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A MAGGIO ESPORTAZIONI AI MINIMI, INFLAZIONE AL 2,1%

A MAGGIO ESPORTAZIONI AI MINIMI, INFLAZIONE AL 2,1%


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 10 giu. - Sempre più giù l'economia cinese a maggio, dopo gli ultimi dati. I segnali di un nuovo rallentamento del Dragone si fanno più evidenti. A perdere terreno sono soprattutto le esportazioni che hanno toccato il livello più basso di crescita da un anno a questa parte: +1% a maggio scorso, contro il clamoroso tasso di crescita di aprile, al 14,7%. Le importazioni sono scese dello 0,3% rispetto a un'aspettativa di crescita del 6%. Sono soprattutto le commodities a segnare il passo, con le importazioni di alcuni metalli, come rame e allumina, che hanno registrato un calo a due cifre. Contenuta l'inflazione, che a marzo scorso è cresciuta a un tasso del 2,1% -con rincari avvertiti soprattutto nei prezzi delle verdure- mentre l'indice dei prezzi alla produzione è calato del 2,9% ai livelli più bassi da settembre scorso.

"I dati sull'inflazione mostrano come la crescita economica continua a rallentare -dichiara Jianguang Shen, capo economista di Mizuho Security Asia a Hong Kong- la crescita nel secondo trimestre è probabilmente più bassa di quella del primo trimestre. In particolare l'indice dei prezzi alla produzione mostra una domanda molto debole". Al di sotto delle aspettative anche i nuovi prestiti erogati dalle banche cinesi a 667,4 miliardi di yuan, contro gli 850 miliardi di preventivati. Ad aprile i prestiti concessi ammontavano a 792,9 miliardi di yuan. La massa monetaria M2, l'indicatore più preciso della quantità di moneta circolante in un Paese, è cresciuta del 15,8% su base annua, in linea con le previsioni. Risultati incoraggianti arrivano dalle vendite al dettaglio (in crescita del 12,9% su base annua) dai fixed-asset investment (+20,4%) e dalla produzione industriale, in crescita del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Le aspettative di crescita del Dragone sono state fissate a quota 7,5% a marzo scorso, ma dopo un primo downgrading da parte dei maggiori istituti bancari negli scorsi giorni, prende sempre pù corpo l'ipotesi che a fine anno il governo non riuscirà a raggiungere l'obiettivo. Dopo sette mesi di espansione, a maggio, il Purchasing Managers' Index, l'indice di valutazione del manifatturiero ha mostrato una prima flessione, fermandosi a quota 49,2, al di sotto di quota 50, soglia che divide un mercato in espansione da uno in contrazione. Il Fondo Monetario Internazionale aveva rivisto al ribasso le sue stime dall'8% al 7,75%; mentre l'OCSE ha recentemente previsto una crescita a fine anno del 7,8%. A maggio, il primo ministro Li Keqiang aveva negato la possibilità che il governo potesse intervenire in economia con aiuti alla crescita: nelle scorse ore ha ridato fiducia agli investitori definendo l'economia cinese generalmente stabile. Opinione non condivisa dalle imprese europee presenti in Cina, che stanno perdendo entusiasmo verso il futuro -sono il 71% quelle che si dicono ottimistiche, contro il 76% del 2012- secondo un sondaggio condotto da Roland Berger Strategy Consultants e dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina presentato il 30 maggio scorso a Pechino.

Anche Xi Jinping durante il vertice con Obama dei giorni scorsi in California ha affrontato i temi economici: il presidente cinese ha affermato che l'economia del Dragone sta andando incontro a un "momento critico di ristrutturazione", anche se si è detto fiducioso sul mantenimento della crescita sostenibile sul lungo periodo. Il piano di riforma dell'economia che secondo alcune indiscrezioni dovrebbe essere presentato a ottobre prossimo prevede una liberalizzazione dei tassi di interesse e una riforma fiscale per le amministrazioni locali alle prese con un debito da 12850 miliardi di yuan, accumulato da fine 2008, dopo il varo del maxi-paccheto di stimoli all'economia da quattromila miliardi di yuan. Il taglio dei tassi di interesse, però, crea preoccupazioni alla Banca Centrale, che teme con l'aumento del credito, l'aumento dei prezzi degli immobili, eventualità che il governo vuole scongiurare, per puntare invece su misure di lungo respiro e spingere sulla domanda interna, più che sulle esportazioni e gli investimenti.


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