 anni, che nel 2005 aveva subito un'aggressione da parte della polizia per guida senza licenza del suo bike-taxi. In seguito alle percosse l'uomo era rimasto paralizzato dalla vita in giù. Ji aveva fatto esplodere un ordigno rudimentale contenente polvere usata per i fuochi d'artificio all'uscita B del terminal 3 dello scalo pechinese, dove atterrano molti voli internazionali, ferendo solo se stesso. Ji è poi stato ricoverato in ospedale e la situazione all'aeroporto è tornata alla normalità nel giro di poche ore.

 

Ji era stato ripagato per l'incidente nel 2010 con centomila yuan (circa dodicimila euro al cambio attuale), secondo un comunicato diffuso dall'ufficio per le petizioni di Dongguan. Il fatto è stato confermato dal fratello della vittima che ha specificato, però, che in un primo momento la famiglia aveva declinato l'offerta. Il documento che accompagnava il risarcimento, spiega ancora il fratello di Ji, non era chiaro e i funzionari con cui la famiglia di Ji ha avuto a che fare gli hanno intimato di non presentare ulteriori petizioni dopo avere accettato la somma.

 

Già dalle prime ore dopo l'esplosione all'aeroporto, si è diffusa on line una campagna di solidarietà nei confronti del 34enne auto-immolatosi. In molti sul Weibo, la popolare piattaforma cinese di social network, avevano postato messaggi di simpatia e vicinanza con Ji, soprattutto dopo che il Beijing News aveva diffuso la notizia che l'uomo aveva avvisato i passeggeri in uscita e le altre persone in attesa di allontanarsi prima di fare esplodere l'ordigno. Reazione più dura, invece da due altri media cinesi: il Global Times non giustifica l'atto dell'uomo e ne chiede la punizione per via giudiziaria, mentre il China Youth Daily definisce la detonazione dell'ordigno un atto "estremamente imprudente" e chiede che sia fatta luce sulle cause della paralisi dell'uomo.

 

Ji è stato trasportato al Jishuitan Hospital della capitale cinese dove gli è stata amputata la mano sinistra, secondo quanto riferisce il fratello maggiore dell'uomo. Ji teneva un blog in cui aggiornava la sua situazione: aveva una lunga storia come petitioner, secondo quanto riferisce il blogger Yifan Zhang e come conferma la stessa Xinhua, che lo aveva riportato all'esasperazione negli ultimi tempi fino al gesto di sabato scorso. Al momento dell'esposizione l'uomo aveva con sé alcuni volantini nei quali erano scritti messaggi di lamentela nei confronti delle autorità.

 

Il fenomeno delle percosse da parte delle forze dell'ordine o di vigilantes all'indirizzo di persone che esercitano lavori non in regola sono un fenomeno diffuso in Cina. Il caso recente più grave è di mercoledì scorso, quando un venditore ambulante di angurie era stato percosso fino alla morte da membri della Chengguan, funzionari di vigilanza urbani. L'ultimo episodio di questo tipo di violenza in ordine di tempo risale a giovedì scorso, quando un altro ambulante senza licenza ad Harbin, nel nord-est della Cina, è stato malmenato alla testa con walkie-talkie e mattoni da alcuni funzionari e poi lasciato al suolo sanguinante senza chiamare soccorsi. I funzionari coinvolti nell'aggressione, tutti dipendenti part-time, secondo un comunicato delle autorità locali, sono stati sospesi dalle loro funzioni e indagati.

 

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