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GOLDMAN SACHS, ECONOMIA CINA RALLENTERA' ALL'8%

GOLDMAN SACHS, ECONOMIA CINA RALLENTERA' ALL'8%


Pechino, 12 mag.- Un'economia che è già in frenata e potrebbe rallentare fino a una crescita attorno all'8%: è l'opinione di Jim O'Neill, presidente di Goldman Sachs Asset Management, riferita mercoledì ad Hong Kong ad alcuni media selezionati dopo la pubblicazione degli ultimi dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica (questo articolo).

 

"Ritengo che l'economia cinese stia rallentando più di quanto si ritenga comunemente - ha detto O'Neill - e non mi sorprende che i prezzi delle commodities ne stiano risentendo. Credo che probabilmente assisteremo ad un rallentamento che collocherà la crescita attorno all'8% nella seconda metà di quest'anno, anche se, considerando i dati pubblicati questa settimana, la frenata potrebbe anche avvenire già nel secondo trimestre".

 

O'Neill ha citato a sostegno della sua tesi il Goldman Sachs China Activity Index , l'indicatore elaborato dalla società che indicherebbe un rallentamento già in atto, confermato anche dalle ultime statistiche economiche.

 

"Se, come sospetto, nella seconda metà di quest'anno l'economia cinese rallenterà attorno all'8%, significa che per quell'epoca l'inflazione non sarà più un problema - ha continuato l'uomo di Goldman Sachs - e con un indice dei prezzi al consumo stabilizzato intorno al 4% la Banca centrale potrà interrompere le sue politiche monetarie restrittive, rendendo tutti quanti molto più contenti".

 

I dati diffusi ieri dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino mostrano l'indice dei prezzi al consumo in leggerissima flessione rispetto al mese precedente, passando dal 5.4% di marzo (il livello più alto degli ultimi 32 mesi) al 5.3% di aprile, un risultato che lo pone pur sempre al di sopra delle previsioni di numerosi economisti. Contemporaneamente, però, ad aprile la produzione industriale è cresciuta molto meno del previsto, segno - sostiene O'Neill - che le prime avvisaglie di frenata iniziano ad avvertirsi.

 

Intanto, al momento i cittadini cinesi sembrano avvertire soprattutto gli effetti di un costo della vita sempre più alto, come confermano i commenti pubblicati su alcuni forum del web cinese: "Lo scorso anno ho pagato 2 renminbi per acquistare quattro mele - scrive ad esempio l'utente di Sina Weibo che si firma 'taderenmin' - ma adesso devo spendere 4 renminbi per 2 mele. Quindi, la qualità della vita è peggiorata del 50%".

 

"Il metodo migliore per lottare contro l'inflazione consiste nello spendere tutto quello che hai guadagnato - scrive qualcun altro - anzi, è ancora meglio spendere il denaro che guadagnerai domani".  "Il prezzo del petrolio è aumentato, l'affitto è aumentato, il sale è aumentato, i taxi sono aumentati, le uova sono aumentate, ma dobbiamo continuare a vivere - scrive 'aelonkwok' - perché anche il costo delle tombe è cresciuto".

 

Il Dragone ha chiuso il 2010, secondo i dati ufficiali del governo, con una brillante crescita del PIL del 10.3%. Ma la Cina, adesso, si trova in una situazione per molti versi differente rispetto a quella di molte economie mature: dopo l'imponente piano di stimoli all'economia varato contro la crisi nel 2008, a cui è corrisposta anche un'ondata senza precedenti erogati dalle banche, ora Pechino deve drenare la liquidità in eccesso e porre un freno all'inflazione galoppante.

 

"L'inflazione è una tigre" aveva detto a marzo il premier Wen Jiabao. E, se le previsioni del presidente di Goldman Sachs Asset Management dovessero rivelarsi sbagliate, potrebbe presto riservare nuove zampate.

 

di Antonio Talia

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