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EMERGENZA SMOG: HARBIN PARALIZZATA

EMERGENZA SMOG: HARBIN PARALIZZATA


di Eugenio Buzzetti e Giovanna Tescione


Twitter@Eastofnowest


Twitter@GiTescione



Roma, 21 ott. – Chiunque fosse atterrato a Pechino per la prima volta il 12 gennaio scorso avrebbe potuto scambiarla per una giornata di nebbia intensa, ma la coltre che copriva il debole sole dell’inverno pechinese era dovuta principalmente allo smog, che quel giorno avrebbe toccato, in alcuni punti della città, la soglia record di oltre novecento microgrammi di polveri sottili per metro cubo d’aria. Una soglia che rende inutile fumare, per chi ne ha il vizio: nessuna differenza tra il fumo che esce dalle narici e lo smog che la circonda. L’inquinamento atmosferico, un problema che la Cina si porta dietro da anni, torna a farsi sentire più opprimente d’inverno, quando i riscaldamenti a carbone delle abitazioni del nord-est (le prime a ricevere il freddo proveniente dal nord dell’Asia) ricominciano la loro attività a pieno regime.

A decretare l’inizio dell’inverno “tossico” cinese, quest’anno è toccato a Harbin - città del nord-est nota principalmente per il festival delle sculture di ghiaccio - costretta a fermarsi per la visibilità ridotta a tre metri sulle strade.
  La capitale dell’Heilongjiang ha bloccato tutte le attività scolastiche e la chiusura di strade, autostrade e dell’aeroporto internazionale Taiping: un riposo forzato che ha creato forti disagi per gli oltre 11 milioni di abitanti della metropoli, incapaci di raggiungere il luogo di lavoro.  A Harbin l’inverno è già arrivato, con temperature minime che si attestano attorno ai cinque gradi e le prime nevicate, due settimane fa, che hanno imbiancato la città.

La situazione si è fatta così seria che le autorità locali hanno vietato anche di bruciare paglia, foglie o spazzatura, mentre il locale dipartimento ambientale ha reso noto che aumenterà nei prossimi giorni i controlli nelle aziende prendendo seri provvedimenti nei confronti di chi supererà i livelli di emissioni consentite.


Il record pechinese dell’inverno scorso, che aveva fatto urlare alla “Air-pocalypse” la stampa straniera, è stato battuto dalla triste performance odierna della capitale dello Heilongjiang. Un lunedì nero per Harbin, dove la densità delle polveri sottili Pm 2,5, le particelle sospese con un diametro di 2,5 micrometri, le più piccole e nocive dell'atmosfera, ha raggiunto, in alcuni punti, il picco dei mille microgrammi per metro cubo; oltre 40 volte i livelli consentiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la quale quota 300 è considerata estremamente pericolosa e tossica per la salute umana e raccomanda di non superare quota 25.

A causare la nuvola di smog, secondo il Quotidiano di Harbin, ci sarebbero fattori climatici, tra cui un vento di scirocco che negli ultimi giorni sferza la città, rendendo più difficile la dispersione delle sostanze inquinanti e aumentando la cappa di inquinamento. Dito puntato anche contro i fumi derivanti dalla combustione della paglia durante il periodo autunnale – comune tra i contadini che vogliono disfarsi degli scarti agricoli – e l’arrivo delle basse temperature, a cui i cinesi rispondono con un sistema di riscaldamento ancora alimentato a carbone.


Intanto l’amministrazione cittadina, fa sapere Xue Yuqing, funzionario del traffico locale, sarà indulgente anche con gli automobilisti passati con il semaforo rosso a causa della scarsa visibilità: “non saranno penalizzati”, assicura. Una magra consolazione per il popolo del Web che riapre così il dibattito sull’emergenza ambientale lamentandosi su Weibo, il Twitter cinese, dei numerosi ritardi per la difficoltà di trovare gli edifici. Duro il commento di un altro giovane netizen che chiede, invece, di “vivere almeno fino al giorno della laurea”, riporta la BBC.

La città, una delle più grandi metropoli del gigante asiatico, è la prima a mettere in atto le misure ‘verdi’. Venerdì scorso i media cinesi riportavano notizie sulle nuove armi che la municipalità di Pechino sfodererà nei prossimi mesi per far fronte al grigio inverno. Secondo il "Programma di risposta all'emergenza inquinamento atmosferico" nei giorni rossi – frutto di un sistema di monitoraggio più accurato - anche la capitale sarà costretta al riposo forzato con circolazione ridotta e a targhe alterne, scuole, asili e industrie chiusi, stop ai barbecue e ai fuochi di artificio.


L’inquinamento atmosferico è una delle piaghe della Cina, che il governo centrale si è più volte impegnato a risolvere. Proprio le aree del nord-est sono tra le maggiormente colpite, anche se l’attenzione delle autorità si rivolge principalmente al triangolo Pechino-Tianjin-Hebei dove si concentrano molte attività industriali e l’attenzione dei media stranieri: le basse temperature dell’inverno e un impianto industriale ancora a carbone hanno reso irrespirabile l’aria in gran parte delle aree più fredde del Paese. Una situazione che il governo si accinge a cambiare con piani per la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, ma l’entusiasmo delle riforme annunciate si scontra con le previsioni degli analisti internazionali che vedono un futuro ancora dominato dal carbone per la Cina, almeno fino al 2020, secondo le stime di Wood McKenzie. L’inquinamento rimane una piaga per la Cina che solo nel 2010, secondo l’Health Effects Institute, ha provocato nel Paese 1,2 milioni di morti premature, circa il 40% del totale a livello mondiale.

 

21 ottobre 2013

 

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