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CY LEUNG L'UOMO DI PECHINO CHE NESSUNO VUOLE A HK

CY LEUNG L UOMO DI PECHINO CHE NESSUNO VUOLE A HK


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest


Hong Kong, 2 ott. - Lo stallo politico tra il governo di Hong Kong e i manifestanti potrebbe essere giunto alle ultime ore. Uno dei cartelli dei manifestanti riuniti ad Admiralty, cuore delle proteste di Occupy Central, lo dice chiaramente. "Non siamo noi il nemico".
  Sin dall'inizio delle manifestazioni pro-democratiche, indette dal leader del movimento, Benny Tai, nella notte tra sabato e domenica scorsa, il primo obiettivo contro cui si sono scagliate le decine di migliaia di persone che stanno protestando ha nome e cognome: Leung Chun-ying, amministratore delegato dell'isola, spesso abbreviato in CY Leung. Le sue dimissioni sono state chieste a più riprese come una delle due condizioni per interrompere i sit-in che stanno paralizzando la politica e la vita sociale dell'isola.

Da Admiralty, Causeway Bay, Monkok, e Tsim Sha Tsui - nomi pochi noti a chi non è addentro alla geografia di Hong Kong, ma snodi fondamentali delle tante vite dell'ex colonia britannica - i comitati studenteschi hanno a più riprese chiesto un incontro con la massima autorità politica dell'isola, un'eventualità, finora, mai neppure presa in considerazione dall'uomo a capo della Regione Amministrativa Speciale cinese. Da ieri, Occupy Central chiede ufficialmente la testa dell'amministratore delegato: dimissioni entro la mezzanotte di oggi o occupazione degli uffici governativi.

Neppure l'ultimatum ufficiale sembra smuovere CY Leung. Uno degli ultimi comunicati emessi dalla sua amministrazione punta il dito contro i danni economici all'isola, nella fallita speranza di fare "rinsavire" i giovani. La comunicazione a distanza, seppure su barricate opposte, è cominciata però troppo tardi. L'ultimo post sul suo blog ufficiale risale al 22 settembre scorso: CY Leung scrive dell'inaugurazione di una conferenza sul ruolo di Hong Kong nel commercio marittimo globale. La situazione era già incandescente allora.
  Tornare indietro era impossibile: proprio quel giorno gli studenti universitari avevano dato il via a una settimana di scioperi e sit-in. Qualche giorno più tardi sarebbero stati raggiunti anche dagli studenti delle scuole superiori. Occupy Central era a un passo, ma in nessuno dei suoi post recenti, CY Leung sembra preoccuparsene.

Sessanta anni, al potere dal marzo 2012, Leung Chun-ying è il terzo uomo a sedere sulla scomoda poltrona di amministratore delegato di Hong Kong, dopo Tung Chee-hwa e Donald Tsang: un uomo di Pechino, secondo i suoi (tanti) detrattori, ritratto dagli studenti di Occupy Central sui muri di Admiralty con denti da vampiro e sorriso diabolico. Il giudizio sul suo operato è però molto più complesso e si deve districare tra corridoi politici distanti migliaia di chilometri. Leung non sarebbe ben visto dall'attuale leader cinese, il presidente Xi Jinping. Mentre nella Cina Popolare si sprecano gli editoriali contro gli studenti e si rinnova il sostegno all'amministrazione politica dell'isola, come in un editoriale comparso proprio oggi sul Quotidiano del Popolo, c'è chi pensa, come scrive il magazine on line The Diplomat, che non sia da escludere il sacrificio del leader di Hong Kong per il ritorno alla stabilità sociale, tanto cara al governo cinese.

L'opinione corrente tra i deputati dell'opposizione e i manifestanti sentiti in questi giorni da Agi China è che le redini della situazione siano in mano a Pechino e che l'ad dell'isola ormai non conti più nulla. La Cina ha già mandato segnali trasversali a Hong Kong: settimana scorsa erano arrivati a Pechino settanta tycoon miliardari dell'isola, che hanno discusso con Xi Jinping dell'impatto negativo che le proteste potevano avere sulla business community. Tra loro, c'era anche Henry Tang, lo sfidante di Leung nel 2012 per il posto di amministratore delegato. Leung è sempre stato diligente con le richieste provenienti da Pechino, soprattutto in queste ore di crisi politica per l'hub finanziario asiatico. Ma la sua ascesa è legata al grande vecchio Jiang Zemin, e la sua performance come leader non ha impressionato il nuovo uomo forte cinese, Xi Jinping, diventato presidente nel marzo dello scorso anno. Il governo centrale non accetterà mai la seconda richiesta dei manifestanti di Occupy Central - il ritiro della proposta per l'elezione alla carica di amministratore delegato dell'isola a favore di un pieno suffragio universale - ma in queste ore, e sotto i riflettori dei media di tutto il mondo, la dipartita di Leung potrebbe essere una merce di scambio tutto sommato accettabile. Il nemico dei manifestanti è sempre più solo e ha vita sempre più difficile anche tra i corridoi della politica di Pechino.
 

 

02 ottobre 2014

 

 

 


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