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CLARKE: MODELLO AL QAEDA PER TERRORISMO UIGHURO

CLARKE: MODELLO AL QAEDA PER TERRORISMO UIGHURO


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest


Pechino, 23 mag. - L'attentato di ieri al mercato all'aperto di Urumqi, capoluogo della regione autonoma nord-occidentale cinese dello Xinjiang, che ha provocato 31 morti e 94 feriti, è stato l'ultimo di una serie di attacchi terroristici che hanno colpito la Cina dal 2013, marcando un'escalation nel confronto tra il governo centrale di Pechino e i separatisti uighuri. Il primo di questo tipo, non dissimile dall'attacco di ieri, risale al 28 ottobre scorso, quando un Suv con tre passeggeri a bordo, è andato a fuoco in piazza Tian'anmen, dopo avere travolto la folla che transitava per il centro storico e politico e di Pechino. Oggi, la situazione al mercato di Urumqi aveva ripreso a tornare alla normalità, per quanto blindata dalle forze dell'ordine, con diversi ambulanti che hanno fatto ritorno, a sole 24 ore dagli attacchi, alle loro postazioni lungo la via dove tengono gli stand. L'area è ancora sigillata e sottoposta alla sorveglianza della polizia.

"C'è stato chiaramente un cambio nelle tattiche usate negli attacchi a cui abbiamo assistito nel 2013 e nel 2014, finora - spiega ad Agi China 24,Michael Clarke, docente della Griffith University di Sydney e autore di "Xinjiang and China's rise in in central Asia" - Il cambiamento più significativo del 2013 e del2014, paragonato agli anni precedenti, è nella presa di mira dei luoghi pubblici, come stazioni e mercati, mentre prima molti attacchi, soprattutto nello Xinjiang, prendevano di mira i rappresentanti dello Stato, come il personale di pubblica sicurezza e i funzionari governativi". L'ondata di attacchi alle stazioni, anche al di fuori del territorio dello Xinjiang, cominciati negli scorsi mesi ha prodotto da parte di Pechino un aumento delle misure di sicurezza nelle maggiori città della Cina e nella stessa capitale che, oltre alle 150 squadre di agenti speciali anti-terrorismo sparse per la città su volontà dell'ufficio locale di Pubblica Sicurezza, da martedì scorso ha anche istituito 17 posti di blocco lungo le principali arterie che collegano Pechino alle località dello Hebei. Lo stesso Xinjiang è sotto osservazione con l'invio di squadre anti-terrorismo per l'addestramento delle forze dell'ordine locali. "Possiamo dire che i militanti hanno cambiato tattica - continua Clarke - passando da attacchi più localizzati ad attacchi progettati per essere indiscriminati e per avere un impatto di massa. Questo fatto suggerisce due possibili implicazioni: la prima riguarda lo sforzo per esacerbare il conflitto non solo tra lo Stato cinese e i militanti uighuri, ma anche tra la società han cinese e gli uighuri, e la seconda è che il cambio nei metodi di attacco suggerisce che i militanti uighuri stiano pensando a modelli di terrorismo affini ad organizzazioni nello stile di Al Qaeda anche se non direttamente associati ad essa".

Pechino non ha finora attribuito ad alcuna sigla indipendentista l'attentato al mercato di Urumqi, ma i sospetti convergono sulle organizzazioni indipendentiste dello Xinjiang. Proprio oggi, il Global Times parlava di cinque terroristi che si sarebbero "fatti saltare in aria" durante l'attacco, agitando lo spettro dell'attacco kamikaze nello stile di Al Qaeda. Eppure, in molti hanno dubitato a lungo dei reali mezzi dell'ETIM, l'East Turkestan Islamic Movement, o del TIP, il Turkestan Islamic Party, i due nomi con cui viene riconosciuta l'organizzazione separatista uighura, che rivendica il territorio dello Xinjiang come Turkestan Orientale. "Per quello che sappiamo - spiega il docente australiano - si tratta di gruppi di piccole dimensioni, con risorse limitate e geograficamente lontani dallo Xinjiang: entrambi i gruppi sono, o erano, basati nelle aree tribali lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan. Ci sono scarse prove che anche uno solo di questi due gruppi operi all'interno dello Xinjiang. Non che non abbiano un'influenza: il TIP è attivo su internet con video di propaganda che incitano all'opposizione violenta al dominio cinese nello Xinjiang, video che possono avere fornito una motivazione per gli ultimi attacchi".

La linea política di Pechino nei confronti dello Xinjiang, inflessibile con il terrorismo e volta agli investimenti per lo sviluppo si è concentrata negli ultimi mesi sul budget da destinare alla sicurezza nella regione, raddoppiandolo. Contemporaneamente, per il quarto anno consecutivo, ha destinato ingenti fondi alla crescita della regione autonoma: per il 2014, il governo centrale prevede di spendere all'interno del programma "Livelihood building year" 7,5 miliardi di euro (61,66 miliardi di yuan) in 150 progetti che coprono i settori del lavoro, delle politiche per la casa, della sanità, dell'agricoltura, dell'accesso a internet e della creazione di infrastrutture. Xi Jinping aveva, però, anche sottolineato nei mesi scorsi che prioritario per la regione a nord-ovest del Paese sarebbe stata la sicurezza, più che la crescita. "Il governo ha significativamente aumentato le misure anti-terrorismo in tutta la Cina, soprattutto dopo l'attacco a Kunming - continua Clarke - Emblematico di questo fatto è il da poco creato Consiglio di Sicurezza Nazionale che si occupa delle questioni di sicurezza e anti-terrorismo relative allo Xinjiang. Nella regione, Pechino ha raddoppiato il budget per l'anti-terrorismo e aumentato la presenza militare".

Investimenti e presenza militare nella regione non sembrano però fermare gli attacchi, due in meno di un mese nella sola Urumqi, e secondo le ultime condanne emesse dai tribunali della regione autonoma, neppure l'apparente radicalizzazione dei militanti estremisti. Le accuse rivolte agli estremisti sono quasi sempre quelle di avere diffuso via internet messaggi inneggiati al terrorismo o di avere preso parte a gruppi terroristi. I video di rivendicazione degli attentati diffusi dalla società di intelligence statunitense SITE, contengono diversi riferimenti al crescente ruolo della religione islamica per i separatisti uighuri, almeno a sentire le parole del leader del TIP, Abdullah Mansour. Il pericolo del diffondersi del terrorismo suicida nella regione rappresenta una novità per la dirigenza cinese che, afferma lo studioso di Sydney "interpreta costantemente male il ruolo dell'Islam per gli uighuri. Dal 1949, l'Islam è diventato uno dei contrassegni centrali dell'identità etnica uighura, e sta continuando a crescere perchè gli uighuri percepiscono di trovarsi sotto una crescente pressione per assimilare la cultura dominante han cinese del PCC. Detto questo - conclude Clarke - l'Islam viene generalmente agitato sia da un piccolo numero di estremisti, come dalla grande maggioranza dei non-violenti e non estremisti uighuri, come un simbolo o uno strumento politico dell'opposizione al governo cinese".

 

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