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ASEAN: ALLARME SU CONTESE NEL MARE CINESE MERIDIONALE

ASEAN: ALLARME SU CONTESE NEL MARE CINESE MERIDIONALE


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 11 mag. - Le tensioni che percorrono il Mare Cinese Meridionale sono state al centro della prima giornata del 24esimo vertice dei Paesi Asean, l'associazione che riunisce i Paesi del sud-est asiatico, in corso da oggi a Naypyidaw, capitale del Myanmar, che ospita il summit per la prima volta da quando è diventato membro dell'associazione, 17 anni fa. I leader regionali hanno approvato oggi, durante la prima giornata di lavori, la "Dichiarazione di Naypyidaw", in cui promettono di esercitare moderazione e di evitare l'uso della forza negli episodi di scontro che si verificano nelle acque contese con Pechino, per evitare un'escalation del confronto.

La dichiarazione di oggi fa seguito all'allarme lanciato ieri dai dieci Paesi, che in un comunicato congiunto avevano espresso "seria preoccupazione per i correnti sviluppi" delle dispute di sovranità territoriale che proprio negli ultimi giorni hanno visto contrapposti, con rivendicazioni diverse, Filippine e Vietnam contro la Cina. Le dichiarazioni dei ministri riuniti nella capitale del Myanmar avevano trovato a poche ore di distanza la reazione cinese che ha invitato i leader dei Paesi riuniti a Naypyidaw a non usare "le questioni del Mare Meridionale per turbare l'amicizia e la cooperazione tra la Cina e l'Asean". Le dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale, aveva reso noto ieri il Ministero degli Esteri di Pechino, "non costituiscono un problema" per i rapporti tra Cina e Paesi Asean, e Pechino si è detta disponibile a lavorare di comune accordo con i Paesi della regione per la messa in atto del Codice di Condotta marittimo nelle acque contese.

Le situazioni di maggiore tensione sono da tempo quelle che la Cina ha con il Vietnam e le Filippine, e che proprio negli ultimi giorni hanno subito un'accelerazione. Hanoi e Pechino sono divise dalla presenza di una piattaforma petrolifera del gruppo cinese di esplorazioni offshore China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) in acque territoriali vietnamite , anche se nei pressi delle isole Paracel, contese tra le due nazioni. Gli ultimi giorni sono stati segnati da casi di collisioni tra le navi vietnamite e cinesi in pattugliamento nella zona. Il governo di hanoi ha definito "illegale" la presenza della piattaforma cinese in un punto a sole 120 miglia nautiche dalle proprie coste. Il Ministero degli Esteri ha lamentato, oltre alle collisioni, anche l'uso da parte delle imbarcazioni cinesi di cannoni ad acqua contro le navi vietnamite. Proprio in queste ore, in Vietnam, si sono tenute manifestazioni anti-cinesi, con almeno mille manifestanti che, di fronte all'ambasciata cinese di Hanoi hanno protestato contro la piattaforma di CNOOC con cori e striscioni inneggianti alla ritirata della Cina dalle acque contese. Vietnam e Cina hanno anche un'altra disputa in sospeso, quella sulle isole Spratly, che rende la situazione ancora più tesa tra le due capitali.

Diverso, invece, l'ultimo caso di attrito tra Cina e Filippine. Mercoledì scorso le autorità marittime di Manila hanno arrestato undici marinai cinesi con l'accusa di traffico illegale di specie protette in acque territoriali filippine. Gli agenti della polizia marittima dell'arcipelago sono salite a bordo di un peschereccio, hanno sequestrato l'imbarcazione e compiuto gli arresti degli undici uomini a bordo. Sul peschereccio sono state trovate circa 500 tartarughe marine - alcune delle quali già morte - il cui commercio è vietato, secondo le leggi di protezione degli animali vigenti nelle Filippine. Il Ministero degli Esteri cinese aveva chiesto l'immediato rilascio dell'imbarcazione e la scarcerazione degli uomini a bordo. Sulle dispute degli ultimi giorni si sono espressi anche le Nazioni Unite, con il segretario Ban-Ki-Moon che ha invitato alla moderazione tutte le parti coinvolte, e gli Stati Uniti, che hanno rinnovato il sostegno agli storici alleati asiatici, Filippine e Giappone, con quest'ultimo impegnato a sua volta in una tesa disputa territoriale con Pechino per la sovranità sulle isole Senkaku, nel Mare Cinese Orientale, rivendicate dalla Cina con il nome di Diaoyu.

Oltre alle tensioni con Vietnam e Filippine, che restano i maggiori oppositori delle rivendicazioni cinese nel Mare Cinese Orientale, Pechino ha dispute di sovranità marittima anche con Malaysia, Brunei e Taiwan, con cui la Cina ha intrapreso un percorso di riconciliazione negli ultimi mesi, parzialmente intaccato dalle proteste anti-cinesi sull'isola  delle scorse settimane. Protagonisti delle  manifestazioni anti-cinesi sono stati gli studenti dell'isola che nelle scorse settimane hanno occupato il parlamento di Taipei per venti giorni in segno di protesta contro un accordo commerciale con Pechino, ancora non approvato in via definitiva, e considerato dai manifestanti troppo oneroso per gli interessi dell'isola. 


11 maggio 2014

 

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